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Se avete programmato una vacanza sul Mare di Aral, ricordatevi di farvi vaccinare contro il carbonchio e non dimenticatevi assolutamente la mascherina contro le esalazioni venefiche. Vi consigliamo inoltre di mettere in valigia un centinaio di proiettili intinti nel sangue di dampyr, perchè, dovete sapere, la zona brulica di vampiri, lupi azzurri e pericolosi esperimenti genetici... Nient'altro? Beh, a dire il vero, ci sarebbero anche quei guerriglieri kirghizistani e...
Un mare di guai!
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Dopo la saga transilvana e il sorprendente excursus sul passato di Draka Senior, ecco un'altra gemma d'eccellente fattura, che si va ad incastonare in un collier di storie via via sempre più prezioso. E' una testata in stato di grazia, Dampyr: Boselli, Colombo e lo staff di disegnatori stanno attraversando un momento d'oro paragonabile a quello vissuto da Magico Vento tra il n.16 e il n.32. Pur con qualche inevitabile pausa (rappresentata da avventure più spensierate, ma comunque più che dignitose), l'ultimo anno di pubblicazioni ci ha regalato infatti ottime storie, il cui filo rosso è stato la progressiva decostruzione delle certezze del nostro trio di eroi. Se le recensioni dei primi numeri avevano prontamente e giustamente puntato l'indice sulla ripetitività delle situazioni base e sulla goffaggine dei maestri della notte, altretanto prontamente e giustamente dobbiamo ora constatare come questi iniziali limiti siano stati superati.
Il mare della morte sembra sintetizzare perfettamente quanto detto finora: ambientata in una location insolita come il mare d'Aral, la trama ci propone un inedito scontro tra i Lupi Azzurri e la Temsek, alla cui guida sembrerebbe esserci un consorzio di vampiri. Harlan e soci vengono chiamati in causa grazie alla mediazione di uno dei membri del Medical Team, l'equipe di medici di frontiera che avevamo conosciuto nel n.14. E' l'occasione anche per conoscere un nuovo antagonista, il maestro Erlik Khan, che in pochi secondi impartisce una dura lezione ad Harlan. La complessità del soggetto si riflette in una sceneggiatura movimentata e accurata: straordinarie alcune sequenze d'azione, la cui riuscita, a onor del vero, è merito in buona parte dei disegni di un Alessandro Bocci semplicemente strepitoso, capace come pochi di tradurre il dinamismo in immagine. Non mancano i consueti spunti di riflessione: il prologo è un triste requiem del mare di Aral, la cui malinconica fine (quello che una volta era uno dei più estesi bacini d'acqua, ora è quasi ridotto ad una palude) sembra portare con sè verso la morte anche coloro che sulle sue coste vivevano. Affascinante il mistero che avvolge le reali intenzioni del padre di Harlan, al contempo probabile capo della Temsek e angelo custode del figlio, al quale molti maestri non osano torcere capello. Vedremo come si evolverà la situazione: per ora ci godiamo questo momento di stallo, che, con il suo carico di ambiguità, aiuta a scavare meglio nelle profondità dei personaggi.
Strepitoso, dicevamo, l'esordio di Alessandro Bocci, già colonna portante di Lazarus Ledd, approdato soltanto ora alla sua prima esperienza con la Bonelli. Il suo stile fortemente realistico colpisce nel segno in una testata come Dampyr, dove la cura nel riprodurre ambientazioni, automobili, armi e elementi urbani è imprescindibile. Si guardi, a titolo esemplificativo, la galleria di automezzi: le jeep (p.6 e 22), gli elicotteri (p.11 e 65) e i furgoni (p.34 e 68).
Niente da dire nemmeno sui volti, ai limiti della perfezione, sebbene talvolta Bocci tenda a cristalizzare eccessivamente i propri personaggi in una posa teatrale. La cover non è particolarmente significativa; Riboldi ha saputo fare di meglio, specialmente negli ultimi tempi.
In conclusione, "Il mare della morte" è tutto ciò che un buon fumetto popolare dovrebbe essere: brillante intrattenimento, raccontato attraverso magnifici disegni.
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