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Luigi Mignacco Pietro Dall'Agnol | ||
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Potrebbe anche intitolarsi così, questa nuova avventura di Dylan Dog:
C'era una volta un bambino solo . . .
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Luigi Mignacco ritorna ai testi di Dylan con una storia dai toni vagamente fiabeschi, che, seppur incentrata sull'idea non esattamente originale del rapimento del piccolo Tim Madison, è riscattata da un sceneggiatura che ci mostra il "punto di vista" del rapito: questo bambino di nove anni, dotato di molta fantasia e di quello che si rivelerà un grande amico immaginario: l'uomo nero. Mignacco svolge adeguatamente il suo compito, occultando fino alle ultime pagine l'identità dei rapitori e donando un sufficiente spessore psicologico agli altri indiziati: risulta in particolare molto azzeccato il personaggio del maggiordomo Francis e la scenetta del pedinamento di questi solo per scoprire che, nel suo giorno di libertà, egli si traveste da clown per andare a far visita ai piccoli pazienti del London General Hospital; meno curato, invece, il personaggio della fidanzata di Dylan, Sheila, che, essendo studentessa di psicologia, e proprio in in considerazione della trama incentrata sulla psicologia infantile, avrebbe avuto maggiori potenzialità, rimaste, purtroppo, inespresse.
Efficacissime anche la raffigurazione del padre di Tim, prestigioso uomo di affari, immaginato dal figlio come un automa col telefonino al posto del cuore (pag.11), la prospettiva nei confronti dei suoi rapitori, visti come alieni cattivi (Licalieni per usare il suo nomignolo) e la trasposizione della figura dell'uomo nero, ormai divenuto un amico, nel rapitore pentito che morendo nel tentativo di salvarlo, gli promette che come ogni buon amico non lo lascerà mai solo. Infine, da segnalare, il ruolo particolare rivestito dal buon Groucho calato perfettamente nella parte di sapiente e dolcissimo interlocutore del piccolo Tim. Reduce dalle esperienze "gialle" vissute con Nick Raider e Julia torna ai disegni un Pietro Dall'Agnol dallo stile decisamente differente, rispetto ai suoi primi lavori con l'indagatore dell'incubo (a salvaguardia del lettore la cosa viene prudentemente anticipata anche nella rubrica introduttiva).
Molto riuscita anche la copertina di Angelo Stano (notare l'eccezionale espressività di Dylan e Tim). Buona anche l'idea del mostro che "esce" dal buio, molto meno la caratterizzazione del mostro suddetto: per l'occasione l'uomo nero assume le fattezze di un grottesco mascherone carnevalizio e per di più, a scapito del nome, è arancione! :-)
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