|
Dunque... abbiamo due maghi che si fronteggiano da secoli (non si sa in quale modo, o cosa abbiano fatto per tutto quel tempo). In prossimità di Halloween e di un importante rito da celebrare, il mago cattivo decide di rubare il libro magico dell'avversario per distruggerlo (perché?) tramite un pentacolo magico (che non avrà mai). Il libro, in questo modo indistruttibile, finisce in cassaforte e il cattivo evoca il suo Signore con un rito di sangue (ma allora a cosa gli serviva rubare il libro in quel momento)? Non si sa perché abbia lasciato in vita Gus, che aveva già rivelato chi aveva il pentacolo (con il libraio, che era anche un collaboratore del negromante, non c'erano stati gli stessi scrupoli). Né si comprende quale fosse lo scopo finale del rito (non fare comparire il demone, ma quello che sarebbe accaduto poi). Certo, ragionando un pò non è difficile trovare spiegazioni plausibili, però si ha l'impressione che, in una storia colma di corposi dialoghi, queste lacune siano più buchi del soggetto che uno stimolo al ragionamento del lettore.
Un motivo ci sarà, se nei forum sulla rete quest'albo ha dato più da discutere per la copertina (leggi: aumento del prezzo) che per il contenuto. L'episodio non lascia dei gran ricordi: un paio di nuovi personaggi che forse rivedremo (la ladra Mariam ed il mago Winston). Troppo poco, perché il plot traballa e non convince, con un nemico (il negromante Babalkan) incolore e che Dylan neppure incontra. E con il solito alchimista vissuto secoli prima (tale Zotomapek), artefice di una sensazionale scoperta.
Basta mettere della magia e un pò di sangue per avere una storia di Dylan Dog? Secondo noi no. Manca il terrore, l'incubo, il protagonista impegnato e coinvolto (e non ci riferiamo al coinvolgimento nella "caccia" alla ragazza di turno), la paura come metafora della realtà e della "normalità", il brivido e l'inquietudine delle suggestioni.
| "Basta mettere della magia e un pò di sangue per avere una storia di Dylan Dog?" |
| La storia è farcita di personaggi, al punto che l'indagatore è superfluo, con troppi deus-ex-machina: le non meglio precisate "forze benigne", per dirla come la Trelkovski (vale a dire, pozzanghere della strada o il fatto che sia venerdì quando Dylan scopre che tutti i venerdì Mariam va in discoteca), o gli strumenti di Winston, che sarebbero accettabili più in una serie fantasy che in questa (un opportuno trapano silenzioso per aprire una cassaforte o un pendolo che segnala dove si trova il libro da recuperare). Dopotutto, come gli viene ripetuto due volte, Dylan è uno straordinario catalizzatore e non ha bisogno di prendere decisioni su cosa fare, tanto seguirà comunque la strada giusta. Al punto che il nostro può dedicarsi, a tempo pieno, alla ricerca di una ragazza appena conosciuta, altro che a dedicarsi all'indagine. Un pò come nel precedente episodio di De Nardo ("Il tempio della seconda vita"), ma nel "grimorio maledetto" i toni sono assai più leggeri, se non di vera e propria commedia.

Il più grande mago d'Inghilterra disegno di Daniele Bigliardo (c) 2004 SBE
|
La sceneggiatura si segnala per il ritorno delle didascalie narrative, per la caratterizzazione di Winston e Mariam (quest'ultima un pò troppo sopra le righe, a dire il vero) e per alcuni ironici siparietti (le considerazioni con Bloch sui favori o Dylan che si risveglia nudo in una casa sconosciuta). Troppo poco: il resto è una narrazione pesante e fitta di dialoghi, con scarsa azione, la consueta morale di Dylan (questa volta sul furto) ed un finale concitato per chiudere a pag.98.
Daniele Bigliardo prosegue la propria evoluzione artistica, anche se riteniamo che con lo stile di "Resurrezione" (n.204), dal bianco nero marcato, avesse mostrato una maggiore personalità. Il ritorno ad un tratto più sporco e graffiato non soddisfa appieno, confondendosi a tratti con lo stile di colleghi come Sicomoro (nei primi piani di Mariam, come nella quarta vignetta di pag.69, il personaggio comunque meglio rappresentato) o Coppola (tutta la pag.83, per esempio). Efficace la Trelkovski, che non si ricorda d'aver mai visto così espressiva. Non convincono i due Numnur (gli studenti scomparsi privi di volontà). Tirata d'orecchie anche per il negromante Babalkan, che assomiglia troppo al collega Bloodstone comparso nel già citato "Resurrezione", con in più occhiali e qualche ruga. Incerti o troppo approssimati alcuni interni (come il tempio del sacrificio a pag.80).
Il punteggio globale è ulteriormente penalizzato poiché l'albo è di quelli, a nostro avviso, lontani dallo spirito della serie (abbiamo il nostro in azione come emulo di Diabolik...).
La copertina di Angelo Stano è adeguata ad una storia che lascerà poche tracce di sé.
|