Où tòpos *
Scheda IT-RFUM-3
- Sighma
un uomo senza identità in una futuribile e labirintica città
We Can Remember It for You Wholesale
Questa storia è infine un incubo maturo. Niente più gingillarsi di rimessa con quelli altrui, non assimilabili al proprio demone (e quindi sottoposti a violenza e deformazione); neppure costringere la virulenza dell'incubo entro la tranquillizzante tassonomia del mercato letterario. Questo incubo dispiega la propria libertà da schemi, la propria primitività di emozioni, l'ampiezza di orizzonti intellettuali. L'ordine è proprio, interno, non esente da pecche, ma rafforzato dalla caratterizzazione personale di queste. Riporta la fantascienza al suo aspetto di elaborazione/interpretazione della realtà. Rapporta la ricca messe ispirativa che attraversa le fibre del racconto alla claustrofobia, all'ossessione della fantasia dell'autrice, sprigionandone il vigore di un'impronta personale, costruendone di forza peculiarità e originalità sulle modificazioni plastiche che Paola Barbato impone ai topoi fantascientifici che usa, riusa, sovrappone e scompone.
Nella prefazione è elencata tutta una serie di probabili fonti ispirative del romanzo; per lo più esse mi appaiono non molto centrate. Se è certamente vero che il "software" di Sighma presenta caratteri dickiani (lo stesso Sighma mi ha portato alla mente il concetto di "Uomo Variabile" dall'omonima novella di Philip K. Dick, una delle sue opere migliori), per il suo "hardware" il pensiero va a Brave New World di Aldous Huxley, molto più che a Orwell, accessorio. L'indeterminatezza del reale è stato infatti tema privilegiato dello scrittore californiano, mentre l'organizzazione preordinatamente gerarchizzata richiama gli alfa doppio plus, i beta, gli epsilon minus huxleyani, tutti felici. O quasi :-). La descrizione dei livelli della Città ha poi un sapore che ricorda certe quest planetarie di Jack Vance, con caste o popolazioni che occupano con ordine ferreo ciascuno la propria nicchia; o anche Fondazione anno zero di Asimov, con quel Trantor schedato funzione per funzione dei suoi gruppi di abitanti. Così può rintracciarsi una forte suggestione visiva dall'universo narrativo dell'Incal di Jodorowsky.
Ciò che è in alto; Ciò che è in basso
Qui si inserisce la riflessione sul lavoro dell'altra metà di Sighma, Stefano Casini. Casini mi appare mostrare in pieno il suo ruolo di vero e proprio tramite tra lo scrittore e il lettore. E' - come deve essere - il catalizzatore. In biologia il catalizzatore è ciò che permette la vita; per utilizzare un più appropriato paragone è come fosse l'RNA messaggero del fumetto, ciò che permette il trasferimento dell'informazione del DNA della sceneggiatura alla sintesi proteica della lettura del fumetto finito. In particolare, Casini ha dato luce ai demoni di Paola Barbato. Che al di là del gusto che offre lo scrivere una frase del genere ;-), vorrei intendere come l'aver dato corpo, attraverso la fisicità degli uomini, la variabilità degli ambienti, la struttura visibile della città, al senso di oppressione fisica che il testo comunica. Come alle accelerazioni dinamiche dell'azione, in cui come d'abitudine il tratto sintetico di Casini riesce a comunicare l'energia esplosiva dei movimenti che ritrae. Testo, narrazione profonda: la critica dura e senza speranza a cui è sottoposta nel romanzo quella che è la nostra società: economia, politica, sistema educativo, informazione, e tutto il resto. E narrazione della forma: linguaggio del corpo, estetica della Città multilivello, dove l'esteriorità degli uomini e dell'architettura è simbolo riconoscibile della funzione dei vari livelli, dal caos e il disordine del livello zero all'estetismo barocco, incaleggiante che spira dal livello degli Elitari. Il disegno concorre in pieno a comunicare l'interezza di questo raccontare.
Ma, per tornare a più sopra, il gioco dei rimandi, seppur procuri piacere e suggerisca una possibile mappa delle fonti dell'autrice, come pure del disegnatore, non conduce in alcun luogo che non sia una sterilità dell'interpretazione. Infatti tutto questo non è che un brodo di coltura e cultura, il pool memetico da cui è tratta una materia semigrezza che Barbato ha plasmato secondo una coerenza ordinatrice propria, regole funzionali da lei stabilite, obiettivi fondati su quegli incubi, quei demoni citati non più eterodiretti. Troppo spesso è invalsa l'abitudine di lasciarsi fuorviare, ossessionare - o sedurre - dalle citazioni, e si tralascia di indagare ciò che l'opera trae (d)alle fonti di queste (a volte si scoprirebbe che al di sotto delle ganze citazioni molte opere non hanno proprio nulla).
Brave New World
Un racconto tanto lungo ha le sue falle, i suoi rallentamenti, le sue ridondanze; e perfino le accelerazioni indebite, i personaggi insufficientemente sviluppati. Ma l'elemento che unifica i percorsi della narrazione entro gli scopi dell'autrice rincantuccia i difetti stilistici in secondo piano. La critica alla quale Paola Barbato sottopone i modi di produzione economica della nostra società, quelli di gestione sociale, di consenso politico, di controllo biologico a ogni livello, di direzione dell'illegalità, è una critica argomentata quanto fondata sulla passione. Introspezione quanto esplosione delle emozioni. Metodo, quanto assenza di speranza visibile. Disperazione che nasce dal raggiungimento della cognizione dell'insensatezza del sistema: l'Imperitura rappresenta un vertice di vacuità: forma privata di contenuto, incapacitata di direzione; e forma vuota convinta di avere un contenuto. Il sistema è acefalo, procede per replicazione cieca dei comportamenti, per autosopravvivenza bruta. Il finale conferma questa disperazione: il sistema è irriformabile, non fecondabile dagli elementi anomali. Il vero Uomo Variabile (variabile impazzita, irriducibile), come è Sighma, può trovare spazio solo al di fuori del sistema. Al di fuori non fisico, come è l'esterno della Città, ma mentale: di ciò che vi sia nel pozzo dei reietti nulla ci viene mostrato; perché in ultima analisi si tratta, fisicamente, di un non luogo: della rappresentazione del completo estraneamento dal sistema. Chi si scopre non organico al sistema ha una sola alternativa: essere una non persona per il sistema.
Il sistema non esaurisce il reale - vi è un esterno della Città - ma racchiude l'interezza del sensibile e dell'umano: non vi è dimensione sociale altra dalla Città. Un incubo totalizzante che non lascia spazio a compromessi con la speranza.
Il talento non andrebbe sprecato, necessiterebbe di coraggio e sacrificio: sacrificio e coraggio di non rinchiudere nuovamente Paola Barbato nell'asfissia delle angustie di Dylan Dog. Aria! Aria!
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* οὐ τόπος=non luogo
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