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I suoi fans...
(c) 2002 Sergio Ponchione, SBE
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Le tre protagoniste sono caratterizzate con cura e... come dite? Ah, già, scusate. Ci stavamo scordando che questa è la recensione per Carmilla, il numero 36 di Jonathan Steele. Dateci un attimo di tempo per riordinare le idee. Inspirare, vuoto mentale, espirare. Ok, siamo pronti a ripartire con questa recensione di Jonathan... Eppure non possiamo fare a meno di tornare a parlare di Outremer perché lo stesso Beretta fa il gioco dell'autocitazione a pagina 32 vignetta 1, parlando di una fantomatica opera cinematografica nota come Oltremare di Michael Albin.
Pensate un po' che per chi bazzica fra le convention dei comics, le pizzate connesse e le mailing list di appassionati, di questa Carmilla si sentiva parlare da almeno 2 anni ed ora è finalmente fra le nostre mani. Questa insolita vampira che ha in odio il buon Jonathan è ispirata psicologicamente a Dronjo della nota serie animata Yattaman (come riportato dal redazionale); l'ispirazione somatica dovrebbe essere Milla Jovovich (ma riguardo a questo vi rimandiamo al commento ai disegni). La vicenda si apre come una puntata in chiave horror del Late Show di David Letterman (tempo fa Daniele Luttazzi tentò di importare nel nostro paese una versione analoga di questa trasmissione televisiva molto seguita dal pubblico americano, ma non ottenne il successo sperato) con Carmilla nelle vesti dell'illustre invitata che racconta un episodio recente della sua vita. Tutto il resto è flash-back pim pum pam flish slurp. La vicenda si svolge a Kiev, in Ucraina.
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... La sua dimora...
(c) 2002 Sergio Ponchione, SBE
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Per continuare il gioco delle citazioni Kiev è guarda caso la località di nascita dell'attrice Milla Jovovich, oltre che città, appunto, di Carmilla.
Per scrivere questa avventura di Jonathan, Vincenzo Beretta ha usato la tecnica di indeterminazione creativa, altrimenti nota come start and pray, ma più nota nel nostro paese come Sperindio Comics Method e bonariamente definita partiamodaichepoitanto ilrestodelleideecivengonoscrivendo. Il metodo consiste nel pensare all'inizio e alla fine della storia. Poi basta riempire il centro e il gioco è fatto. Naturalmente il tutto è fatto in più tappe. Un panino a cottura lenta insomma. Solitamente si scrivono circa trenta, ma forse anche venti, ma nella maggioranza dei casi dieci tavole di sceneggiatura. Le medesime vengono faxate al disegnatore che così non rimane con le mani in mano. Quando presumibilmente gli restano da disegnare un paio di tavole, si passano spasmodicamente le nottate a scrivere altre due o tre tavole di sceneggiatura da spedirgli. Tale tecnica di scrittura è attualmente molto in voga fra i giovani autori di fumetti di fama comprovata ed è anch'essa citata nell'albo mettendola in bocca ad Ornella Falls: sceneggiatrice di un fantomatico film horror di serie infima in cui la vampira Carmilla interpreterà la parte della protagonista. Questi continui tocchi di realismo sono la prova dell'arte e dell'indescrivibile umorismo di Vincenzo Beretta, un autore al quale piace giocare col lettore, al quale piace giocare con la Playstation, al quale piace giocare a Dungeon & Dragons... insomma, per dirla in poche parole gli piace un fracco giocare.
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...L'oggetto delle sue ossessioni...
(c) 2002 Sergio Ponchione, SBE
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Prendete per esempio le parole del regista Mark Traboo, promettente regista da oltre dieci anni, ma che non ha ancora evidentemente mantenuto le sue promesse. A pag.33 afferma: "...una citazione non è altro che un riferimento esplicito a una famosa opera, fatto con lo scopo di dare spessore culturale al testo... oggi cosa sarebbe una storia senza citazioni...". Bellissimo! Grande Vincenzo! E' il classico dietro le quinte che viene portato al cospetto e al giudizio del pubblico. Fantasmagorico col botto pim pum pam flish slurp. Ed è per questo che tutto il companatico di questo hamburger è perlopiù un treno di citazioni dalla realtà, dai giochi elettronici, dai cartoni animati, dalla letteratura e dai film. Ricordate Mission: Impossible 2? E ricordate Tom Cruise che fa free-climbing e dopo aver usato i video-occhiali, li lancia poco prima che esplodano? Bene! La nostra Carmilla prima fa una bella arrampicata sulle pareti del suo castello di Dracula e poi entra nel cast cinematografico perché sa lanciare gli occhiali in modo cool, cioè come piace ai giovani d'oggi. Grande Vincenzo pim pum pam flish slurp.

Lei vuol essere audace... |

...sagace... |

...e mordace |
Ma ora correte in edicola ad acquistare questo bellissimo albo di Jonathan Steele e lasciate tornare noi alla lettura del medesimo. Come? Vi sorprende che non l'abbiamo ancora letto tutto? Ma è ovvio! Fa tutto parte di quel metodo di valutazione che consiste nel sintonizzarsi sulle frequenze dell'autore per meglio giudicare le sue opere. Si comincia col chiacchierare insieme nelle mailing list, poi si va alle fiere dei comics a scroccare autografi, una pizza in compagnia a cui segue una gara a chi riesce ad ingoiare prima le tre palline di profiterole tutte in un boccone senza impiastricciarsi e si conclude abbracciando la filosofia dello start and pray, del partidaiecominciaapregare. Così questa valutazione del soggetto e della sceneggiatura è stata scritta dopo la lettura delle sole prime 34 pagine dell'albo. Superlativo eh!? Pim pum pam flish slurp.

Ma in fondo al cuore... |

...è molto tenerona! |
  

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Sergio Ponchione
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Che dire? Questa prima prova in solitario di Ponchione sulla testata ideata da Federico Memola è buona. Vincenzo Beretta gli ha inoltre affidato l'incarico di ritrarre Carmilla sulle fattezze di Milla Jovovich. Purtroppo Ponchione aveva già un suo studio di Carmilla pronto e a nessun costo era disposto a rinunciarci. Così i due autori, di comune accordo, hanno scelto la via meno battuta che è filosoficamente la più appagante da percorrere. Beretta ha personalmente contattato l'agente di Milla Jovovich e gli ha faxato un primo piano di Carmilla realizzato da Ponchione. Milla, attrice molto versatile e disponibile, si è prestata facendosi fotografare con in testa una parrucca in tutto simile all'acconciatura di Carmilla e la suddetta foto è stata poi astutamente inserita nel redazionale. Voilà, il gioco è fatto.
A parte gli scherzi, la Jovovich è un personaggio molto difficile da imbrigliare nella realtà a due dimensioni del fumetto. Chiunque, con una ricerca mirata in rete, può trovare un gran numero di gallerie che ospitano decine di foto della ex-modella. E' possibile così scoprire di averla vista in un sacco di spot e cartelloni pubblicitari senza averla mai riconosciuta. Creare un personaggio a fumetti che la impersoni non è quindi un'impresa facile.
  

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Per esprimere il giudizio globale, abbiamo ovviamente aspettato di concludere la lettura che, lasciatecelo dire, dopo la trentaquattresima pagina ha riservato ulteriori sorprese. L'intrico della trama è veramente complesso. Jonathan sarà un po' in balia degli eventi e di una serie di coincidenze fortuite che solo al lettore è dato di conoscere in toto. Scopriamo che vari indizi sono stati disseminati nel corso di tutta la storia e Jonathan, da buon matematico, farà due più due e otterrà tre. Carmilla invece si scontra con un destino beffardo: il suo intento è fare del male a Jonathan e invece lo aiuterà involontariamente a risolvere il caso (mettendo fuori combattimento il cattivo) e verrà pure fraintesa al punto da passare per sua benefattrice.
E' veramente sorprendente pensare che tutti i fili siano stati riannodati senza aver stabilito a priori ogni minimo dettaglio... a meno che... a meno che i vari indizi risolutori non siano stati innestati ad arte in un secondo tempo. Non è infatti detto che Ponchione abbia disegnato tutte le tavole (o addirittura singole vignette) nella stessa sequenza in cui le abbiamo lette noi. Ponchione potrebbe aver cominciato a "girare le scene già pronte". In un secondo tempo Beretta può aver quindi compiuto il lavoro di montaggio più appropriato. Alcune frasi messe in bocca a Ornella a pag.57 farebbero pensare anche a una possibilità di questo tipo. Certo che se Vincenzo Beretta ha fatto così, bisogna proprio essere masochisti. C'è un vecchio adagio che afferma che genio e pazzia siano rami di uno stesso albero. Affermare che Vincenzo Beretta sia un ramo è estremamente riduttivo per questo autore. Vincenzo Beretta è proprio tutto l'albero.
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