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Il massacro dei campi profughi palestinesi a Shabra e Shatila (periferia di Beirut) ebbe luogo tra
le 18.00 del 16 settembre 1982 e le 08.00 del 18 settembre. Famiglie intere vennero trucidate,
molti vennero stuprati e torturati prima di essere uccisi.
Fonti palestinesi danno una stima di almeno 2000 vittime.
Il canto di Shabra & Shatila
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Continua ad essere vivida l'allegoria che lega l'universo narrativo di Gea al mondo reale. Dove nel mondo di Gea abbiamo l'intrusione da parte di creature extradimensionali, nella nostra realtà abbiamo l'immigrazione clandestina. I baluardi sono naturalmente le forze di polizia. Abbiamo così un'equazione... anzi, meglio: una proporzione. In Gea 4 "Madre di violenza", Ardat-Lili riuscì a far giungere da un altro piano di esistenza delle larve di Gregario. Queste larve furono veicolate dal ventre di una "madre" che le restituì alla luce con un violento parto cesareo che la condusse alla morte. La proporzione propostaci questo mese (già abbozzata in quell'albo di ormai un anno fa) ci racconta che la corruzione lenta, ma inarrestabile del corpo dell'Esarca sta alle malattie nervose degenerative come le larve di Gregario stanno ai feti di bambini. Infatti la medicina moderna ha appurato che certe malattie nervose degenerative potrebbero essere curate con trapianti di cellule staminali (provenienti dai feti), proprio come l'Esarca in questo albo fa uso delle larve di Gregario non ancora mature per rallentare il processo di corruzione del suo corpo. In passato, nel corso di riti religiosi, si immolavano sull'altare bambini con lo scopo (o la semplice speranza alimentata dalla fede) di portare benessere a tutta la società. A molti, oggi, queste cose sembrano stupide ed atroci superstizioni di un buio passato, ma noi non stiamo forse proiettandoci verso la stessa direzione? Noi ci ritroviamo a sacrificare bambini o "soltanto" feti di bambini per il bene degli adulti. Ecco che quindi si viene a creare un parallelismo inquietante fra coloro che trafficano in organi e l'Esarca.
Luca Enoch non sostiene ovviamente, ma neppure condanna espressamente nessuna di queste azioni. Si limita a stare al di sopra delle parti mostrandoci una delle tante facce della realtà, epurata di qualunque esplicito giudizio morale. In una sua intervista disse che una razza intelligente dove i caratteri recessivi non provocassero malformazioni, l'incesto e il matrimonio tra consanguinei non sarebbero tabù e non verrebbero moralmente condannati. Pertanto i cosiddetti "diavoli", concepiti semplicemente come una specie "diversa" dalla specie umana, essendo diversi fisiologicamente da noi, sviluppa codici etici, dottrina morale e tabù radicalmente differenti.
La figura del chirurgo senza scrupoli (personaggio di fantasia) viene associato al condottiero Gilles De Rais (storicamente esistito) come per dirci che quell'uomo, pur essendo fittizio, non è affatto una realtà esasperata e quindi esagerata, ma è concretamente possibile oggi, come lo è stato in passato e come lo sarà purtroppo in futuro. La successiva associazione (più sottile) con un esponente della "specie" dei diavoli, serve a dirci che quell'uomo agisce e vive secondo la sua natura. Natura che lui si è scelto (come viene spiegato in Gea 5 "Il nero") e che quindi vive fino alle estreme conseguenze. Cioè fino all'incontro con una creatura la cui natura lo spinge a proteggere i cuccioli. Il lupo è forse cattivo? Il lupo è una creatura che agisce secondo la sua natura che gli impone di aggredire pecore indifese fino al giorno in cui non interverrà il cacciatore. Il cacciatore è forse buono? Il cacciatore è una creatura la cui natura gli impone di difendere il gregge. Sta ad ognuno di noi scegliere se essere agnello, lupo o cacciatore. Una volta scelto il personaggio, dobbiamo accettare le conseguenze di interpretarlo fino in fondo. Chi pensa di impersonare una figura solo perché considerata la più forte è un illuso: anche il cacciatore ha la sua nemesi.
Essendo sempre Enoch l'autore, esprimere un giudizio non è facile. Cominciano a scarseggiare le espressioni di apprezzamento. Comunque le tavole del 5 avevano un qualcosa in più, in termini di suggestione, rispetto a questo numero. Probabilmente anche grazie alle molte sequenze di combattimento e quelle relative al viaggio astrale, più la presenza massiccia di creature intruse inedite. Non è un caso che ne "L'Orco" uno delle segnalazioni di rilievo è la scena ambientata ai piedi della Torre di Babele. La Torre era il tentativo degli uomini di arrivare a Dio, quindi (secondo la chiave di lettura di Enoch) era una sorta di portale dimensionale. Gli uomini di allora devono avere avuto una bella sorpresa quando videro arrivare da quel portale ben altro rispetto a quello che si aspettavano.
La donna in topless con al collo le 4 effe e vestita con un completino sadomaso non è ovviamente Gea. Con questa sequenza babelica scopriamo infatti che nella memoria di Gea sono presenti i ricordi ancestrali di tutte le sue antenate secondo la linea matriarcale. Quindi quella donna è la sua trisavola... anche se francamente non è detto che il "mandato" di baluardo, per lei avvenga di madre in figlia. Potrebbe essere un rapporto madre/figlia solo in senso spirituale, quindi sarebbe più corretto parlare di maestra/allieva. La caratterizzazione dell'orco si riduce ad una massa di muscoli con caratteristiche antropomorfe tratteggiata con pochi tratti... quasi a voler sottolineare la sua natura favolistica e quindi fuggevole. Confrontiamolo col Gregario del 4 per esempio. Il Gregario aveva una struttura corporea tutta nervi e tendini che era una bellezza. Come fosse il Demetrio Stratos del fumetto, Luca Enoch ci regala il suo personale canto in memoria delle vittime di una strage avvenuta vent'anni fa. Oh, certo! Il suo è solo un fugace accenno a pag.113, ma se leggiamo la vicenda dell'Orco in questa chiave, ci rendiamo conto che tutto ruota intorno a quell'episodio. Enoch rimbocca le coperte ai bambini, ma prima di spegnere la luce sul comodino, si siede accanto a loro e racconta la fiaba dell'orco cattivo. "Se tu farai il cattivo, l'orco verrà a prenderti e ti mangerà". Frottole per tenere buone le piccole pesti? "Oh, no!"- ci lascia intendere Enoch - "l'orco esiste... e può essere chiunque di noi". Le favole servono ovviamente per semplificare una realtà complessa, ma più concreta che mai. Se infatti un bambino diventa "cattivo" non è esattamente lui ad essere mangiato, ma la sua "purezza di bambino". Divorata quella, avremo un adulto in cui potrà albergare un'anima di orco. Come spiegare ad un bambino che sono gli adulti a poter agire da orchi? Potrebbe voler dire togliere al bambino la fiducia in tutti gli adulti e questo vuol dire anche insinuare nella sua mente il timore per la crescita. "No!"- ci racconta Enoch con la sua fiaba - "molto meglio che i bambini continuino a pensare che l'orco sia una creatura non umana: un pericolo che è là fuori e non qua dentro."
Orchi sono coloro che usano i bambini come dispense da cui prelevare organi con la stessa noncuranza con cui estraiamo il barattolo del miele e quello del cacao. Orchi erano anche coloro che hanno trucidato anziani, donne e bambini palestinesi, profughi in Libano. Enoch lancia il suo monito: smettiamola di sacrificare i bambini sui mille altari degli adulti.
Vedere anche la scheda della storia.
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