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Una constatazione: senza Dylan, il caso si sarebbe risolto lo stesso...
"Groucho, andiamo a fare quattro passi in un'altra dimensione. . ."
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Prima di tutto una puntualizzazione: Tito Faraci è un bravissimo sceneggiatore che nelle sue precedenti prove dylaniane, in particolare nei due speciali e nei due albi giganti, ha dato prova di come si possa essere originali senza stravolgere eccessivamente le caratteristiche della serie e del personaggio. Detto questo, non si può non evidenziare la pochezza di questo episodio, sicuramente il peggiore firmato dallo sceneggiatore lombardo, e uno dei peggiori degli ultimi anni. Terminata la lettura, sono quattro gli elementi che, più degli altri, contribuiscono alla severità di questo giudizio.
1) Il modo con cui una buona idea di partenza (il varco dimensionale che porta Dylan prima nella preistoria e poi in un Inferno) è stata rovinata da una sceneggiatura che definirei imbarazzante nella sua elementarità e nella sua mancanza di reali colpi di scena o di coinvolgimento emotivo. Lo svolgimento è quello del più classico dei giochi di ruolo o di certi videogames: ad ogni livello corrisponde un diverso grado di difficoltà, ed occorre trovare una formula o uno stratagemma per passare allo stadio successivo. E quando compaiono i cattivi, basta essere veloci a sparare. Proprio questo tipo di svolgimento da 'realtà virtuale' distrugge sul nascere ogni possibile coinvolgimento, e fa sì che si abbia l'impressione che quello che Dylan e gli altri stanno vivendo non sia altro che un sogno o un gioco, e che loro stessi ne siano consapevoli per primi. 2) Il tono che l'autore conferisce alla vicenda. Per il ruolo che nella vicenda hanno la magia e il soprannaturale, sembra di assistere ad un'avventura di Jonathan Steele (e forse non è un caso se il mago Bart Close/Alister assomiglia al personaggio creato da Federico Memola), ma soprattutto sembra che la storia strizzi l'occhio ad un pubblico di ragazzini abituati a cartoni animati in cui i cattivi si sconfiggono con formule magiche o armi fatate, e in cui, se anche qualcuno muore, non è importante. A prescindere da affinità con altri generi, quello che emerge è l'assoluta estraneità della storia dall'universo dylaniano. Mai la magia ha avuto un ruolo così decisivo nella risoluzione di un mistero, e mai la morte di due compagni di avventura di Dylan è stata affrontata in maniera così superficiale, quasi non fosse importante (la morte del mago Alister occupa una sola vignetta, e poi si passa oltre come se niente fosse).
4) Dylan e Groucho. A conti fatti, la presenza di Dylan è assolutamente marginale e inutile ai fini della risoluzione del caso: infatti è la sensitiva a seguire le tracce dei ragazzi scomparsi, è il mago a pronunciare le formule che permettono di procedere nel cammino ed è il soldato a fornire le armi per combattere i demoni e i mostri. Ma come se non bastasse, anche questi tre personaggi sono inutili, infatti il demone Kronam libera Jeff Barathon (e gli altri) quando si accorge che questi è suo figlio. In pratica, se la spedizione non fosse mai stata organizzata, il ragazzo si sarebbe salvato ugualmente, si sarebbero evitate due morti, Lord Barathon avrebbe risparmiato parecchie sterline e i lettori si sarebbero risparmiati questo episodio ;-).
E proprio questo uso del 'quinto senso e mezzo' è un altro elemento stucchevole e fastidioso: possibile che serva solo a togliere le castagne dal fuoco allo sceneggiatore per spiegare questo o quel passaggio? Irriconoscibile anche Groucho: chi se lo aspettava che questo assistente imbranato che spesso non riesce neppure a lanciare bene la pistola sia in grado di maneggiare un mitra come un consumato guerrigliero, tanto da far fuori una manciata di demoni?
Questa prova di Faraci dimostra una volta in più come non basti essere degli eccellenti sceneggiatori per riuscire a scrivere una buona storia per Dylan: è necessario riuscire prima a calarsi nella dimensione dylaniana, che è fatta di una serie di elementi imprescindibili che a volte, a onor del vero, rappresentano un peso ma sono ugualmente fondamentali. Forse consapevole della debolezza complessiva, Faraci inserisce nell'ultima pagina una chiave di lettura alternativa, ovvero la sparizione nella casa di Carl Barathon come una sorta di discesa agli inferi di Orfeo in cerca di Euridice (anche Carl Barathon ha infatti perso la moglie, ma perchè mai pensare di ritrovarla nella casa?), molto poetico, ma davvero insufficiente per salvare la storia.
Per la seconda volta di fila, dopo il n.195 "Uno strano cliente", a Ugolino Cossu viene affidata una storia fiabesca con protagonisti dei ragazzi. Difficile pensare che si tratti di un caso, il tratto di questo autore è ormai votato prevalentemente a questo tipo di storie, ed è difficile immaginarlo in episodi d'azione o di orrore puro.
Comunque, Cossu si trova evidentemente a suo agio con una sceneggiatura che gli permette di evadere dalle solite rappresentazioni, e quando gli viene chiesto di disegnare un mondo giurassico o l'inferno riesce a dare il meglio di sé. La raffigurazione dei demoni non intende essere spaventosa, ma richiamare figure fiabesche da film fantasy. Purtroppo la stessa cura non è riservata alle ambientazioni del mondo reale, e se gli interni sono ricchi di particolari, gli esterni sembrano disegnati un po' a tirar via, tanto che i prati attorno alla villa di Barathon sembrano un deserto non troppo diverso da quello degli inferi... Buona l'espressività dei visi, anche se salta all'occhio come i personaggi disegnati da Cossu nel corso degli anni siano sempre troppo simili a se stessi. La cosa migliore dell'albo è senza dubbio la bellissima copertina di Angelo Stano, che oltre a illustrare in maniera inequivocabile il significato del titolo, presenta forse il Dylan più 'piccolo' mai apparso su una cover. Da segnalare anche l'ottimo lavoro di lettering da parte di Ileana Colombo, costretta a fare gli straordinari per distinguere il linguaggio dei demoni da quello degli umani. Nel complesso, resta soprattutto la delusione per una storia che poteva consentire un volo della fantasia senza precedenti (e che in un'altra serie sarebbe sicuramente riuscito), ma che invece presenta una delle avventure più piatte e 'dimenticabili' degli ultimi tempi. Certo non il modo migliore di iniziare il nuovo anno.
Vedere anche la scheda della storia
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