Desidero fare un intervento "sui generis" sulla questione che avete sollevato sul
giudizio dei disegni: io personalmete ritengo che la questione dei gusti personali
del pubblico abbia un significato particolare.
Senza voler volare troppo alto lo stesso disegno è una forma di linguaggio, dotata
di sue proprie convenzioni e codici, che per essere compresa e apprezzata dal lettore
richiede alcune condizioni, e cioé che lettore e disegnatore abbiano, almeno in buona parte,
un retroterra culturale (come sopra: convenzioni e codici, ma in senso lato anche
esperienze culturali) su cui comunicare. Ecco allora il rischio del disegnatore che non
viene capito, o che ha bisogno di tempo per venire apprezzato, perché mette in campo
alcune sfumature nella sua opera che non vengono recepite.
Ed ecco per di più quei disegni di cui diciamo: "Hanno un qualcosa di indefinibile
che mi piace, ma che non riesco ad identificare (a me personalmente è successo con
la storia di Medda sulla sindrome degli hackers (NNn.70),
che a prima vista mi sembrava scontata, ma che mi ha smosso qualcosa nel profondo,
mi sono scervellato ma ancora adesso non riesco ad afferrare quella sensazione).
Ciò non impedisce al disegnatore di "educare" il lettore fino a farlo partecipe
del suo messaggio: ma come ho detto, è necessario tempo.
Chiudiamo il cerchio? Cosa è un capolavoro? è un'opera così ben struttura da permettere
la trasmissione di contenuti su di un ampio spettro di livelli, tale da poter essere,
almeno in alcuni di questi, recepita da quasi tutti i destinatari.
Forse Michelangelo riesco ad includerlo in questa categoria (quello del giudizio però.. :-)