La spedizione condotta da
Ecco che allora non si può che accogliere con un plauso l'uscita del bel volume di Nick Bertozzi, Il Grande Viaggio di Lewis & Clark, edito da Bao Publishing, nuova realtà, molto attiva, all'interno del panorama editoriale italiano, pubblicato negli Stati Uniti da First Second Books. Nick Bertozzi è un autore americano proveniente dalla scena underground che si sta specializzando in biografie: del 2007 è la pubblicazione da parte di Guanda di Chi vuole uccidere Picasso?, e ha realizzato graficamente, tra le altre cose, Houdini: the Handcuff King, sui testi di Jason Lutes. In considerazione della sua maestria narrativa nel rappresentare la Storia, e dell'accuratezza con cui si avvicina al materiale storico come testimonia la bibliografia minima consultata presente nel volume, non resta che attendere le sue prossime opere.
In questo caso, Bertozzi, partendo dai diari e dalle lettere di Lewis, disegna, in maniera minimalista, l'oscura parabola personale dell'esploratore, tratteggiandone la straordinaria figura, intrepida e idealista, che scontrandosi con la realtà e con le immani difficoltà del viaggio, precipita nella paranoia e nell'ossessione, in un percorso contrassegnato da visioni e deliri che scandiscono il progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute, man mano che prosegue il viaggio.
Emerge chiaramente il quadro storico dei tempi, con i grandi personaggi, è il caso del presidente
Sono gli incontri con gli Indiani i momenti maggiormente significativi dell'albo, un incontro/scontro che è rappresentato, con un cambio di prospettiva continuo, da entrambi i punti di vista, dato che se per gli americani si tratta di un viaggio attraverso l'ignoto, anche per le differenti tribù di indiani la prima conoscenza con gli uomini spettro (così gli Yankton chiamavano i "bianchi") il mito diviene realtà, con i timori e le speranze legate all'arrivo di possessori di armi enormemente potenti. I nativi americani sono rappresentati in maniera efficace, soprattutto con la differenziazione degli usi e i costumi delle varie tribù, ognuna tratteggiata giustamente con le sue peculiarità, mentre emerge tra le figure senz'altro quella di
La vicenda raccontata è ovviamente anche la cronaca del viaggio, dalla lunga preparazione a tutti gli accadimenti che mettono a dura prova la disciplina degli esploratori, che devono affrontare ostacoli naturali, animali pericolosi come gli orsi e insidiosi come le zanzare, infortuni, ammutinamenti legati alla sfiducia che matura per le privazioni estreme cui sono sottoposti e per un obiettivo che sembra non si riesca mai a raggiungere.
I testi elaborati da Bertozzi riescono bene, tramite dialoghi scorrevoli, evocativi e nel contempo ironici, a sottolineare la drammaticità delle avventure della spedizione, riuscendo a evocare alcuni momenti di autentica liricità, ed accompagnando mirabilmente i disegni, scarni ed essenziali, capaci di adattarsi al registro narrativo scelto nei vari capitoli dall'autore. Anche gli scenari naturali sono rappresentati al meglio: le montagne rocciose, le spettacolari cascate, la potenza di animali come balene e bisonti. Il merito maggiore dello stile di Bertozzi è l'uniformità del segno che riesce sempre a rappresentare felicemente e compiutamente i vari ambienti che la spedizione attraversa ma anche gli stati d'animo dei vari protagonisti, con i balloon che assumono forme diverse a secondo della lingua parlata.
I disegni si adattano al racconto, sono ad essi funzionali, con pochi sfondi, ma che ben si prestano ad illustrare anche le scene in flashback, piuttosto che i sogni e i deliri di Lewis. A giovarne è sicuramente la verosomiglianza dei personaggi rappresentati, che assumono spessore e consistenza anche se presenti per poche vignette, come è il caso della madre di Lewis nella tragica conclusione della vicenda. L'epilogo è lirico, con il pittore


