uBC Fumetti:
Professore pu� tradurre i grugniti del suo assistente Java
in un idioma pi� comprensibile al pubblico? Ci � parso che intendesse
minacciare di rappresaglie i lettori nel caso in cui dovessero votare la sua
esclusione dalla striscia...
Martin:
Ah! Ah! Guardi, siete completamente fuori strada! Il mio assistente si
esprime in una lingua gutturale che pochi eletti sono in grado di
comprendere, e si aiuta con il linguaggio dei gesti, l'Amerslan. Ricordo che
inizialmente i grugniti di Java furono anche per me di difficile
comprensione, ma adesso sono perfettamente padrone del suo linguaggio e sono
in grado di capire benissimo ci� che ha detto all'interno del confessionale
del Grande Fumetto. Un po' come accade a Snoopy, che � perfettamente in
grado di comprendere il linguaggio dell'uccello Woodstock, e sfruttando un
abile artificio narrativo riesce a comunicare il senso dei discorsi del
pennuto ai lettori, cos� anch'io sono spesso costretto a fare lo stesso con
i discorsi di Java. Devo confessare che Java sa talvolta essere persino pi�
logorroico del sottoscritto. Ricordo un simpatico aneddoto del mio passato
che vi divertir� senza dubbio: eravamo alla mia casa di Washington Mews, a
New York, zona che si trova pi� o meno dalle parti del Greenwich Village,
luogo dove spesso si possono incontrare artisti di ogni risma intenti nelle
loro esibizioni, come per esempio i giocolieri, oppure semplici pittori
intenti a ritrarre la stupenda bellezza che sanno regalare solo alcuni
piccoli scorci della Grande Mela, cos� chiamata, dicono le malelingue, solo
perch� in essa si annidano grandi vermi, il che tra l'altro � abbastanza
esatto, visto che pi� di una volta mi sono trovato a scendere negli abissi
sottostanti la mia citt� e in essi ho trovato cose indescrivibili, un po'
come la brutta copia di quando mi sono addentrato nelle viscere stesse del
mondo (assieme proprio a quel Dylan che adesso � rinchiuso nelle pagine del
Grande Fumetto, e con il quale vissi una avventura nei meandri di una
stazione della metropolitana di Londra, citt� che io amo e alla quale,
immaginando di trovarmi nel secolo scorso, una volta scrissi persino una
poesia, che vi leggo perch� molto graziosa: "Dai nebbiosi riflessi del
Tamigi / dove si specchian mille tetti bigi / s'odono suoni come di piccozze
/ quando, al passar delle carrozze / trainate or da un cavallo ora da un
mulo / maremma majala adesso mi viene solo la rima con 'culo' e mi si �
sciupata tutta la poesia"...