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" L'incubo dipinto"

TESTI
Michele Masiero
DISEGNI
Nicola Mari

La Morte burattinaia

Pagine correlate:

Da una serie (Mister No) agonizzante nelle solite storie ad una serie (Dylan Dog) senza continuity, l'esordio di Michele Masiero sulle pagine dell'indagatore dell'incubo.

Se la Morte diventa schizofrenica
recensione di Cristian Di Clemente

L'abbiamo conosciuta nel classico "Attraverso lo specchio" (n.10) del creatore di Dylan, Sclavi. Cupa, temibile ma professionale e ligia al proprio dovere. In seguito è diventata una fedele compagna della serie: sempre inquietante ma meno terribile, più filosofica, a tratti comprensiva se non addirittura simpatica. "Non è ancora giunta la tua ora", dice spesso a Dylan. E lo fa risorgere nel n.88 ("Oltre la morte"), su questa base. Negli anni meno remoti le sue apparizioni si sono condite di ironia, come nel n.125, dove un suo aiutante è andato in ferie senza avvisare. Un filone, quello dei collaboratori, che Ruju, nel tentativo di rinnovare il personaggio, ha arricchito con l'uomo con la bombetta (n.139) o il contabile Number (n.158), mentre Lei cambiava i propri connotati in quelli del pupazzo Byron (n.135 e n.170) o di una ragazza con i pattini (n.190).

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Già, chissà perché...
disegno di Nicola Mari (c) 2004 SBE
   
 

Collaboratori e connotati a parte, lei, la Morte, in tutti questi anni è quasi sempre stata fedele al suo ruolo di osservatrice imparziale degli eventi (è vero che nel n.190 uccideva a destra e sinistra di sua iniziativa, ma almeno aveva una ragione professionalmente valida). In "L'incubo dipinto" la vediamo, invece, del tutto gratuitamente ed in barba al proprio compito, muoversi in prima persona (l'esercito degli ex-co.co.co non esiste più, dicono) per procurarsi lavoro. Ecco, quindi, che la Signora con la falce cerca di eliminare Dylan, lo tortura, ci va a letto... una vera carogna. Una svolta interessante, se di evoluzione si trattasse e non, come appare invece probabile, l'asso finale nella manica, che non lascerà tracce in futuro, dell'esperto Michele Masiero, per la prima volta alla prova con Dylan. In una serie caratterizzata da una programmazione infelice degli episodi, (questo "Incubo dipinto" esce un mese dopo "La scelta", dove la Morte era quasi una vecchia amica), Masiero si è rifatto al più inquietante prototipo sclaviano -professionalità a parte- ;-), ma questa "schizofrenia" della Morte da un mese all'altro lascia una sensazione di forte fastidio.

E' un albo in cui Dylan si comporta da indagatore dell'incubo, una cosa che negli ultimi tempi, tra "scelte", "grandi sonni" e "senza nome" usciti uno dietro l'altro (di nuovo, una programmazione delle storie del piffero...), si era dimenticato di essere. Masiero, abile nel gestire Mister No nella quotidianità di Manaus o nell'affascinante foresta, rinuncia subito a muovere Dylan nel suo ambiente (niente Londra o Bloch, Groucho c'è solo in un pugno di vignette, senza voto) e lo spedisce in missione solitaria in Galles (per uscire dall'Amazzonia servono molti più visti...) ad indagare su una vecchia maledizione.

La trama, presa nella sostanza di peso dal cult "La casa dalle finestre che ridono" di Avati, è ricca dei cliché narrativi del genere: il piccolo paese, l'immancabile matto che prende da parte per dire "Vattene via finché sei in tempo!", il segreto tra compagni di merende che si perde in un lontano passato... Personaggi (le vittime, il pazzo, il poliziotto) imprigionati nel loro ruolo ben preciso e al quale si attengono rigorosamente, con soltanto il sindaco e la posseduta Kathy che riescono a distinguersi.

La lettura è agevole e le atmosfere adeguate (a differenza di quanto è accaduto, recentemente, nel n.216 o nell'Almanacco 2004). Mancano, tuttavia, degli autentici picchi o clamori, prima di giungere al finale. E solo in quest'ultimo, come già riportato, risiedono i maggiori elementi di interesse dell'albo (pazzo del paese deus-ex-machina not included) ma, contemporanemante, le perplessità già riportate sul ruolo della Morte.

"... si colgono contaminazioni dello stile di Paolo Bacilieri nel pennello di Nicola Mari"    

In una storia incentrata su un pittore maledetto capace, come nessun altro, di imprimere il momento della Morte nelle proprie opere, Nicola Mari riesce a far provare al lettore una sottile sensazione di inquietudine (la stessa che Dylan si porta dietro alla fine dell'episodio) con il suo pennello drammatico ed evocativo, ma il suo livello di sintesi (in particolare, negli scenari) è a volte eccessivo. Si colgono, di tanto in tanto, contaminazioni dello stile di Paolo Bacilieri (si vedano il primo piano di Josh a pag.6, le foto del sindaco sulle riviste a pag.8 o i riflessi sulle lenti dello stesso), dal quale prende le spesse linee che definiscono un viso (il sindaco nell'ultima vignetta di pag.9) ed i tratti sottilissimi che arricchiscono alcune zone del volto (Dylan a pag.21, terza vignetta). L'espressività dei personaggi è efficace ma spesso i loro volti risultano troppo "sofferti", conferendo loro una sorta di ambiguità (si veda Josh sempre a pag.6 ma anche Dylan a pag.60, terza vignetta).

La pittorica copertina di Angelo Stano, in cui Dylan è efficamente raffigurato come ne "Il martirio di San Sebastiano", avrebbe sicuramente beneficiato di una colorazione meno piatta e, appunto, più "artistica". Il risultato finale è invece troppo solare e poco inquietante.

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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