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Come la spedizione di Harlan e Araxe contro Erlik Khan, anche questa nuova escursione spazio-temporale è una...
Missione compiuta a metà
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Seguendo uno schema che è ormai diventato un classico della serie, Mauro Boselli ci propone un'avventura ambientata tra passato e presente, una formula che ha già dato vita a delle piccole perle, ma che in questo caso sembra riuscita solo in parte.
Che stavolta le cose non girino bene come di consueto lo si capisce già dalle prime pagine, dove troviamo i soliti due turisti che finiscono dritti al centro del mistero, un topos usato già moltissime volte, anche di recente, che dà una patina di 'già visto' all'albo. Come si è detto, in questo caso il risultato è meno brillante del solito. Innanzitutto l'impressione è che la storia patisca molto la durata: 94 pagine sono poche, ma probabilmente 188 sarebbero state troppe (anche se avrebbero permesso di ampliare il ruolo di Erlik Khan, qui ridotto a comparsa). Boselli rimedia concentrando gli avvenimenti in una sceneggiatura serrata che sacrifica gli spunti interessanti e non concede ai personaggi il giusto spazio per emergere e 'bucare' la pagina. Il personaggio di Sorcier, ad esempio, avrebbe avuto un impatto senza dubbio maggiore se gli fosse stato dedicato uno spazio adeguato.
Lo scontro, se così si può chiamare, con Erlik Khan è mirato ad aprire futuri sviluppi, ma dà all'intera avventura un senso di incompiutezza, che rischia di far passare in secondo piano l'interessante galleria di personaggi che popola l'albo.
Il voto parla da sè. La lunga assenza lascia presumere che il disegnatore si sia dedicato con grande perizia alla realizzazione di questo albo, ed il risultato è davvero ottimo: Majo ci regala la sua prova migliore.
La minuziosa costruzione dei volti fornisce una sorta di lombrosario che si adatta perfettamente al tono della storia, e che ci illustra quei particolari psicologici dei personaggi che la sceneggiatura, per brevità, è costretta a sintetizzare. Anche la resa di Araxe è ottima: la sua bellezza è forse sacrificata, ma in favore di un carattere risoluto che emerge da ogni sguardo. L'espressione della vampira che osserva compiaciuta l'uccisione della spia, ultima vignetta di pag.68, è un piccolo capolavoro.
Una storia che lascia soddisfatti solo a metà, per i motivi già elencati. Gli spunti sono interessanti, i personaggi anche, e la ricostruzione è come sempre impeccabile, eppure il mix risulta freddo e poco coinvolgente, avvincente come un documentario storico. La copertina di Enea Riboldi suscita un interrogativo. Per un'immagine d'atmosfera, che illustra graficamente il significato del titolo, era proprio necessaria la pistola in mano ad Harlan?
Vedere anche la scheda della storia
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