Neppure pretendo di sradicare il nerd dalla contemplazione dell'orizzonte dell'Angloamerica o dell'Impero del Sol Levante, comprendo lo shock culturale all'idea che un lussemburghese o - addirittura - un italiano possa scrivere del grande fumetto, perfino senza fare della fighezza "vertigista".
Quindi limitiamoci alla terra americana, in questo caso, e a un autore citato - quando � citato - con grande rispetto, ma che appare un po' trascurato. O quanto meno non inscritto nel Rituale del Mantra, non appartenente ai Nomi Sacri. Gilbert Hernandez.
Con suo fratello Jaime, Beto Hernandez � Love&Rockets, � quel respiro profondo e vasto, e al tempo stesso minuto e dettagliato che i due fratelli hanno intessuto in anni e anni di racconti, nei quali hanno trasposto con mirabile semplicit� di immagini e narrazione e raffinatezza estrema di linguaggi e psicologie, un ventaglio di vite umane colte nel loro svolgersi. Love&Rockets � un cuore pulsante - un doppio cuore pulsante, la continuity di Beto e quella di Jaime - che ha battuto per anni e anni, uno sull'altro stratificando, di diastole in diastole di sistole in sistole, gli accadimenti pubblici come interiori della costellazione dei personaggi nati da Beto e Jaime.
"Pigrizia" � un Beto diverso, dal respiro diverso. Il respiro del racconto, conchiuso nella sua brevit� e nell'esattezza del dettaglio che non divaga.
Questo stratificarsi dei dettagli, a volte delle minuzie, questo aprirsi improvviso di finestre sulle vite, sulle poche felicit� e le molte amarezze, questa potenza della vita colta in ogni suo momento, tutto ci� costruisce un'architettura complessiva risultante, un grande romanzo che unifica i dettagli in un flusso ora costante ora spezzato di vita ritratta nel suo accadere: questo stratificarsi costruisce il rigoroso disegno sociale e umano che Beto e Jaime traggono dai loro
singoli esseri umani e dal loro caos anarchico. Doppio romanzo e doppio disegno, ribadisco: le due continuity corrono parallele nello spirito da cui sono scaturite, ma restano distinte.
"Pigrizia", pubblicato dalla PlanetaDeAgostini, � un Beto diverso, dal respiro diverso. Il respiro del racconto, conchiuso nella sua brevit� e nell'esattezza del dettaglio che non divaga.
Un racconto diverso dove la realt� trascolora nel surreale corteggiando dimensioni che appartengono forse pi� alla metafora e al sogno. Un racconto sospeso tra questa sua contiguit� con l'onirismo e il realismo delle descrizioni pi� immediate. Un racconto segnato dalla sua doppiezza: dal suo essere narrato due volte, la seconda rimescolando i personaggi e gli avvenimenti, assegnando ruoli diversi agli stessi protagonisti, fino a una conclusione che lascia aperto lo
spiraglio dell'ambiguit�: doppia fantasia di una sola mente o soluzione univoca di due "what if"?
Dettagli, a ben vedere.
Il ritratto che Beto fa dei protagonisti, adolescenti pi� o meno benestanti di una innominata e qualsiasi cittadina-sobborgo ha infatti il sapore di quella naturalezza analitica che nasce dall'osservazione (e all'osservazione del lettore si d� senza schermi, offrendogli il quadro d'insieme con il particolare); � come una dissezione che metta a nudo l'intimit� psicologica in uno con gli avvenimenti della vita. Su questa base, o meglio compenetrata con essa, la diversione magica. Il coma che da negazione della vita, astrazione da essa, si muta in metafora di vita altra e diversa, per sconfinare - forse? - nella costruzione di una realt� altra; sicuramente nella metafora del potere della fantasia di costruire la propria realt�.


