|
|
||
| ||||||||
|
L'esordio di una prestigiosa guest star ai pennelli coincide con una curiosa escursione nel passato di Harlan
Tre signore per un Roi
|
Superato brillantemente il giro di boa dei cinquanta numeri, Mauro Boselli inaugura questo secondo 'cinquantennio' con una storia che illustra la giovinezza di Harlan (fin qui quasi del tutto ignorata e lasciata in sospeso) attraverso tre figure che hanno attraversato la serie fin dai primi numeri senza essere però mai approfondite: le tre 'zie' di Harlan, ovvero le Custodi dell'Equilibrio, le figure soprannaturali incaricate di custodire il Dampyr (ancora ignaro di esserlo) finché non avesse deciso se stare da parte del Bene o del Male.
Ma la storia di Boselli non è la classica rievocazione da numero celebrativo. L'autore, per una volta libero da trame piene di riferimenti storici o da intrecci complicati, si diverte a sorprendere il lettore con una serie di stravolgimenti che, pur non essendo veri e propri colpi di scena, rendono la lettura avvincente.
E il divertimento traspare anche dai piccoli particolari, come il dialogo tra Tesla e Harlan, quando il cellulare di quest'ultimo riceve un sms e il protagonista dice "Sarà la solita pubblicità della Telecom ceca".
Proprio quest volersi calare a piè pari nella fantasia finisce per essere l'unico limite di questa storia. Infatti nel momento di tirare le fila, quel che rimane in mano è un pugno di mosche.
L'incontro di Harlan con Nergal ci viene mostrato da Boselli attraverso gli occhi di Hanneke che, addormentata e stordita, vede Harlan parlare con un drago e non capisce nulla di quello che accade. Un po' quello che succede al lettore.
Corrado Roi, colonna di Dylan Dog, non è nuovo a fare da guest star in altre serie, è già successo con Nick Raider, Julia, Magico Vento e Brendon di cui è anche copertinista. In questo caso il suo tratto, pur essendo differente da tutti gli altri finora visti su queste pagine, si adatta perfettamente alle atmosfere 'dampyriane'. Anche perchè è evidente che Boselli ha scritto la sceneggiatura pensando proprio all'inconfondibile stile di Roi.
Quella che possiamo vedere in questo albo è una delle migliori prove di Roi degli ultimi anni, in cui il maestro lombardo ha spesso sacrificato la qualità (comunque alta) alla quantità di tavole prodotte. In questo caso l'attenzione e la cura del disegno è massima, e il risultato si vede. Espressioni perfette, atmosfere da brivido (la scena dei due fidanzati nel bosco è magistrale), volti 'vivi' e brillanti (le tre zie in particolare, ma anche Nergal). Insomma, Roi raggiunge quasi la perfezione.
Un episodio slegato dalla continuity principale, ma ugualmente gradevole, brillante, con toni che variano dalla commedia sofisticata al romanzo di formazione, e che è anche l'occasione per tirare il fiato dopo una serie di albi strettamente interrelati. Dispiace trovare sempre dei difetti nel lavoro di Enea Riboldi, ma anche in questo caso la copertina non soddisfa del tutto. Buona la disposizione scenica, e per una volta anche la resa del protagonista, però l'immagine vorrebbe essere d'atmosfera, e invece le figure troppo plastiche e i colori troppo freddi attenuano irrimediabilmente l'effetto complessivo.
|
|||||||||||||||||||||
|