Di progetti incerti e dintorni
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Scheda IT-DD-CF4a
- Manichini
valutazione (2,3,6) 52%
Scheda IT-DD-CF4b
- Situazione pesante, Una
valutazione (5,5,7) 80%
Scheda IT-DD-CF4c
- Morire dal ridere
valutazione (4,4,6) 67%
Scheda IT-DD-CF4d
- Lettera bianca, La
valutazione (5,6,4) 71%
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Di boutade in boutade
Altro giro, altro regalo. E stavolta a un Bartoli delicato e melanconico fa da contrappunto un Enna frenetico e surreale. Qualcosa potrebbe già dirci la prima, assai straniante, situazione, in cui spiccano le canoniche nazionalità da barzelletta (francese, italiana, tedesca e inglese, qui proprio nella persona di Dylan); oltre al fatto che il lettore potrebbe aver riconosciuto nella manciata di pagine dapertura la puntuale ripresa di uno sproloquio grouchesco figurante nellormai lontano "Le notti della luna piena", glorioso terzo numero della nostra serie preferita. La thirty-twopages - per usare una terminologia cara ai barksiani - sprofonda appunto lOld Boy in un agghiacciante loop (questa lefficace definizione dellautore), sballottandolo tra ventisei freddure del suo baffuto assistente che prendono letteralmente corpo. La sequela potenzialmente infinita di scenette sta iniziando a mostrare la corda quando, appena un poco oltre la metà del guado, la scena si anima con la comparsa di un Cagliostro quantomai buffo ed espressivo: proprio lui, solitamente associato a situazioni sì surreali ma anche drammatiche, ci introduce allultimo delirante spezzone di storia, dove finalmente compare anche Groucho, presenza aleggiante sin dalle prime tavole. Una puntatina metafumettistica, che è sempre à la page, e arriviamo alla conclusione.Compagno di viaggio di Enna un Celoni altrettanto scatenato, capace di alternare con gran soddisfazione per gli occhi lo stile caricaturale e flessuoso tipico della sua produzione Disney - impagabile il modo in cui il già citato Cagliostro viene filtrato attraverso questa "lente deformante" - con quello realistico della parte terminale, il tutto ben valorizzato dalla colorazione sgargiante del suo bravo omonimo, Fabio dAuria. In soldoni, un esperimento da lasciare forse circoscritto e non perfetto in ogni sua parte, ma nella sostanza tuttaltro che deludente, soprattutto per una certa raffinatezza e coerenza dellarchitettura narrativa.
Sullorlo del nulla
Chiude le danze Gualdoni, che dalle blatte dellultimo Gigante novembrino passa... a delle simil-sanguisughe che divorano cose e ricordi! Assieme agli insetti cambia però anche il tenore della storia, dai ritmi frenetici e surreali della prima alla linearità e delicatezza di questultima. Congedato con naturalezza Groucho nelle fasi prefatorie, siamo sprofondati assieme a Dylan nellincubo di un suo vecchio professore di liceo, che viene così a costituire un nuovo piccolo tassello della vita passata del Nostro e a motivare aspetti del suo modo di pensare e agire. La trama si sviluppa in maniera piuttosto lineare e ordinata nella gestione di tempi narrativi, stacchi analogici e quantaltro, né si preoccupa di giocare a carte scoperte sino alla fine cercando leffetto sorpresa dirompente. Permane forse qualche sovrabbondanza dialogica, nel senso che lazione è descritta e/o commentata anche laddove non necessario (e dove anzi sarebbe più efficace soltanto mostrarla: due sequenze esemplari alle pp. 103-106 e 109-111), che può rallentare il ritmo ma non inficia certo la bontà complessiva della sceneggiatura, di fluida lettura e capace di trattare il delicato tema della malattia senile senza inciampare in una retorica perniciosa.Mastantuono, qui coadiuvato alle chine da Stefano Intini, altra colonna Disney, sfodera una prova magari meno impressionante delle precedenti a un primo impatto, ma che si sposa bene con la storia, dandole quel senso di delicatezza di cui necessita senza snaturarla: perché in sostanza essa non è umoristica, ma il disegnatore romano ricorre egualmente a un tratto grottesco e geometrico, seppur non esaltato oltre un certo limite di appariscenza. Unidea geometrica di fondo che si sviluppa soprattutto per forme trapezoidali e ovali, senza rinunziare comunque ad arrotondamenti o smussamenti delle spigolosità.
Conclusioni e prospettive
In definitiva, ci si può ritenere soddisfatti delloperazione. Pur nella consapevolezza dellincertezza tematica che pervade lalbo, le storie sono di buon livello, se non ottimo (fa eccezione Manichini, che purtroppo non lascia il segno per le ragioni già illustrate ma non per la sua "eccentricità"), e i disegni toccano apici deccezionalità, con un Carnevale e un Celoni in prima linea che sorprendono per le notevoli capacità dinterpretazione artistica. Ci auguriamo che in futuro il Color Fest sia più coraggioso e coerente con le premesse, acquistando così una sua definita caratterizzazione che non sia soltanto ascrivibile allesplosione cromatica o a una specifica interpretazione grafica, ma anche - e soprattutto - alla narrazione sperimentale. Perché con una copertina tanto esplicativa quanto folgorante come quella di Silver, oggettivamente, ci si aspetterebbe ben altro dalla lettura di un albo. Dylan Dog Color Fest n.4, di AA.VV., Sergio Bonelli Editore, 132 pg. colore, brossurato, in edicola da maggio 2010, 4,8Vedere anche...
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