Scheda IT-DP-99
- Villaggio incantato, Il
valutazione (7,7,7) 95%
Eppure, questa "assenza" dei protagonisti non pesa: e quale migliore prova del fatto che Dampyr ormai vive (quasi) di vita propria? All'alba dell'atteso numero 100, questa trilogia rende forse piu' sincero l'augurio "cento di questi numeri".
Passando ora alla trama e alla sceneggiatura, non c'e' molto da dire, se non che "Il villaggio incantato" trasuda il miglior spirito della Yiddischkeit: non fosse per la presenza dei Maestri, che qui in un certo senso rappresentano i Dibbuk, le presenze malefiche per eccellenza nella letteratura Yiddisch, parrebbe di leggere un ottimo adattamento a fumetti di un racconto di Isaac Bashevis Singer, insuperato cantore di un mondo scomparso negli anni '39-'45. Un plauso a Boselli per la sua capacita' di saper raccontare a fumetti, come gia' dimostrato in varie storie locate a
Gli abitanti principali di
La ribellione di Jacob, fervente Sionista, stanco, come storicamente furono quelli che lo seguirono, di quella che da molti, fra la seconda meta' del 1800 e la seconda meta' del 1900, era ritenuta una gabbia culturale e religiose, da l'avvio alla distruzione della vita normale di Radzin: una ribellione certamente favorita dall'arrivo di un elemento di disturbo, I Lupi Azzurri, con le loro lusinghe. Un elemento, come detto sopra, questo, tipico dei racconti di Singer e di tutti I narratori Yiddisch: l'eterna tensione, a onor del vero non ancora risolta, fra l'attaccamento ad una religione, che solo religione non e', e l'aspirazione ad essere come i Goyim, quand'anche questi ultimi sono sempre pronti a scatenarsi.
La realta' di un piccolo villaggio, o Shtetl, rappresenta la realta' del mondo ebraico polacco, in bilico fra obbedienza alla Legge dei Padri e modernita': Radzin non fa eccezione a questo archetipo narrativo.
Una nota ironica: I Non-morti che proteggono (per modo di dire) Radzin sono stati a forza reclutati fra I cosacchi al seguito dell'atamano
Altro omaggio simpatico all'indomabile spirito della Yiddischkeit e' il racconto iniziale del salvataggio di Radzin ad opera della figura tipica dello Shlemiel, lo scemo del villaggio: proprio la sua idiozia lo rende capace di gesti sconsiderati e, come in questo caso, grandiosi.
In tutti questi avvenimenti, la scomparsa di Harlan e Kurjak, come anche la sorte delle due svastiche, passa in secondo piano: questi avvenimenti sono semplicemente il tramite per giungere al numero 100, apparentemente una sorta di crocevia fra le varie dimensioni (narrative, ma non solo), che Harlan e amici hanno attraversato.
Certo, volendo essere eccessivamente critici, Boselli non ha detto nulla di nuovo: nessun avvenimento epocale, nessun nuovo personaggio, "soltanto" un piccolo, ma sentito, omaggio ad una letteratura che purtroppo va sparendo, come la lingua stessa che la produsse, ma che tanta linfa ha dato anche a Dampyr; e che, speriamo noi lettori, ancora dara', vista la conclusione. Rimane certamente la curiosita' di sapere se Satana, qui rappresentato dai Lupi Azzurri, giunto apparentemente in pace, sia riuscito a fare cio' che il tempo non e' riuscito a fare, e se l'ultima isola di vera Yiddischkeit in
Una nota ancora sui disegni di Majo: qui non ci si puo' spendere in grandi commenti. Come sempre, I suoi disegni sono splendidi, e senza ombra di dubbio, e' stata la scelta migliore per illustrare questa storia dalle atmosfere magiche e perdute.
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