Prospettiva Dix
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- Ancora un po' di Dix
le annotazioni di 4 albi della miniserie di Carlo Ambrosini
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«Visse darte, visse damore»
La tensione mai sopita fra i due protagonisti rende lecito interrogarsi su come lelemento più instabile della serie possa garantire una qualche stabilità alla stessa. Agisce qui un principio di attrazione e repulsione, il rincorrersi di due corpi attorno ad un comune centro gravitazionale, luno incrociando lorbita dellaltro senza che vi sia mai un contatto reale, avvicinandosi al solo scopo di allontanarsi subito dopo. È questo campo di forze a tenere unito il mondo di Dix e le sue avventure, linsoddisfazione derivante da un bisogno inappagato, linconciliabile "possesso" della donna amata con le rivendicazioni di una libertà individuale totale. Sembra di assistere alla trasposizione su carta del celebre film di Ingmar Bergman
Eppure, tra i due, è forse Jan a vivere con maggior disagio questo gioco delle parti, nella sua perenne propensione verso una pienezza di significazione e di sentimenti: così come lo si è visto incapace a rinunciare a una libertà totale, parimenti non sarebbe in grado di pretendere da se stesso qualcosa di meno dellamore verso una donna altrettanto totalizzante. Nel quattordicesimo e ultimo numero tale peculiarità assume unevidenza quasi dogmatica: Annika non è solo compagna e traditrice, ma diventa anche madre nel ricordo, amica dinfanzia nella reinvenzione fantastica del passato, lossessione dei sogni e delle allucinazioni del protagonista, limmagine di una donna "panica" che colma la vita dellamante tanto in praesentia quanto in absentia e, al contempo, custodisce questa vita in utero, racchiudendola tra lalfa e lomega del primo e del quattordicesimo volume.
Annika, in veste di madre, alla ricerca del figlio Jan
"Lo sguardo cieco" (di Ambrosini-Ambrosini), p. 34
(c) 2010 Sergio Bonelli editore
Jan Dix andrebbe riletto seguendo un percorso circolare (unaltra delle fughe prospettiche cui si accennava), dal primo numero, ma alla luce di quanto avviene nel quattordicesimo: in Morte di un pittore Jan entra per la prima volta nella casa della propria coscienza, una sorta di caverna platonica dove egli è chiamato a discernere le ombre dalle rappresentazioni della verità dellessenza, ma la parete su cui le ombre vengono proiettate... è la sua stessa vita.
Storie che fanno parte di un cortocircuito fra realtà e inventiva, o realtà e Arte, dove i due estremi non solo si sovrappongono, ma sconfinano luno nellaltro fino a configurare un unicum inscindibile.
Il lettore, quindi, apprende da subito della morte di Annika, ma comprenderà la reale portata di una simile informazione, allapparenza insensata, soltanto ne Lo sguardo cieco. Si potrebbe allora supporre - con un po di arditezza e muovendo da un'interpretazione dell'albo alla stregua di un "numero zero" - che le storie di Dix compongano il mosaico di unelaborazione del lutto per la perdita della compagna, ma avente luogo in seguito alla morte del protagonista stesso, un dramma dellinconscio in cui si cerca di render conto di un trauma irrisolto oltre il tempo consentito da unesistenza fisica. Storie che fanno parte di un cortocircuito fra realtà e inventiva, o realtà e Arte, dove i due estremi non solo si sovrappongono, ma sconfinano luno nellaltro fino a configurare un unicum inscindibile, come la sirena dellultimo numero, emblema dellunione di questi due elementi nel concetto di memoria creativa.
Daltra parte, come afferma lo stesso Jan ancora nellultimo atto della sua avventura editoriale: «In virtù di un dolore troppo forte, il tempo potrebbe subire una contrazione... In fondo anche il tempo è uninvenzione teorica... lunica possibilità che ci resta è tornare indietro...». Tornare indietro per vedere il mondo con uno sguardo cieco, quello della mente che corregge la percezione ottica, unaltra prima volta, in modo nuovo e sconosciuto. Proprio su questo, in ultima analisi, verte Jan Dix su una doppia modalità di visione delle cose, su una capacità dinterpretazione che prescinda dallintervento di forme e convenzioni pregresse, realizzandosi non secondo una successione cronologica, ma simultaneamente.
Si è cercato dunque di rifondare un mondo basato su canoni estetici, in cui una dimensione spaziale fosse affidata a quanto di inesprimibile vi è nel Bello e nell'Arte, uno sprazzo di infinito capace di eternarsi nello scorrere del tempo. E all'interno di questa personalissima cosmogonia è stata operata una scelta ben chiara: il nuovo universo sarebbe stato diverso da quello che siamo soliti conoscere, perché avrebbe finalmente avuto un centro o, se vogliamo, un motore immobile, Annika, la cui scomparsa sancisce lo sfaldarsi di tutto l'impianto.
Unispirazione musicale può forse chiarire lampiezza di un tale atto di volontà: nellaffascinante brano di Franco Battiato Vite parallele si può cogliere più di uneco di questo universo, dallessenziale che è invisibile agli occhi alla trasgressione del vincolo di fedeltà, dallintreccio di realtà e ricordo alla presenza di unenergia immota generatrice di moto. Chissà che col tempo non si possa apprezzare più compiutamente, da un corretto punto dosservazione, la luce delle stelle di questa ineffabile volta celeste.
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