|
|
||
| ||||||||
|
| La posta di uBC |
|
Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica. Anche per questo mese, buona lettura.
Ma com'è possibile che Dylan Dog goda di una tale "complicità" di massa? Va bene i lettori, che specialmente per questo tipo di fumetto, sono perlopiù accecati e assordati dal fanatismo, ma per la miseria, la critica. Il punto è semplice: se faccio, non so, un film sugli androidi e ci metto un protagonista che chiamo Harrison, oppure se al limite faccio un horror il cui protagonista ha le mani di forbice, faccio una "citazione": nel secondo caso è un po' esagerata, ma diciamo che se non dico che lui ha le mani così perché il suo costruttore non lo ha finito in tempo, se non ne faccio un mago nel potare le piante e non lo faccio finire incastrato da un ragazzaccio geloso, ho solo raccolto un'idea. Ma se scrivo una storia in cui un ragazzo scopre che l'innocuo signore della casa accanto era stato in passato un terribile criminale, e decide di non denunciarlo a patto che lui gli racconti le sue imprese passate, e tutto questo era presente in un racconto e in un film che ne era stato tratto, questo a casa mia, e credo a casa di quasi tutti i paesi che non si chiamino Italia, si chiama CO-PIA-RE! Lo spunto è troppo originale per poter dire di essersi solo "ispirati", e qui aveva ragione, ahimé, Max Bunker, che in una vecchia storia di Alan Ford inserì una breve satira di DD, e menzionando le "citazioni" faceva appunto dire a qualcuno (non ricordo a chi) "questo una volta si chiamava scopiazzare". Il punto è che Dylan Dog e Nathan Never sono ormai diventati una vera barzelletta, gli autori non hanno più nessuna idea, e attingono talmente a piene mani all' "ispirazione" che quasi ogni numero ha una parte della rubrica della posta che deve, appunto, riferire le "fonti d'ispirazione". C'è solo da aggiungere che la colpa è - anche - dei lettori come me, che ormai da anni si accingono a leggere ogni nuovo numero di Dylan e Nathan come davanti a una condanna, ma continuano a comprarli perché sono talmente affezionati che si sentirebbero dei traditori se smettessero. E la mia utopia, in base alla quale un editore che capisce che un fumetto che non ha più idee dovrebbe farlo cessare anche se ancora redditizio, è, appunto, un'utopia.
Caro anonimo, Fatta questa premessa, va poi ricordato che l'attività del recensore non può certo limitarsi alla esclusiva misura del grado di originalità di una storia, ma deve prendere in considerazioni ben altri elementi, non ultimo il piacere che questa trasmette durante la lettura (e capirai bene che per questo non possono esistere parametri matematici o finanche oggettivi - a meno di non voler rispolverare gli improbabili grafici che si vedono all'inizio de "L'attimo fuggente" :-)). Nel caso specifico de "Il discepolo" poi, nonostante la dichiarata ispirazione al racconto di King ed alla pellicola di Bryan Singer, non c'è parso di rilevare un plagio così netto come da te denunciato (ben altra responsabilità invece aveva avuto, ad esempio, De Nardo nel caso del maldestro adattamento di un racconto di Dick nel DD137 "La città perduta" - operazione ampiamente commentata da Paolo Ottolina nella recensione relativa) quanto piuttosto una sostanziale delusione sul debutto non particolarmente brillante di Tito Faraci sulla serie regolare, di certo non taciuta in fase di recensione (come il titolo della stessa testimonia). Aggiungerei anche che se c'è una accusa che non può certo essere imputata alla redazione di uBC è quella della "complicità" con gli autori Bonelli: numerose sono infatti le recensioni nelle quali miei colleghi (spesso di più lunga militanza nelle fila di uBC) non hanno certo lesinato il ricorso alle "stroncature" (come nel caso della storia citata di Dylan Dog), senza contare inoltre che proprio l'argomento "originalità" è stato ampiamente affrontato in maniera assai critica dal lungo articolo "Sono solo citazioni" a firma di Francesco Manetti. Riguardo infine l'idea di chiudere una serie in attivo e con un nutrito seguito di lettori, ci limitiamo a commentare che questa eventualità (raramente concretizzata persino nel mercato statunitense, dove alcuni autori [i soliti Moore, Gaiman, Ennis, Ellis, ecc…] hanno una maggiore riconoscibilità rispetto ai personaggi e possono conseguentemente trascinarsi il proprio pubblico anche cambiando serie o casa editrice) è ben lontana dalla filosofia della Bonelli che, anzi, proprio grazie ai proventi degli outsider Tex e Dylan Dog, riesce a mantenere in edicola altre testate, meno premiate dal pubblico ma osannate dalla "critica" (con ogni probabilità se la "critica" avesse tutto il potere che tu le attribuisci, Ken Parker sarebbe ancora vivo e vegeto… :-))
|
||||||
|
sono Stefano Tartarotti il colorista delle copertine di Legs. Vi scrivo con la scusa di una precisazione, ma in realta' volevo semplicemente ringraziarvi per l'apprezzamento che spesso esprimete a proposito del mio lavoro. Circa la copertina di LW n.68, non conosco la copertina di Nathan Never che avete citato nella recensione (NN n.24 NdR). O per lo meno io non ne ho tenuto conto nella colorazione. Forse e' stata usata come riferimento per il disegno, questo non lo posso sapere. Da parte mia ho scelto una colorazione di quel tipo, soprattutto per assecondare una forzatura prospettica del disegno e la presenza nel bianco e nero di due sorgenti di luce contrastanti. In particolare ho inserito una sorgente di luce bianca (annullando così la digressione cromatica della luce gialla) per illuminare muro al di sopra di Legs sia per cercare di seguire la direzione delle ombre dei trofei, sia perche' volevo che Legs fosse illuminata anche frontalmente. E' tutto, ancora un saluto e... buon lavoro!:-)
|
|||||||
|
Questo sembra un momento di grande vitalità per i pionieri che cercano di portare i fumetti su internet. Dopo i primi, timidi approcci, degli eComics Dark Horse (segnalati ormai più di un anno fa in questa stessa rubrica) ecco una veloce panoramica delle ultime proposte presenti in rete, in attesa di conoscere la vostra opinione in merito.
Queste alcuni brevi note di presentazione tratte dalla cartella stampa: Torneremo sicuramente a parlare più avanti di questa comunque importante esperienza: http://www.corriere.it/armadel
Il famoso Milo Manara pubblica settimanalmente su KwMotori (la rubrica automobilistica di Kataweb) una storia a fumetti sponsorizzata dalla nuova Mini: "Fuga da Piranesi". Forse la nuova strada del fumetto è proprio quella di trovare degli sponsor (che magari non entrino direttamente nella storia stessa :-)).
In ogni caso si tratta di una semplice trasposizione di
una storia sul web più che di una creazione pensata per il web,
sebbene l'autore prometta di reagire, in maniera non precisata,
alle e-mail dei lettori:
Viene definito "un fumetto girato come un grande noir"
ma da quando i fumetti si "girano"? siamo ancora in
presenza di un fumetto o di un brutto cartone animato?
Intanto il bravissimo Scott McCloud, autore dei magistrali "Understanding Comics" e "Reinventing Comics" (Li avete letti? No? E cosa aspettate?) ha dato vita a "The morning Improv": ogni mattina improvvisa un paio di vignette e le pubblica sul web con divertenti risultati: http://www.scottmccloud.com/comics/mi/mi.html
L'anno passato uBC aveva lanciato l'esperienza della striscia web Grande Fumetto (parodia della prima edizione del Grande Fratello televisivo) la cui evoluzione è stata dettata settimana dopo settimana dai naviganti, riscuotendo un discreto successo: http://www.ubcfumetti.com/grandefumetto/
Da ricordare anche l'esperienza di Skat il fumetto scritto da Brolli e Pellacani, disegnato da Davide Fabbri: una storia sponsorizzata da Adidas in bilico tra basket e spy-story (!!). Pubblicato online e in contemporanea su carta come "simil-pubblicità" dalla Gazzetta dello Sport: http://www.skat.it
Per chiudere questa breve carrellata una menzione anche per Claudia Poe scialbo (ma ottimamente disegnato) personaggio erotico creato da Marco Turini per conto di Lycos, che potete trovare in un sito tutto suo in: http://www.claudiapoe.it/
Tutto questo senza entrare nel merito di tutta la giungla delle autoproduzioni che purtroppo, in moltissimi casi, si limitano alla scansione di tavole pensate per altro media: la carta.
Ma il fumetto è o potrà mai essere multimediale? Ed è giusto isolare in un padiglione di servizio, con la sala stampa e gli uffici, gli unici tre stand che si occuperanno di un tema innovativo? Ci sarà un qualche riscontro di pubblico?
Insomma, vi è piaciuto leggere Armadel? Cosa pensate delle altre esperienze che cercano di portare il fumetto su internet? Se il fumetto è animato con Flash è ancora un fumetto? Svete altri fumetti online da segnalare? Fateci sapere cosa ne pensate e magari dateci anche qualche suggerimento su cosa vi piacerebbe trovare sulla nuova uBC... stiamo lavorando per voi.
|
|||||||||||||||||
|
Questi ultimi fumetti bonelliani mi sembra siano fatti molto in fretta e con poco sentimento, forse mirati ad un pubblico molto giovane e poco esigente, tutto sembra così commerciale... caro Ken dove sei... sigh sigh... So long, Stefano.
|
|||||||
|