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Harlan Draka il dampyr, Harlan l'uomo, Draka il vampiro...
Il lato oscuro di Harlan
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Dopo la minisaga che ha portato Harlan ad incontrare il padre, eccoci di nuovo a Praga, una città che per la serie è sinonimo di complesse avventure oniriche. La magica capitale ceca sembra stimolare particolarmente la fantasia di Boselli, che qui continua a muovere perfettamente gli ottimi personaggi già introdotti nei due precedenti episodi praghesi. Come consuetudine delle sceneggiature di Boselli, la storia si apre con un prologo in cui vengono presentate la minaccia e il "mostro del mese". Questa volta tuttavia la linea narrativa principale non è costituita dalla caccia al suddetto mostro: il cuore della narrazione è infatti la trasformazione in vampiro di Harlan, caduto in una trappola tesagli dal demoniaco Nergal e dal suo aiutante Sonderling. C'era da aspettarsi che prima o poi l'emergere della parte vampiresca del dampyr potesse divenire il soggetto di uno degli albi della serie. Chiaramente, essendo l'idea pericolosa e irripetibile, essa andava sfruttata in maniera adeguata, con un'impalcatura narrattiva solida e ben architettata. Boselli riesce bene in questo intento, ma ancora una volta, scrivendo, dimentica il cuore. La storia è infatti tecnicamente perfetta: tempi, personaggi (ma quanto è simpatico Nikolaus?), gestione della continuity sono eccellenti; l'unico difetto è forse rappresentato dall'eccessiva densità dell'albo: una storia doppia sarebbe forse stata più indicata. Ancora una volta tuttavia l'autore, che in questo senso sembra soffrire particolarmente l'ambientazione praghese, ha la tendenza a perdersi in sofisticherie un po' fini a se stesse (il sogno con la regina di Saba, la scontata citazione de "L'elisir d'amore", la descrizione dettagliata delle "meraviglie" della Wunderkammer), finendo così per perdere di vista il vero tema della storia. Troppo scarso è infatti l'approfondimento psicologico di Harlan, le cui due trasformazioni avvengono quasi senza colpo ferire. Poco pathos, insomma: la sceneggiatura avrebbe certamente potuto avere sviluppi più drammatici, soffermandosi maggiormente sulle reazioni non solo di Harlan, ma anche di Tesla e Kurjak (a onor del vero qualcosina viene detto, ma ci pare poco in proporzione all'entità del dramma). Invece la caccia e la redenzione sono condotti non con lo spirito di una disperata corsa contro il tempo, bensì con la distaccata e malinconica ironia incarnata perfettamente dal personaggio di Nikolaus.
Buona la prova di Genzianella, che si conferma un disegnatore piuttosto dotato. Il suo segno si rivela ancora una volta molto funzionale alla narrazione, attentissimo sia alla caratterizzazione dei volti che alle inquadrature, ben studiate sotto il profilo del taglio. Poco evocativa, e qui è l'unico vero difetto, la scenografia praghese, soprattutto se confrontata alle affascinanti e disturbanti vedute che il bravissimo Luca Rossi aveva saputo evocare nelle occasioni precedenti. Genzianella si limita a ritrarre la città nel suo aspetto più magico, senza tuttavia riuscire a coglierne quel lato trascendente che la fa sembrare un'entità viva e senziente, capace di mutare aspetto e atmosfera a proprio piacimento. Copertina un po' statica, ma le espressioni sui volti di Tesla e Harlan sono ben realizzate.
Storia bella e importante, che si fa ricordare come uno dei migliori episodi della serie: peccato solo per la freddezza di una sceneggiatura altrimenti ottima.
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