Dampyr 76 "Spada senza tempo, La"
Poveri diavoli
Scheda IT-DP-76
- Spada senza tempo, La
valutazione 58%
Bonelli a Venezia
Forse � stato Nathan Never a regalarci la Venezia pi� fantastica e struggente nell�albo Speciale n.4 �Fantasmi a Venezia�. La Venezia di Nathan Never, oramai sepolta dal mare, � ancora tenuta in vita da una cupola di vetro.Nei recessi sotterranei di questa sorta di catafalco sottomarino vivono, celate agli occhi degli uomini, misteriose creature ancestrali i cui volti sono identici a maschere di carnevale. Queste creature sono degli empati che assorbono le emozioni e gli incubi degli uomini reali. Quella storia al ricordo � ancora capace di suscitarci qualche brivido di emozione. Non lascia traccia invece la Venezia, sufficientemente banale, in cui Gianfranco Manfredi fa muovere Dylan Dog ("La morte rossa", n.126). Il racconto � ispirato (con evidenti riferimenti a partire dal titolo) alla �Maschera della Morte Rossa� di Edgar Allan Poe. L�immaginario della Venezia di Manfredi non riesce a discostarsi dai temi (troppo sfruttati) della pestilenza, della morte e della decadenza della citt� lagunare.
Accuratamente ricostruita dal punto di vista storico � invece la Venezia dello spin-off di Martin Myst�re, Storie da Altrove: �L�isola che giaceva in fondo al mare�, in cui trova spazio una elegante ricostruzione della leggenda principe di Venezia, quella di
Anche Gea piomba in una Venezia surreale, sospesa fra le nubi, in cui palazzi alti come rupi si rispecchiano in un aereo nulla. Questa storia, intitolata �Gea nel Paese delle differenze�, � stata pubblicata fuori serie, con la colpevole responsabilit� del vostro recensore, una volta tanto in veste di sceneggiatore, e con l�insostituibile complicit� del solito Luca Enoch.
� doveroso sottolineare, ad ogni modo, che sia la Venezia di Nathan Never che quella di Gea sono state ispirate dalla
Che ci fa un Dampyr a Venezia?
Si diceva prima che Venezia ha un enorme patrimonio di leggende e di storie fantastiche che spesso toccano temi sovrannaturali. Demoni, streghe e fantasmi sono protagonisti di numerose leggende veneziane. D�altra parte, commenta lo stesso Herald Tribune recensendo un libro sui fantasmi veneziani (E. Grandesso,�Dalle sue chiese secolari ai sontuosi palazzi, Venezia � stata testimone di cos� tanti fatti di sangue che ci si chiede come mai i suoi canali non siano tinteggiati di rosso��Insomma di materiale ce ne era a sufficienza per far coincidere l�arrivo di Dampyr a Venezia con una storia spettacolare, inquietante e magari raccapricciante.
Questo episodio inoltre nasce da un�idea che, se sviluppata con sapienza, poteva essere senz�altro efficace: quella di collegare Venezia con l�
Soggetto e sceneggiatura
Il fatto � che tutta quanta la narrazione appare piuttosto pretestuosa. La storia della Katana del defunto samuraiInsomma il connubio Venezia e Giappone proprio non riesce. Si avverte in tutta la storia lo sforzo di correlare realt� che proprio non riescono a trovare un logico contatto. L�ambientazione veneziana � abbastanza riuscita ed ha senz�altro una sua efficacia. La narrazione per� non riesce a unire i vari elementi fantastici in una visione d�assieme e gli spunti suggestivi, che pure ci sono, rimangono tessere di un mosaico incompiuto. Le varie leggende veneziane, che l�autore dimostra di conoscere, non trovano un adeguato riscontro nell�economia complessiva della narrazione.
Anche l�analisi della personalit� dei personaggi rimane in superficie. Prendiamo come esempio il rapporto tra Nahema e Veniero Zen. Poteva essere una bella occasione per approfondire la personalit� del demone (gi� presentato in Dampyr n.65, �L�angelo ribelle�), prendendo spunto dalla sua vicenda con il mortale. Cosa ha rappresentato Veniero Zen per il demone? Solo un sadico utilizzo, un piacere sessuale appagato o qualcos�altro? Al lettore � instillato un dubbio che non sar� chiarito.
Eppure ci troviamo di fronte a una sceneggiatura di stampo cinematografico e senza apparenti smagliature. Le carenze sono proprio nel soggetto che nasce da una idea stentata: non coinvolge e non riesce a regalarci neanche mezzo brivido di paura o di suspence. Appare evidente che Mignacco � uno sceneggiatore prestato a Dampyr. � poco avvezzo a costruire quei climi e quegli ambienti di autentico terrore che invece riescono cos� bene a Boselli. Lo sforzo del soggettista di aprire la strada all�avventura giapponese di Boselli non trova il successo di una soluzione originale. Nel corso di tutta la storia pare di avvertire l�imbarazzo di Mignacco, costretto a doversi gestire comunque la katana, e la sua fatica nell�individuare soluzioni narrative che si incastrino perfettamente con il contesto.
In questa avventura c�� tutto il mestiere dell�autore: niente da dire. Il problema � che il lettore questo lo avverte: sente la narrazione costruita a tavolino, non partorita da una idea geniale, ma dallo sforzo dell�abile artigiano con tanta tecnica e poca fantasia. In conclusione la storia si configura come una posticcia introduzione all�avventura in due episodi che sar� ambientata in Giappone da Mauro Boselli: Venezia meritava di pi�.
I disegni e la copertina
Bella prova di Fabrizio Russo. L�ambientazione veneziana � disegnata con tratto elegante. Anche se qualche indecisione ancora compare qua e l�, mi ha colpito piacevolmente l�espressivit� e la precisione che l�autore � riuscito a dare ai volti, offrendo una caratterizzazione inconsueta in un fumetto seriale. Si veda come esempio il ritratto dell�ultima vignetta di pag. 29.Proprio perch� lo stesso autore in passato aveva palesato qualche indecisione nel ritratto questo numero mi pare rappresenti un bel risultato della sua carriera artistica.
Sempre impeccabile la copertina di Enea Riboldi che palesa un certo fascino.
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Scheda IT-DP-76
- Spada senza tempo, La
valutazione 58%


