American born chinese

un'affascinante allegoria a fumetti
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American born chinese
 

American born chinese

Tre storie, un unico filo

In "American born chinese", Gene Luen Yang affronta in modo insolito e suggestivo i temi dell’immigrazione e della diversità culturale in un mondo, quale è il nostro, spesso globalizzato più per via delle leggi dell’economia che non per una sana capacità di comprensione e scambio fra le culture.

L’autore scrive e disegna tre storie parallele destinate alla fine a confluire in un’unica narrazione. La prima, ispirata a una popolare leggenda cinese, è quella del Re Scimmia, un sovrano amato dal suo popolo che vuole a tutti costi entrare a far parte del consesso delle divinità. Si reca così a una festa nella quale si raduna il 'gotha’ degli esseri divini della tradizione cinese, ma gli viene impedito l’ingresso: è una scimmia, ohibò, e non indossa le scarpe! Una vera onta!

L’intento di Yang è decisamente ironico e tende a mostrare la falsità di questo modo di vedere gli altri che impedisce una piena integrazione e accettazione di tutto ciò che è "diverso".

La seconda storia è la vicenda di Jin Wang, un ragazzo americano di origini cinesi, al quale una vecchia signora aveva rivelato che, da grande, avrebbe potuto diventare qualsiasi cosa avesse voluto, purché fosse stato disposto a rinunciare alla sua anima. Da San Francisco i genitori di Jin si trasferiscono in una nuova città e il ragazzo si trova catapultato in una nuova scuola, dove deve far fronte a pregiudizi e luoghi comuni di compagni per i quali è solo un "diverso". Qui conoscerà Wei Chen Sun, un ragazzo proveniente da Taiwan che diventerà il suo migliore amico. Riuscirà a trovare il coraggio di chiedere un appuntamento alla compagna di classe, la bionda Amelia Harris, ma qualcuno gli metterà il classico bastone tra le ruote.

Infine, la storia di Danny, un adolescente pienamente integrato nel tessuto sociale e nella cerchia degli amici, alle prese con la puntuale e inquietante visita del cugino Chin-Kee: il classico cinesino con denti da coniglio che dice "Ciao Amelica". Ma Danny non sopporta più la presenza del cugino, e i due vengono alle mani. Un pugno ben assestato fa cadere la maschera a Chin-Kee e si scopre che in realtà si tratta di un travestimento del Re Scimmia che è alla ricerca del proprio figlio, Wei Chen che, nel frattempo cresciuto, ha perso ogni legame col padre e con l’amico Jin Wang, che altri non è che il nostro Danny.
Le tre storie sono, dunque, un’unica storia e si fondono, mirabilmente narrate, in una sola narrazione ironica e dagli spunti favolosi.

Culture a confronto

C’è molto della cultura dell’autore in questo fumetto. Anzitutto la lotta agli stereotipi narrativi con cui si è soliti contrassegnare un popolo o una cultura, stereotipi che spesso confluiscono in una sorta di razzismo in tono soft. Il personaggio di Chin-Kee è un cinese estremamente caratterizzato: denti anteriori prominenti, difetti di pronuncia, abito blu da Chinaman del XIX secolo, alimentazione curiosa e particolare (cani, gatti, ecc., sono presentati come animali commestibili).

In giro per la rete

Guanda
sito ufficiale della casa editrice
American born chinese
la scheda su Wikipedia
Humble Comics
la casa editrice di Gene Luen Yang L’intento di Yang è decisamente ironico (tanto è vero che Chin-Kee perderà la maschera..) e tende a mostrare la falsità di questo modo di vedere gli altri che impedisce una piena integrazione a accettazione di tutto ciò che è "diverso". C’è anche una citazione precisa: la scuola di Danny si chiama "Oliphant High School" che si riferisce a una striscia a fumetti di Pat Oliphant, che aveva raffigurato un po’ troppo cinicamente lo Zio Sam in un pessimo e massicciamente tipizzato ristorante cinese.

Inoltre, il tema del "cibo". In un’intervista di Kristy Valenti a Yang, l’autore afferma che il cibo è per lui qualcosa che ha intimamente a che vedere con l’area del sacro, com’è per esempio nella religione cattolica o anche nella tradizione cinese, dove l’alimentazione e il momento della mensa si legano agli usi e alle consuetudini di un popolo. In "American born chinese", dunque, non è un caso che la rappacificazione finale fra Jin e Wei Chen avvenga proprio in un bar/ristorante.

Infine il grande tema dell’accettazione di sé, che percorre verticalmente tutto il fumetto. Così come il Re Scimmia, tutti i protagonisti della vicenda tratteggiano una parabola di allontanamento dalle proprie origini naturali o culturali e, dopo un percorso di umiliazione, sono chiamati a reintegrare la propria personalità nella cultura che li ha cresciuti, accettando se stessi, la propria origine e la propria natura.

Il re scimmia
disegni di Gene Luen Yang

(c) 2008 Guanda Graphic

Il re scimmia<br>disegni di Gene Luen Yang<br><i>(c) 2008 Guanda Graphic</i>

Con tratto chiaro e colori pastello, Gene Luen Yang ci racconta un’affascinante allegoria a fumetti che ha la stessa freschezza de "Il Piccolo principe" di Saint-Exupéry. La vicenda della maturazione di un ragazzo cinoamericano è la storia di tutti coloro che, per qualche motivo, si trovano imprigionati da barriere che vorrebbero superare, in situazioni o in vite alle quali vorrebbero sfuggire. L’autore riesce così a parlare, col sorriso, al cuore del lettore: perché non importa cosa gli altri ci impongono di diventare, ma ciò che siamo nel profondo, alle radici della nostra umanità.

"American born chinese" di Gene Luen Yang - Guanda 2008 (Guanda graphic) - 16.60 euro