Anche questa è andata...

bilancio a mente fredda della 34^ Angoulême
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Anche questa è andata...
 

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Era l’edizione "o la va o la spacca"

Lo stesso direttore Franck Bondoux non aveva nascosto nelle ultime interviste la posta in gioco di questo 34esimo festival.
Le acque avevano cominciato ad agitarsi già a febbraio dell’anno scorso, col licenziamento di Jean-Marc Thévenet per “colpe gravi” (fra parentesi, l’interessato ha di nuovo rimandato la comparizione di fronte al tribunale del lavoro). In giugno, con la nuova équipe pronta a partire, era il presidente Dominique Bréchoteau ad andarsene, rimpiazzato da uno dei fondatori del festival del 1969, Francis Groux. Ma le peripezie non erano ancora finite: dietro domanda degli editori stessi, e sotto la spinta del sindaco, il festival in settembre era invitato a cercarsi un altro sito rispetto al centro città; la scelta cadde su Bourgines, sollevando grida sdegnate a causa dell’inondabilità del luogo ( e chi conosce il clima di Angoulême a quell’epoca sa quanto siano alte le possibilità...). A fine settembre, con pochissimo tempo ormai per organizzarsi, veniva eletto il sito di Montauzier, con le strutture da tirare su dal nulla.

Il festival, quindi, é oggi diviso in due: le attività culturali e le esposizioni in città; gli stand degli editori, le vendite e le dediche in questa zona lontana dal centro.

Il consiglio generale della città si lamenta, alla conferenza stampa di dicembre si lamentano gli editori, insomma non é proprio nella serenità che ci si avviava a questa edizione, senza contare che il mercoledi precedente l’apertura la neve, causa di una catastrofica riduzione dei presenti lo scorso anno, ha fatto tremare più di un organizzatore.

Il "Salon des éditeurs" il 16 gennaio
foto tratta da Il Making Of del festival

(c) FIBD

Il "Salon des éditeurs" il 16 gennaio<br>foto tratta da Il Making Of del festival<br><i>(c) FIBD</i>

E invece, il festival ce l’ha fatta anche questa volta. Sempre ammaccatuccio, certo, ma l’importante é che sia salvo. Nonostante il netto aumento dei prezzi d’entrata e la moltiplicazione di spettacoli a pagamento, i partecipanti si sono presentati all’appuntamento sufficientemente numerosi per soddisfare gli organizzatori e riparare i danni tragici dello scorso anno. E allora, nonostante le polemiche, il bilancio é positivo, non certo un 10 ma almeno un dignitoso 6 e mezzo.

Secondo l’analisi del suo stesso direttore artistico, Benoît Mouchart, da un paio d’anni il FIBD risente di una “crisi di crescita”: vittima del proprio successo, ospitante delegazioni di tutto il mondo, deve tenere testa alle esigenze di tutti gli editori francesi, cui lo spazio allo

In giro per la rete


Angoulême
sito ufficiale della manifestazione (in francese e inglese)
Wikipedia: Angoulême
approfondimento sul festival (in francese) Champ-de-Mars mancava ormai disperatamente, e al contempo sbrogliarsela con una popolazione locale provinciale che inesplicabilmente vive il fenomeno dell’onda d’urto di quei 4 giorni come troppo duro da portare per la città. Il momento critico sembra ormai passato, e pare che l’équipe -conscia dei limiti della nuova sistemazione- stia già lavorando a smussare gli angoli per la prossima volta.

Sito, sito delle mie brame...

12.000 metri quadri, una libreria enorme, cattedrale in mezzo al nulla. Giustamente, qui stava una spina nel fianco di Montauzier come sede di una parte del festival, perché ha rivelato la discordanza che si crea a volte in seno alla manifestazione fra interessi diversi: culturali e commerciali.

Il posto era immenso e difficile da raggiungere. Le navette passavano in effetti ogni 8 minuti come coscienziosamente promesso dal programma, e per onestà bisogna ammettere che sabato il comune aveva messo a disposizione 4 autobus supplementari. Il problema era non farsi schiacciare da 200 persone in attesa e riuscire a salire sulla prima navetta, altrimenti l’attesa al gelo si prolungava di altri 10 minuti. I più audaci sono andati a piedi, approfittandone per godersi le esposizioni del CNBDI (Centre National Bandes Dessinées et Images) sulla strada.

Dati questi inconvenienti, una volta sul posto non si aveva più molta voglia di perdere un’altra mezz’ora in ardui spostamenti. Fregatura: non un bar nelle vicinanze, e il sindaco aveva autorizzato una sola buvette (stand per mangiare) all’interno e due all’esterno. Coloro i quali non si fossero organizzati portandosi un panino, si sono dovuti sorbire code inaudite per riuscire a mangiare. Senza bere, per non correre il rischio di dover passare ai bagni pubblici semovibili, che erano in stato pietoso già a mezzogiorno.

Dunque, a Montauzier la fabbrica degli acquisti e delle dediche. Autori ed editori incastrati per lunghe ore in un luogo poco accogliente e senza possibilità di svago, tipo una mezz’oretta al bar con gli amici come pausa. Hélène Werlé, dell’ufficio stampa Dargaud, se ne é largamente lamentata. Benoît Mouchart, direttore artistico, e Franck Bondoux, hanno tenuto a mettere i puntini sulle i, sullo stesso giornale locale “Charente Libre” dove Werlé deplorava la sensazione di essere incatenati sotto le tensostrutture: il festival non può pensare solo alle dediche, quello é un problema degli editori che obbligano i loro autori a dei tour de forces che cominciano a stancarli: il festival ha due anime e non puo’ rinnegare tutto il piano culturale e di avvenimenti a favore di esigenze di vendite proprie solo agli editori.

Diciamocelo chiaramente, dopo un giorno interno a Montauzier, non c’era più ragione di tornarci. Certo, i fan di dediche avranno sofferto sotto il megatendone, senza poter fare altro che aspettare, senza poter sfruttare una pausa per prendersi un caffé o vedersi un’esposizione. Gli altri, dopo aver salutato amici autori, dato un’occhiata a tutte le novità, comprato libri in offerta e gadget vari, si saranno salutariamente dedicati a tutte le attività che gli organizzatori,

Il momento critico sembra ormai passato, e pare che l’équipe -conscia dei limiti della nuova sistemazione- stia già lavorando a smussare gli angoli per la prossima volta.
coscienti delle mancanze di questa edizione spaccata in due, si sono fatti in quattro per compensare. Il programma degli incontri e delle animazioni era estremamente ricco, e chiunque avesse deciso di non perdere più che un giorno a Montauzier, avrebbe potuto soddisfare tutte le sue esigenze. O quasi...

Eventi, incontri e esposizioni

Tutte tranne vedere l’esposizione del Grand Prix Lewis Trondheim, perché l’artista per cui essere controtendenza é ormai diventata una tendenza ha voluto al suo posto, “al fine di poter preservare la propria indipendenza e sputare all’occorenza nel piatto dove il festival lo faceva mangiare”, per sua stessa dichiarazione, un percorso di Sette Meraviglie della BD.

Tale percorso obbligava a girare per la città, in coerenza con la necessità profonda di cui si parlava prima, di tenere nonostante tutto i partecipanti ancorati alla città. Ricordiamoci che si trattava di Trondheim, ed ovviamente anche questa esposizione non poteva essere che una farsa. Ad esempio, nella vecchia sala stampa dell’Espace Franquin c’era l’”Expo Pif”: Pif Gadget é un famoso mensile per ragazzi, ma in argot pif vuol dire naso, e l’esposizione non aveva nulla a che fare dunque con quella dedicata al giornale Capsule Cosmique lo scorso anno, dato che si trattava di una serie di nasi disegnati da autori famosi. O ancora: un quadro rotto e svuotato avrebbe dovuto racchiudere la tavola teoricamente più costosa del mondo, un Little Nemo a 700.000 euro, rubato ovviamente. Il colmo é stata la marca gialla: una lente a contatto su una cartina di Angoulême suggeriva di andarla a cercare in rue Jaurès, ma chi l’ha vista?! Infine, al Théâtre, in basso su una colonna, 4 quadratini racchiudevano una storia dei Puffi disegnata da Lewis. Non chiedete alla vostra inviata di completare la lista con le 3 meraviglie mancanti, non é riuscita a reperirle e l’interessato, in linea col suo stile, ha rifiutato che fossero svelate tutte in un programma.

La lista degli incontri internazionali era particolarmente ricca quest’anno, e variata: si andava dai giovani Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, che presentavano i loro nuovi progetti presso Soleil, a un mostro sacro come Sergio Toppi, che ripercorreva anni e anni di onorata carriera, svelando pure lui nuovi progetti nonostante l’età, estremamente intriganti secondo quanto mostrato dal suo editore francese, Michel Jans di Mosquito.

Barbucci e Canepa ad Angouleme

(c) © P. DIAZ / FIBD

Barbucci e Canepa ad Angouleme<br><i>(c) © P. DIAZ / FIBD</i>

Alison Bechdel, il cui “Fun Home” approderà a breve anche in Italia, arrivava dritta dagli USA dove Capital l’aveva classificata 3° libro dell’anno, e sempre per gli americani era presente Charles Burns, l’autore di “Black Hole”, che é stato premiato con un Essentiel sabato sera.

Ce n’era veramente per tutti i gusti: uno spazio enorme, 500 metri quadri, consacrato al manga, comprendente esposizioni, dibattiti, atelier per ragazzini e trasmissione in anteprima di cartoni animati. I giovani desiderosi di diventare professionisti potevano recarsi agli incontri organizzati dall’Adabd, l’associazione degli autori, che mettevano a loro disposizione per un consulto gratuito professionisti di ogni branca del settore, avvocati compresi. Al Champ-de-Mars l’esposizione Kid Paddle era accompagnata da decine di incontri per ragazzini delle scuole e di varie fasce di età. Senza parlare delle novità delle Impro-BD e delle altre attività live che Trondheim, opposto alla contemplazione muta di tavole fisse, ha voluto promuovere.

Insomma, gli organizzatori sono stati fedeli al detto “quando il gioco si fa duro...” ed hanno fatto di tutto affinché i partecipanti dimenticassero questa atmosfera triste di città semideserta e di tensostruttura soffocante. Ormai, bisogna “faire avec”: il sindaco si é impegnato per i prossimi 3 anni a fornire la vertiginosa cifra di 1 milione di euro l'anno, ma ha anche fatto intendere in maniera limpida e chiara che il festival non potrà più tornare integralmente in città.


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