Dopo aver portato Dylan Dog in trasferta lontano dal suo mondo, per la sua seconda prova con l'indagatore dell'incubo Michele Masiero lo cala negli scenari consueti e con i comprimari abituali, mostrando una gestione fedele degli stessi e dei principali meccanismi della serie: il rapporto con Groucho e Bloch, la bella cliente da proteggere e conquistare (con l'antica spavalderia, alla quale quasi non eravamo più abituati) ed un finale aperto a varie interpretazioni. Aspetti che ci si aspetta di trovare in Dylan Dog, a dispetto delle versioni schizofreniche risultate negli ultimi anni dal contributo dei suoi vari autori.
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Nell'incubo
disegni di Ugolino Cossu
(c) 2005 SBE
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Per quanto riguarda i contenuti dell'episodio, ci sono alcuni aspetti interessanti (un possibile nuovo nemico, l'"uomo dei sogni") e alcune sequenze da incubo sviluppate con efficacia (la visita in manicomio, il viaggio in barella, le visioni) che nobilitano una trama altrimenti scarsa di pathos nella sua progressione. Convince solo in parte il Dylan insonne, sul quale resta una patina di freddezza e distacco che ne lascia cogliere solo a sprazzi il dramma. La narrazione è indebolita, poi, dallo sviluppo degli eventi temporalmente sequenziale, che lascia al Dylan senza sonno appena una ventina di tavole prima della piatta e logora (e tuttavia parziale e illusoria) spiegazione finale "farmaceutica". Una narrazione a blocchi di flashback, magari proprio con il Dylan stravolto che si sforza di riordinare le idee con il suo diario (come raffigurato a pag.73) avrebbe potuto dare maggior ritmo.
La linea chiara di Ugolino Cossu, che spesso abbiamo bacchettato e giudicato fuori posto nelle storie dell'indagatore dell'incubo, in "Insonnia" entra in sintonia con l'episodio proprio nelle sequenze più impressionanti e visionarie (il trasporto in barella alle pag.59-61, l'"uomo dei sogni" ed i suoi "esseri", il delirio nell'inconsueta pag.79). Il tratto di Cossu si conferma invece freddo e poco accattivante, malgrado le indiscutibili capacità tecniche (dettaglio, espressività, ambienti e inquadrature), nei momenti in cui prevale il dialogo (come l'alterco con Groucho a pag.80), ai quali si assiste con lontananza e scarsa empatia.
Complessivamente, un episodio non indimenticabile ma che mostra una buona sintonia dell'ormai ex curatore di Mister No con la serie ed i suoi elementi, e a tratti una efficace gestione di quegli aspetti più inquietanti che dovrebbero costituirne la regola. Speriamo vivamente che i germogli qui intravisti possano crescere e sorprenderci, in futuro, con soggetti più ambiziosi che vadano oltre il minimo sindacale che ci si aspetta dall'icona Dylan Dog.
Per altre note e informazioni vedere anche la scheda della storia
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