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Darkwood Monitor
Anno I, N.3
Febbraio 1998
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Una storia a parte. Il Cico di Tiziano Sclavi
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di Giuseppe Pollicelli
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Nel maggio del 1990, ben sette anni dopo il precedente "FantaCico" di Nolitta e Ferri, fa la sua apparizione nelle edicole il sesto speciale dedicato all'inseparabile compagno d'avventure di Zagor. L'albo, intitolato "Horror Cico" vede ai testi uno sceneggiatore d'eccezione, Tiziano Sclavi, e ai disegni il navigato Francesco Gamba, che realizzerà da quel momento in poi tutti i nuovi episodi, firmati da Moreno Burattini, dell'esilarante epopea cichiana. "Horror Cico" rappresenta dunque, anche per il fatto di possedere una comicità che non è quella tipica delle gags di Cico, uno spartiacque tra l'era "nolittiana" e quella "burattiniana".
Dovendo gestire un personaggio con cui, nelle storie da lui sceneggiate per la serie regolare dello Spirito con la Scure, aveva dimostrato di non trovarsi perfettamente a proprio agio, Sclavi decide di facilitarsi la vita trattando l'argomento che gli è in assoluto più congeniale: l'orrore. Ecco quindi il panciuto Felipe Cayetano Lopez y Martinez doversela vedere con vampiri, uomini lupo, scheletri, spettri, mostri di Frankenstein e chi più ne ha più ne metta, il tutto in una sarabanda di citazioni che omaggiano addirittura alcuni "mostri sacri" (mai questa espressione ci è parsa tanto appropriata) della letteratura quali Omero e William Shakespeare. Come già abbiamo accennato, il papà di Dylan Dog trascura gli abituali punti di forza della comicità cichiana, che si fonda soprattutto sulla mimica facciale, sulla gestualità e sulla "fisicità" del messicano, per sciorinare un umorismo più freddo e sofisticato che frequentemente sconfina nel nonsense. Shakerando situazioni grottesche, battute demenziali e momenti quasi surreali che molto debbono a pellicole statunitensi come "Hellzapoppin" di Henry C. Potter (1941), "Frankenstein Junior" di Mel Brooks (1974) e "The Rocky Horror Picture Show" di Jim Sharman (1975), Sclavi porta Cico più dalle parti dei fratelli Marx che non da quelle, di certo più familiari al pard di Zagor, di Stanlio e Ollio o di Gianni e Pinotto.
"Horror Cico", insomma, si può a buon diritto considerare un diversivo, una eccezione che conferma la regola, un'extravaganza difficilmente ripetibile. Proprio per queste sue peculiarità, ha fatto storcere il naso a una fetta assai consistente del pubblico zagoriano che, va detto, è in gran parte un pubblico "conservatore"; a noi, viceversa, l'albo è piaciuto molto, al punto che lo riteniamo uno dei capitoli più divertenti della saga del pancione messicano. Tiziano Sclavi non ha tradito, ci sembra, nessuna delle caratteristiche fondamentali di Cico: ha semplicemente fatto un uso diverso, e brillante, del personaggio, dimostrando così che il fedele amico dello Spirito con la Scure dispone di risorse ancor più numerose di quanto si creda.
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