Una Donna molto Vera
alla corte di Re Francesco metti insieme Nitro e Glicerina...
Recensione di V.Oliva | | historietas/
Scheda
- Dago
un avventuriero a spasso per il mondo nel XVI secolo
Non uno facile. Uno molto pi� complesso di quanto certi suoi atteggiamenti potrebbero far pensare. Uno feroce e indurito, ma che sa commuoversi. Uno che ha imparato da schiavo a celare i propri sentimenti, ma che ogni tanto se li lascia scappare, rivelando tormenti che hanno bruciato quasi tutto, ma non quel nucleo duro dove lui conserva l'indignazione per l'ingiustizia, l'amore per la bellezza, il desiderio di pace. Ma anche quello dell'avventura: non sarebbe Dago.
Dago, uno che ha una lingua che taglia pi� della sua spada - re, regine, principi e cavalieri vari ne sanno tutti qualcosa; eppure la sua spada taglia eccome.
Uno feroce e indurito, ma che sa commuoversi. Uno che ha imparato da schiavo a celare i propri sentimenti, ma che ogni tanto se li lascia scappare, rivelando tormenti che hanno bruciato quasi tutto, ma non quel nucleo duro dove lui conserva l'indignazione per l'ingiustizia, l'amore per la bellezza, il desiderio di pace. Ma anche quello dell'avventura: non sarebbe Dago.Uno di cui � difficile parlare, perch� non sai mai se le sue storie dureranno dodici pagine, oppure sessanta. O duecentoquaranta (e neppure sai se seguiranno il placido corso della Storia oppure il Nostro si ritrover� in una qualche specie di paradosso temporale a farsi vicendevolmente la forca con tipetti come Vlad l'Impalatore, meglio noto come Dracula). Anche la spartana ristampa cronologica delle sue avventure, di gran lunga la miglior cosa che l'Eura mandi in edicola di questi tempi, � un cliente difficile. Ristampando nel classico formato bonelliano storie che appaiono in episodi di dodici pagine a settimana su Lanciostory, gli albi ben difficilmente hanno un inizio e una fine, e possono presentare un'intera storia priva dei capitoli iniziale e finale, tre storie meno un pezzetto, un paio di storie una monca del capo e l'altra della coda, eccetera eccetera.
A proposito di Storia, sarebbe bene sfatare il mito che il suo autore, Robin Wood, ne sia un amante fedele. Non � cos�: Wood plasma la Storia a suo piacimento, la piega alle necessit� della sua scrittura e delle emozioni che pu� trarne, e allo scopo non si perita di falsificarla fin dove pu�. In Dago pu� trasformare due macellai come Cort�z e Pizarro in un nobile cavaliere e una simpatica canaglia predestinati ad alti compiti.
"Segreti di stato", l'albo di Febbraio, non fa eccezione alla difficolt� di poter parlare di Dago, ma forse concede una fessura dove potersi incuneare. Contiene infatti tutta la parte saliente, la polpa, della breve storia della Principessa di Fourr�ges, eccetto il primo capitolo introduttivo. Non si tratta di una storia fondamentale per la continuity del personaggio, n� di una delle pi� intense e drammatiche: bench� possieda intensit� e drammaticit�, sia perfino patetica; ma in modo lirico: � una delle occasioni in cui Wood riesce a tenere sotto controllo il fluire e ribollire della sua retorica, sublimandolo appunto in una scrittura lirica e commossa.
E' invece una storia esemplare; nel senso che contiene un esempio tra i pi� perfetti di una maschera ricorrente nella lunga saga di Dago: la "Donna Vera". La "Donna Vera" non � una vera donna, si badi: nel senso che Robin Wood fa uso di questo vero e proprio strumento narrativo tanto per innalzare il livello drammatico della storia che per nobilitare quello della narrazione; ma soprattutto per esaltare il suo protagonista, che in tal modo risalta ancor pi� tra gli altri uomini (e ristabilisce la giusta gerarchia uomo/donna: il maschilismo di Wood � piuttosto spiccato ;-)).
La "Donna Vera" � quasi una *super*donna: Wood esaltandone in modo iperrealistico caratteristiche che possono essere il coraggio, la sfrontatezza, l'abilit� guerriera, la saggezza
eccetera (una, pi� di una, tutte). Non c'� nulla di finto, in fondo, in queste figure femminili: sono soltanto un po' pi� vere del vero.
Un po', per cos� dire. Per solito possono essere di tre tipi: dell'et� giusta (da adolescenti all'et� di Dago, con un po' di fantasia); troppo anziane; oppure troppo giovani.
Il loro cervello, spirito e letto (in questo caso se dell'et� giusta) � irraggiungibile per qualsiasi uomo a meno che non sia Dago (o, per il caso del letto - se ella non interessi a Dago e Dago non interessi a lei - un Eletto di spirito puro degno di diventarne il compagno, che in questo caso sar� presente nella storia). Per le "Donne Vere" troppo giovani Dago sviluppa un reverentemente protettivo senso paterno, per quelle troppo anziane un profondo rispetto venato di amicizia.
Per tutte loro si getterebbe nel fuoco.
Se Wood fa parlare i suoi personaggi, � certamente Gomez che li racconta al lettore.La principessa di Fourr�ges � una di queste donne, un'anziana matriarca che regge le proprie terre con pugno di ferro verso nobilastri e parassiti vari, e infinita tenerezza per il suo popolo. Una donna abituata a comandare, ma soprattutto a sferzare la dappocaggine, l'inadeguatezza, l'infingardaggine, i calcoli meschini. Pi� dello stesso Wood, questo ce lo far� capire Carlos Gomez nel corso della storia. Il disegnatore argentino di Dago ha abituato il lettore al suo disegno che scolpisce, cesella, scava volti e corpi, li fa esprimere con il movimento, la postura, il piegarsi o sollevarsi di un labbro o di un ciglio. La mobilit� fa l'espressione in Gomez; uso a far bruciare gli occhi d'ira pi� che farli lampeggiare, a distorcere i volti in maschere che urlano l'ira o il dolore; ma anche a lasciarli distendersi nella gioia semplice di un pasto saporito, un prato di primavera o la canzone di una ragazza. Se Wood fa parlare i suoi personaggi, � certamente Gomez che li racconta al lettore.
Re Francesco I di Francia, ritenendosi un furbo di tre cotte pensa di vendicarsi insieme di Dago e della sua nobile e difficilissima ospite, infliggendo l'uno all'altra la compagnia delle reciproche lingue, il cui sferzare sulla sua pelle brucia la regale epidermide. La principessa deve affrontare il pericoloso viaggio di ritorno ai suoi possedimenti, Dago sar� a capo della scorta. La principessa � malata, di una malattia che va peggiorando per la stupidit� di medici troppo ignoranti e soprattutto troppo pavidi per avere a che fare con lei in modo da curarla per bene. Una situazione ideale perch� lei e Dago facciano scintille. Naturalmente Dago oltre a battibeccare con lei, a guarirne la gamba malata e a farsi conquistare dalla sua forza d'animo e dal senso di giustizia restituir� alla vecchia nobildonna una figura di uomo alla sua altezza. Sar� cos� che i due impareranno a rispettarsi e a guardare nel cuore l'una dell'altro.
Importante � questo confronto-archetipo tra Dago e una grande figura femminile. Un tipo di confronto che sempre esalta Wood e Gomez, li spinge su sentieri certamente ben noti e battuti, sia da loro che da mille altri (cosa pu� esservi di pi� tipico?), all'interno dei quali per� essi sanno sempre rinnovare il fascino e la ricchezza di stimoli del modello narrativo.
Ma non � la loro storia intesa come trama a essere importante, n� quelle di contorno: Margherita di Navarra ancora una volta abbandonata dallo spietato Dago; una turba di mercenari scozzesi che si trasformano in agnellini toccati dal cuore di una fanciulla ferita; un figlio idiota per una madre troppo grande per lui; il solito contorno di umanit� che si crede molto furba. Nulla di tutto ci� � importante.
Importante � questo confronto-archetipo tra Dago e una grande figura femminile. Un tipo di confronto che sempre esalta Wood e Gomez, li spinge su sentieri certamente ben noti e battuti, sia da loro che da mille altri (cosa pu� esservi di pi� tipico?), all'interno dei quali per� essi sanno sempre rinnovare il fascino e la ricchezza di stimoli del modello narrativo.
Resta inteso che vi sono occasioni nelle quali tale modello raggiunge livelli di cialtroneria assoluta: quando Wood lascia straripare senza controllo il suo maschilismo di fondo, la retorica della sua scrittura, le frasi pi� barocche e d'effetto con le quali infiora i sonni della sua ispirazione e voglia di scrivere (se anche Omero si faceva i suoi sonnellini, c�pita pure al nostro Robin). Quando non accade - come � questo il caso - la retorica, i barocchismi, le rasoiate di dialogo sono poste al servizio di una narrazione che punta dritta alla grandiosit� dei sentimenti. E li evoca alla perfezione. Sapori robusti, attraverso i quali il lettore recupera quelli delle avventure senza tempo scritte in ogni tempo e capaci di far sognare tutto il tempo.
E' una piccola storia del personaggio, questa, ma � come una miniatura realizzata ponendo cura in ogni dettaglio, ogni parte del meccanismo.
Ristampa Dago n.57 di Robin Wood e Carlos Gomez - Eura Editoriale, 16x21 cm, 98 pagg, brossurato b/n, mensile, � 2.70
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