Le vieux Barks


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Ultimi sfavillii

Ora, però, accantoniamo le Giovani Marmotte e spostiamoci verso un ulteriore polo del discorso, sempre nell'ottica di inquadrare la produzione barksiana seriore come fase d’attività continua e vivace - si consideri ancora che, a partire dagli anni Settanta e con qualche occasionale precedente, il Nostro si dedica febbrilmente per circa un quindicennio alla pittura, producendo una gran messe di acquerelli e oli a tema disneyano e non.
Nel 1968 il Maestro dell’Oregon, sollecitato dal direttore editoriale Carsten Jacobsen, produce il primo soggetto per la casa editrice Gutenberghus (attualmente Egmont), ma di fatto la trama di Go Slowly, Sands of Time! - questo il titolo - va perduta; nel 1981 Barks stesso ne cura una versione in forma di racconto corredato di dodici tavole a colori per il prestigioso volume Uncle Scrooge McDuck - His Life and Times, edito dalla Celestial Arts e indicativo del consolidarsi della fama internazione dell’artista.
È opportuno inquadrare al meglio la produzione barksiana seriore come fase d’attività continua e vivace.
Qualche anno dopo, nel 1984, vedrà la luce anche una versione a fumetti, proprio per i tipi della Gutenberghus, sceneggiata da Tom Anderson e illustrata dal cileno Vicar, che fa onore alla funzione di "supplente del Maestro" già denunziata dal nome d’arte. Come spesso gli accade, Barks trae lo spunto da un articolo del National Geographic Magazine dedicato agli ultracentenari abitanti della valle di Hunza (a nord del Pakistan e a oltre 2.400 km di altitudine), la cui longevità veniva attribuita a un’acqua ricca di alcuni minerali rilasciati dai ghiacciai. Da qui si dipanano un bell’apologo sulla forza rivitalizzante del lavoro come passione e, al contempo, un emblematico testamento spirituale. Con limpida chiarezza l’autore ne parlerà in questi termini:
«una sorta di storia spirituale di Paperone, che gli consente di vivere all’infinito, dimodoché non si debba credere che giunga al capolinea e muoia all’improvviso. Egli continuerà a esistere per l’eternità. I ragazzi che leggeranno di lui tra cent’anni potranno considerarlo ancora vivo. Nel suo denaro ha trovato la fonte dell’eterna giovinezza».

Lo Zione perde colpi...
da "Go Slowly, Sands of Time!", sceneggiatura di Tom Anderson e disegni di Vicar

(c) Disney

Lo Zione perde colpi...<br>da "Go Slowly, Sands of Time!", sceneggiatura di Tom Anderson e disegni di Vicar<br><i>(c) Disney</i>
Più "leggera", ma non per questo meno godibile, la seconda storia architettata nel 1975 per il gruppo editoriale danese, che peraltro condivide con la precedente la sorte di non essere pervenuta in redazione. Stavolta, però, Barks riscrive il soggetto, affidato nuovamente ad Anderson (sceneggiatura) e Vicar (disegni), con qualche modifica nelle gag e nella trama. Come indicato dal titolo, Hang Gliders Be Hanged, la scintilla creativa è innescata dal deltaplanismo, che allora iniziava a essere in voga, pure in questo caso con la mediazione di una rivista scientifica, il Popular Science. Si respira "aria di antico" in questa tenpages che mette in scena l’ennesimo scontro tra un Paperino irruento, determinato ma scalognatissimo e il suo antipatico cugino fortunello Gastone, articolandolo in una serie di simpatiche scenette.
Alla veneranda età di novantatré anni il Comic Book King regala inaspettatamente una nuova sceneggiatura a distanza di vent’anni dall’ultima pubblicata.
Con ancor più decisione ci proietta a ritroso nel tempo, verso le grandi avventure degli anni Cinquanta, la successiva creazione del Nostro: grossomodo in coincidenza col trionfale tour barksiano in Europa, alla veneranda età di novantatré anni il Comic Book King regala inaspettatamente una nuova sceneggiatura a distanza di vent’anni dall’ultima pubblicata. Horsing Around with History (10/1994) - questo il suggestivo titolo, tutto giocato tra la locuzione idiomatica horse around, «fare il pagliaccio», e il sostantivo horse - guarda al mito per antonomasia, quello del cavallo di Troia, ponendolo al solito in un’affascinante dialettica con il presente: interessante in tal senso, nota Alberto Becattini, «la contrapposizione, nelle prime due vignette, tra la scena in cui i Troiani portano il gigantesco cavallo dentro le mura di Troia e il Deposito di Zio Paperone, che rischia di subire un destino simile a quello dell’antica città». Né manca una certa autoconsapevolezza ironica nell’uso di certe convenzioni narrative tipiche del fumetto Disney, barksiano e non. Efficace la resa grafica di William Van Horn, pure lui uno dei migliori epigoni del Nostro.
Nel terzo volume di Tesori, edito della Disney Italia nel novembre del 2000, figurerà invece - postuma e in duplice versione inglese e italiana - la sua ultima fatica, dopo che l’ormai Egmont aveva rinunciato. Si tratta di un soggetto scritto nel 1996 durante un viaggio verso Orlando, sceneggiato da John Lustig e visualizzato graficamente da un "mimetico" Pat Block, il quale completa i disegni nel 1997 e li mostra all’Uomo dei Paperi, supervisore delle varie fasi del disegno e suggeritore di diverse gag.

Prima versione di vignetta con commento di Barks
da "Somewhere in Nowhere", sceneggiatura di J. Lustig e disegni di P. Block

(c) Disney e http://www.cbarks.dk

Prima versione di vignetta con commento di Barks<br>da "Somewhere in Nowhere", sceneggiatura di J. Lustig e disegni di P. Block<br><i>(c) Disney e http://www.cbarks.dk</i>
Il solito Becattini mette giustamente in rilievo alcuni specifici elementi che rimandano alla precedente produzione dell’autore, dal cattivo suiniforme all’ambientazione in Alaska alla presenza centrale di una muta di cani (mutuati da North of the Yukon, 9/1965) al villoso eremita modellato su quello comparso in Land of the Totem Poles (2/1950). Al di là di tali richiami, è l’atmosfera che si respira a conferire un sapore di antico, con una trasferta a solo di Paperino, pungolato come ai bei tempi dallo Zione e decisamente volitivo, lontano dallo stereotipo di pavido e pigro che talora continua a essergli cucito addosso.
Rileva Block:
«Era ancora un mago nel concentrarsi esattamente su quello che bisognava raccontare, e nel togliere quello che era superfluo»
e gli fa eco Lustig:
«Mentre scrivo mi rendo conto appieno, per la prima volta, della realtà delle cose. Quanti geni possono avere uscite così lucidamente folli alla bella età di quasi cento anni? Io ne conosco solamente uno: Carl Barks»
(citazioni tratte da Zio Paperone n.138 del marzo 2001)
Alla novità, rappresentata dalle Giovani Marmotte, dall'assunzione del ruolo esclusivo di soggettista/sceneggiatore e dall'attività pittorica, l'Uomo dei Paperi affianca dunque la costante fedeltà a stilemi e tematiche prediletti: le sue ultime fatiche si sostanziano di fatto in un magnifico focus sulla personalità della sua più importante creatura, in una frizzante tenpages. in un'ariosa avventura della famiglia dei Paperi al completo e in un'altra di Donald in solitaria, che rinverdiscono e arricchiscono i fasti del passato.
Le parole di Lustig e Block possono ben chiudere questo abbozzo di ricostruzione del melodioso canto del cigno di un artista a tutto tondo, capace di coltivare fino all’ultimo con amore, dedizione e il valido supporto di chi lo ha affiancato le sue tematiche predilette e sempre attuali.


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