Il gusto della vita
I fumetti si fanno a fumetti(?)
Al di là che i fumetti di una volta non ci sono più; ci sono invece i fumetti di oggi. Quanto meno, è per fortuna dato di incontrarne e di leggerne. Che quelli di una volta non ci siano perché siamo cresciuti o perché effettivamente non ci sono più, è questione interessante; ma forse anche irrilevante, fin quando se ne trovino di oggi.
Il gusto del cloro di Bastien Vivés è uno di questi ultimi. Un volume che è naturale consigliare a tutti di leggere, anche a coloro cui sicuramente non piacerà. E' naturale consigliarlo al di là del gusto personale e dell'apprezzamento che non tutti potranno trarne, perché realizza un qualcosa che solo raramente avviene. Anzi, un paio di cose.
Un fumetto che insegna qualcosa sui fumetti
I fumetti si fanno a fumetti è una tautologia; è anche una ovvietà: è
perfino una banalità. E' infine un qualcosa da circostanziare.
Chiamiamolo come ci pare - medium, strumento, linguaggio, arte o altro
- il fumetto nasce e si sviluppa per narrare. Il fumetto racconta -
deve raccontare. E può raccontare qualunque cosa in modo diverso da
quanto si facesse da tempo immemore e ancora si fa con la sola parola
scritta, o si fa con le immagini in movimento del suo quasi
contemporaneo cinema.
In giro per la rete
Black Velvet
L'editore italiano
E' questa diversità a fare del fumetto ciò che
è; è questa diversità il suo linguaggio/strumento specifico: questo
linguaggio, questo strumento è il fumetto stesso. Queste immagini
immote che contengono testo (e movimento). Testo esplicito, e
soprattutto e molto di più implicito: tutto contenuto da quanto
l'immagine comunica e racconta al lettore. Ecco, è difficile
incontrare storie a fumetti i cui autori sappiano usare appieno di
questo potenziale: sappiano far sì che le immagini narrino per loro;
troppo spesso i fumetti si avvicinano al racconto illustrato
(a volte sono pessimi racconti illustrati), o al contrario si
risolvono in sterili esercizi di virtuosismo grafico, fini a sé stessi.
Raccontare a colori
Immersi nell'acqua
occhi che bruciano,sapore amaro sulla lingua... il gusto del cloro
(c) aventi diritto
Minimo amplificato al massimo
Un racconto che restituisce al nostro quotidiano la tridimensionalità autentica dei coloriRaro è anche trovare storie a fumetti che narrino con equilibrio la quotidianità: troppo spesso essa è virata in drammi esistenziali che vorrebbero farsi rappresentazione dei mali o anche "solo" dello spirito dei tempi; o al converso tutto si stempera nell'esposizione dell'inconcludenza del proprio ombelico (ma anche nel caso dei drammoni la conclusione ombelicale non è infrequente). Recentemente, è invece stato possibile apprezzare più di una storia ben calibrata, grazie a Tomine, Larcenet, Gipi; e ora Vivés. Se Gipi riesce contemporaneamente a trascendere la sua quotidianità e a mantenerla perfettamente tale e ordinaria, rendendo dunque più complessa - o meglio più stratificata - la sua opera; rispetto a Vivés Tomine appare ben più nervoso e aspro; e Larcenet decisamente nevrotico. Vivés esplora un'altra dimensione della nostra "semplice" quotidianità. Il protagonista principale di Vivés è sereno; di una serenità certo spenta, a prima vista rinunciataria; eppure sotto una cenere in apparenza fredda la fiammella dei sentimenti è pronta ad accendersi. L'incontro fortuito in piscina con una bella, misteriosa ragazza innesca il fenomeno. Di mercoledì in mercoledì, il giorno in cui si incontrano in piscina, le loro evoluzioni natatorie contrappuntano gli sguardi, le attese, gli scarni dialoghi, il germogliare di un qualcosa che è amore inespresso. E se il ragazzo non troverà mai la forza di esprimerlo, lei, la silfide acquatica che da dea ammirata di lontano si è trasformata in compagna di bracciate e capriole, lei lo farà: parlando sott'acqua. Forse per non farsi capire, o per lanciare un'esca che non viene raccolta: forse perché impensabile. Ciò che poteva compiersi non si compie. Succede. La ragazza non si recherà più in piscina; il ragazzo continuerà a farlo per curare la sua scoliosi. Succede: è la quotidianità. Al ragazzo resta una consapevolezza mutata in modo sottile. Il gusto del cloro è una storia semplice, elementare; perché racconta un semplicissimo fatto della sfera più quotidiana della vita, come ne accadono di continuo; ma non banale, perché gli strumenti grafici e testuali, impliciti ed espliciti, concorrono a comporre un mosaico psicologico ed emozionale accurato in ogni minimo dettaglio. Non è una storia esile, perché quegli strumenti e quel mosaico le donano una robustezza narrativa sconosciuta a tante opere che fanno di drammi epocali il proprio argomento; è se mai una storia scarnificata di tutto l'inessenziale e ridotta al proprio nucleo tematico.
Il gusto del cloro - testi, disegni e colori di Bastien Vivés, edito 2009 da Black Velvet editrice - prezzo 18,00


