Il ritorno degli squinternati
Anteprima
- Crazy Tribe
risate western
Recensione
- Una tribù di matti
per non parlar degli altri
Intervista
- Intervista a Elena Mirulla
l'autrice di Crazy Tribe
Il primo Crazy Tribe
Avevamo salutato il primo Crazy Tribe di Elena Mirulla, giovanissima fumettara genovese, come un lavoro di un'artista completa che, alla verdissima età di 23 anni, aveva raggiunto pregevoli risultati sia nel tratto, sia nei dialoghi, sia nella sceneggiatura.Questo secondo Crazy Tribe, se da un lato complessivamente non smentisce l'abilità tecnica della Mirulla, da un altro versante si rappresenta come una pausa, una interruzione, se non addirittura un piccolo passo falso nel percorso artistico della disegnatrice genovese. Non è possibile procedere a una analisi di questo secondo episodio, senza ricordare quel che di buono avevamo visto nel primo. Innanzitutto il tratto: disinvolto, senza incertezze, forse un po' troppo commerciale per poter essere definito del tutto originale, ma senz'altro molto personale. In secondo luogo la sceneggiatura; professionale, con pochissime sbavature, senza essere però troppo tecnica. Il soggetto: fresco e accattivante, ricco di battute demenziali che però non faticavano a strappare una franca risata.
Il secondo lo sbagli
Diceva Massimo Troisi a proposito diBeh, con Crazy Tribe è successa una cosa del genere.
Certo la parodia non è che potesse avere molti sviluppi, a meno di non introdurre qualche nuovo personaggio originale che permettesse alle costole di Than dai di percorrere una strada autonoma. Questa scelta non è stata fatta e la storia si ritrova a soffrire di stanchezza narrativa. Ma non si tratta solo di questo.
Il tratto della Mirulla è sempre pregevole, anzi si è evoluto verso uno stile più realistico che assolutamente non guasta. Però tutto il resto è riportato a un tono minore. La colorazione perde gli stupendi toni acquerellati che avevamo ammirato nel primo numero e si appiattisce su pastelli, senz'altro dignitosi, ma che non mostrano nulla al di là di una corretta padronanza tecnica. La sceneggiatura porta avanti una storia lineare e priva di scossoni. Il deja vu prende il posto del divertimento citazionistico. Ad esempio la zuffa nel saloon, cui partecipano le versioni deformate, di Tex, Zagor, Ken Parker e tanti altri, non strappa soverchie risate e ha qualcosa di stantio, di già visto. Anche l'episodio dell'incontro fra
Il livello dei calembour e degli scherzi verbali appare dequalificato e appiattito rispetto al precedente numero. La sensazione è che la Mirulla abbia portato avanti stancamente questo numero. Da quel poco che si è visto, nelle tavole del suo nuovo personaggio,
È probabile che questo Crazy Tribe sia soltanto un momento di passaggio, un impegno editoriale che la fumettista ha portato a termine con molto mestiere e poca passione. Non può essere che così: da Elena Mirulla, da quel che ci ha fatto sinora vedere, ci si aspetta molto di più.
Crazy Tribe n.2 - Dolce minaccia - soggetto, sceneggiatura, disegni e colori di Elena Mirulla - 21x29,7 cm, 32 pp. a colori, Collana Cronaca di Topolinia
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