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Una storia 'normale', senza Kurjak e Tesla ma anche senza Maestri della Notte o supernemici. E due fantasmi al prezzo di uno non bastano a non farli rimpiangere.
Gli assenti hanno sempre ragione
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Ritornano i ghost hunters, e Harlan, accompagnato da Milius, si trova a partecipare ad un'indagine in cui la sua presenza dimostra di avere una qualche utilità solo alla fine. La storia in sè non è particolarmente originale, d'altronde il tema dei fantasmi è quantomai usurato, ma è comunque ingegnosa, con ben due fantasmi, e un lontano passato colmo di ingiustizia. La sceneggiatura è rigorosa, precisa, non tralascia nulla, se esistesse un computer che scrive automaticamente sceneggiature, questa sarebbe sicuramente opera sua, solo il finale è un po' macchinoso. Ma la precisione e il rigore non bastano. C'è un ottimo uso della suspance, pochi personaggi ma usati bene, un ritmo sostenuto ma non eccessivamente, con alcune pause gradevoli, ma questo non basta a farne una storia memorabile Perchè una sceneggiatura esemplare di per sè non basta a creare emozioni, e infatti questa storia non ne crea. Assistiamo man mano alle inquietudini della matricola che scopre di dormire in una stanza infestata, osserviamo con curiosità l'altro studente che sembra non avere di questi problemi, ci interessiamo al processo che, in anni bui, portò ingiustamente al rogo un professore di Cambridge. E poi assistiamo alla inevitabile resa dei conti. Insomma, una bella storia, raccontata bene ma senza capacità di coinvolgere.
Anche i disegni di Fabrizio Russo, proprio come la storia, sono buoni ma non esaltanti. Il disegnatore, all'esordio nella serie, centra perfettamente la figura del protagonista, e ne dimostra già
una certa padronanza, ma proprio questo fa emergere le differenze con gli altri personaggi, che purtroppo non sono tratteggiati con la stessa precisione, e alcuni, in particolar modo Fred Richards non sono caratterizzati con efficacia.
Vedi anche la scheda della storia.
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