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di Pierfilippo Dionisio L'uscita in edicola del Maxi Gregory Hunter � stata una piacevolissima occasione per conoscerne l'autore e scambiare 4 chiacchiere, parlando dei suoi esordi fino ai progetti per il futuro. Gigi (Luigi) Simeoni, in arte Sime. Ci vuoi parlare di te, dei tuoi studi e dell'ambiente in cui vivi? Sono Sime, non solo fumettista. Ho avuto un rapporto conflittuale con gli studi, approdando infine ( a nuoto ) ad un diploma di
liceo scientifico sperimentale artistico. Cos'era, l'86? Pi� o meno. Poi, specializzato a rate al triennio di
fumetto-illustraz-scenegg di Rub�n Sosa (l'Aleph Associazione Culturale -
Scuola di grafica e comunicazione
Come � iniziato il tuo interesse ai fumetti? Quali sono state le tue prime esperienze come lettore e quali le tue preferenze? Guardavo i "Topolino", i "Geppo", i "Provolino", i "Braccio di Ferro" e il diario Vitt quando ancora non leggevo. Sono andato avanti a guardarli anche quando sapevo leggere, ma senza leggerli. Era pi� forte di me! Poi ho detto "ma s�, va'..., forse ha un senso anche il testo". S�, perch� io stabilivo quale fossero i miei fumetti preferiti quando capivo perfettamente il senso del racconto SENZA leggere i balloon. Avevo gi� deciso che la tavola deve avere una sorta di "autonomia", di funzionalit� logica che renda il tutto comprensibile anche senza i testi. Un giorno, a undici-dodici anni, ho scoperto ALAN FORD. Apriti cielo! Ecco le tappe della mia crescita artistica in quattro nomi: Jacovitti-Magnus-Bernet-Pazienza. Non leggevo quasi niente di supereroi, ma mi abbuffavo di Tex solo d'estate, in spiaggia. Usavo una pila di una quindicina di albi come cuscino mentre leggevo il sedicesimo, sdraiato sulla salvietta. Leggi ancora fumetti? Quali ti sembrano i pi� interessanti di questo vastissimo panorama? Ora leggo pochissimi fumetti, quasi nulla. Se leggo, � per quattro motivi base: a) E' un albo che ho fatto io; b) E'
l'albo di un amico e collega che tiene a un mio giudizio; c) E' un albo che regaler� e voglio essere certo della scelta;
d) E' un albo che i miei figli vorrebbero leggere e devo essere sicuro che non ne vengano traumatizzati.
Qual � stato il motivo scatenante il tuo ingresso nel mondo dei fumetti? Quando hai cominciato? Il motivo scatenante sono stati i fumetti stessi. Ho incominciato a disegnare prestissimo, quando ho scoperto i fumetti ho capito che era quello che volevo fare. Devo per� ammettere che "Zorro", "Pasticciere" e "Stunt Man" erano i tre mestieri che insidiavano la leadership di "Fumettista". Quali sono state le tue prime esperienze di lavoro e cosa ricordi di quel periodo? La prima pubblicazione a fumetti � arrivata nell'89, con la ACME. Erano storielle horror-grottesche, con un tratto che si rifaceva ad Alan Ford, pubblicate su "Zio Tibia, la clinica dell'orrore". Per� il personaggio che mi ha fatto conoscere un po' di pi� � stato "Zompi", che usciva su "Cattivik". Ricordo che in quel periodo lavorare per la ACME, che stava pian piano fallendo dopo i successi editoriali degli anni '80, non era cosa facile. Se la gavetta significa essere messi in attese interminabili al telefono, venire sottopagati a fatica, mai del tutto e con ritardi mostruosi e perdere definitivamente le tavole originali per l'incuria e il disinteresse della casa editrice allora io, ai tempi della ACME, ho fatto la gavetta. Ricordo poi che fui colpito dal livore reciproco tra autori, spesso mascherato da sorrisoni e pacche sulle spalle. Tante prime donne su un palcoscenico stretto stretto. Conobbi Silver ( il pap� di Lupo Alberto ) e lui mi parve diverso dagli altri, pi� defilato e schivo. Mi ricordo lui seduto di fronte a me con un abito grigio che litiga e si incazza un po' con un cellulare enorme ( uno dei primi ) dicendomi che non sa perch� l'ha comprato. Non ama la tecnologia. A Lucca Comics andai un giorno incontro a Milazzo per fare due parole con lui, ero gi� un professionista e volevo qualche consiglio. Ma il fan che era in me ebbe il sopravvento e per prima cosa gli chiesi se mi faceva un autografo. Mi disse queste parole: prima compri l'albo, dopo ti faccio l'autografo. Shockante. Conobbi Vincenzo Perrone, uno scrittore- factotum instancabile. Peccato che le nostre strade si siano poi divise, andavamo d'accordo. Poi collaborai con Bonvi e anche di lui ho un bel ricordo: il primo giorno che ci siamo visti c'era anche Leo Ortolani ( motivo in pi� perch� sia un bel ricordo...). Franco ci port� a bere un aperitivo al mitico "Roxy Bar", proprio quello della canzone di Vasco Rossi! E poi a pranzo: io e Leo tagliatelle, Bonvi due whisky e un brodo. Pazzesco! Ma mi fermo qui. Quando disegni hai qualche fonte di ispirazione? qualche autore che stimi particolarmente?
Quando disegno o sceneggio tengo il pi� possibile la mente e il tavolo sgombri. Evito cos� di copiare, anche se involontariamente. E
con tutto quello che fino ad oggi � stato pubblicato e davvero sempre pi� difficile cercare di dire qualcosa di nuovo. Forse, il nuovo
aspetto della creativit� � soprattutto il "modo" di dire le cose. Quindi mi trovo a lavorare solo con quello che le opere di altri hanno
stimolato in me, le sensazioni che ne ho tratto. Gli effetti, ma senza avere davanti le cause. Provo un sano godimento a inventare tutto
di sana pianta, anche se a volte il risultato magari non � dei migliori. Per� l'ho fatto io, capperi.
Come imposti il tuo segno grafico? Qual � il tuo stile di disegno? Ti rifai a qualche scuola in particolare (italiana, BD...) ? Una rapida scorsa alle tue produzioni passate fa notare che ti sei dedicato a vari generi. Sei uno di quei rari autori - p.e. Mastantuono - in grado di essere autori completi, sia nel realistico che nell'umoristico e che non adotta uno stile comune nelle due tipologie. Come ci riesci?
Effettivamente posso dire di essere uno dei pochi disegnatori in circolazione che disegna e pubblica tavole realizzate con stili diametralmente opposti. Sono passato dal realismo quasi fotografico di Lazarus Ledd e Hammer alle stripes di Mac Murphy, dall'underground di Zompi al manierismo di Nathan Never. Ma in definitiva credo che il tratto che mi permette maggior espressivit� sia quello che ho adottato per il Maxi Gregory Hunter, pur rinunciando a quello humor nero che tanto me gusta. Credo che questa libert� espressiva rifletta in definitiva la libert� mentale. Disegnare � infatti prima di tutto un fatto mentale, perch� la mano non fa altro che riprodurre quello che il cervello vede. Se il cervello tende a dare una dimensione grafica adatta ad ogni tipo di situazione, come un sarto che cuce un abito su misura per il cliente, allora ne risultano disegni diversi e abiti diversi. Ma tutti che calzano a pennello! Come io ci riesca � per� un mistero anche per me.
C'� un genere narrativo che preferisci? Sembra che tu prediliga quello fantascientifico, avendo disegnato (e sceneggiato) storie per Lazarus Ledd, Hammer, Nathan Never e Gregory Hunter. E' una tua passione o ne hai altre? Hai avuto un approccio differente per ognuno dei titoli di fumetti di fantascienza sopra riportati? No, non prediligo la fantascienza, come non prediligo nessun genere a priori. Tutto ci� che � ben congegnato, mi titilla la papilla. Ho disegnato pi� fantascienza che gialli perch� la richiesta degli editori � stata quella e devo pagare le bollette. Mi avvicino a tutti i lavori con curiosit� e voglia di sperimentare. Anche se poi, a volte, la sperimentazione resta ad aspettare fuori perch� in certe situazioni non � gradita. Ho avuto un approccio speciale con Hammer, ovvio. Chi si chieder� "e perch�?" vada a leggersi Hammer e capir�.
Di recente, nel Maxi di Gregory Hunter, sono uscite due storie, interamente realizzate da te per i testi e per i disegni. Pare che al pubblico dei lettori siano piaciute moltissimo. Te lo saresti aspettato? Come sono state partorite? Il successo del mio Maxi me lo aspettavo, onestamente. Sentivo di aver fatto un buon lavoro, semplicemente perch� mi sono divertito a farlo e so benissimo che quando l'autore SI DIVERTE, il pubblico ANCHE. Non si comunica un sentimento senza farne personalmente il rodaggio, credo. Ho avuto questa sorta di "carta bianca" da Serra, che mi ha cos� dimostrato la sua totale fiducia. E non l'ho deluso, anche se purtroppo il Maxi funge un po' da pietra tombale sulla fossa della serie. Pazienza. Ma a volte ritornano, come diceva Stephen King... speriamo! Le storie sono nate cos� ( schiocco di dita ). Ripeto, ho fatto quello che volevo fare, senza filtri n� limiti. Come � stato muovere Gregory e Badger? Chi dei due hai trovato pi� stimolante? Forse Badger, che hai saputo rendere cos� bene? (diciamolo: il tuo Badger � stato veramente spassoso e comico! :-) ) Mi sono trovato bene a muovere entrambi, anche se ho lasciato indietro ( volentieri ) il discorso "Brinner", che avrebbe costretto il mio racconto a passare dal grottesco al tragico. Ho evitato di calcare la mano sulla misogin�a di Greg e sulla foia di Badger, pur richiamandole di tanto in tanto. E poi ho mostrato volentieri l'aspetto umano di Gregory, che va oltre il ruolo di personaggio protagonista e tutto d'un pezzo. Qual � l'aspetto che pi� ti ha colpito nel personaggio e nella serie di Gregory Hunter? Mi ha colpito la Jolly Roger. Ho trovato geniale utilizzare un attrezzo da gelataio come modello di riferimento.
Quando scrivi e disegni storie, pensi a tavolino i riferimenti e omaggi che inserirai?
Prendiamo ad esempio le citazioni presenti nel Maxi di GH.
No, non studio a tavolino altro che il soggetto e la scaletta. Il resto arriva man mano che procedo col lavoro. C'� qualche aneddoto legato a queste citazioni? Sono tutti richiami a ci� che amo e che conservo dentro. Tolta la "supergun", naturalmente.
Vuoi rilasciare un commento alla prematura chiusura di GH? Non so se la chiusura sia definitiva o se sia solo una pausa di riflessione. Dico solo che mi dispiace, che il progetto era ambizioso e che � stato frainteso. Forse anche per il taglio editoriale, che lo collocava ( erroneamente ) tra i prodotti "bonelliani" classici, mentre non lo � affatto. E' un prodotto da "una tantum", in grande formato e molte pagine. Ma � solo la mia opinione. A cosa stai lavorando ora? E quando avremo nuovamente occasione di leggere e/o vedere qualcosa di tuo? A dicembre, credo, uscir� una storia che ho realizzato con Stefano Vietti per Nathan Never. Un giallo che parla di onore, corruzione e fedelt�. Con tantissimi personaggi che spero di poter ancora rivedere in giro per la serie. Ora sto disegnando una storia scritta da Stefano Piani, ma non ho idea di quando verr� pubblicata.
Oltre alla carta stampata, ti sei dedicato anche a illustrazioni e animazioni su Internet
("OMNITEL-SANROMOLO", un gioco interattivo per il Festival di San Remo 2001, di cui hai curato la realizzazione e le illustrazioni
a fumetti, e Ultimobanco, il sito che non
insegna No, perch� il mio progetto e i disegni vengono ancora realizzati su carta.
Ora ti far� una serie di domande a cui ha risposto in passato anche
Alfredo Castelli in un'intervista.
Il legame tra computer, internet e fumetti? C'�, in varie formule. Internet porta via molto del tempo che una volta era dedicato anche ai fumetti. Per� � anche vero che internet permette ad una fantasia di tipo fumettistico di mantenere vivo l'interesse per i prodotti di questo settore. Comunque la carta stampata � ancora il supporto pi� gettonato, e lo sar� per anni. Quindi, in definitiva, c'� spazio per tutto. Manca per� l'attenzione alla qualit� che c'era fino a qualche anno fa, ed il futuro dei fumetti dipende dalla sua qualit�, non dal supporto su cui verranno realizzati e pubblicati.
Cosa pensi di uBC? E delle possibilit� di dialogo via internet tra Autori, Pubblico e Critica? Non seguo molto internet, ma quando so che c'� qualcosa su di me lo leggo, per puro narcisismo o per masochismo.
Per finire: cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro da Sime? Hai qualche ultima dichiarazione da fare? ;-) Niente da dire, tanto da fare. Leggere tanti libri e recuperare un po' di tempo da dedicare a me stesso, finalmente. E poi c'� mio
figlio Marcello che � bravissimo a disegnare, devo incominciare al pi� presto a coltivarlo come si deve...
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