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Bum!!! Pam!! Sock!! Blam!! Scrash!! RATATATAT!! KABOOOOM! Cos'è? Un esercito? Macchè, è solo Isabel Fierro...!
Donne, (tututu), in cerca di guai. . .
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Pag.11, al lettore sembra quasi di sentire lo speaker dello stadio annunciare: esce la numero 11 Myriam Leclair, entra la numero 9 Isabel Fierro. Poi la bella rossa tornerà a fare capolino alla fine della storia, fugando tutti i timori di una vera e propria sostituzione. E' importante precisare che l'entrata di Isabel nel cast fisso della serie non esclude un ritorno di Myriam: l'esplosiva messicana va anzi ad occupare una casella mancante nel panorama dei character della serie. Il compito di Isabel è dunque quello di integrare, non di sostituire. Con l'arrivo di Isabel, Memola ha finalmente a disposizione una donna d'azione, ruolo che Jasmine e Myriam faticavano molto a ricoprire, addossando spesso le sequenze movimentate unicamente sulle spalle di Jonathan.
Questa storia è una sorta di demo del nuovo equilibrio assunto dalla serie: Memola si preoccupa principalmente di tratteggiare bene i tre protagonisti, sia individualmente, sia nelle loro interazioni reciproche. Il risultato è rappresentato da una sceneggiatura brillante e spumeggiante, capace di introdurre alla perfezione Isabel, così come di contrapporre una piacevole ironia alle scene di azione. Una narrazione leggera e spigliata, dunque, che non manca tuttavia di momenti più spigolosi: ormai Memola ci ha abituato nelle sue storie a momenti in cui la fantasia e l'avventura lasciano il posto ad un crudo realismo. Molto dura, ad esempio, la sequenza in cui Jonathan deve decidere se uccidere a sangue freddo un nemico; tesa anche la sequenza del dialogo tra il colonnello e Jonathan, in cui quest'ultimo confessa di avere ucciso Xenia Kristatos. Deboluccia invece la storia, che mescola una leggenda indiana e una spietata caccia all'uomo (anzi, al bambino). Le due sottotrame in cui si articola ci sembrano poi mal sviluppate: sarebbe prefebile infatti che la storia si concludesse a metà del secondo albo, con la cattura del colonnello, evento che esaurisce il pathos e spegne l'interesse del lettore. L'appendice mitologica finale ci appare invece evitabile, soprattutto per i fastidiosi echi che evoca nei lettori di Magico Vento, testata dove i miti indiani sono stati affrontati con ben altro respiro.
Avevamo sperato si trattasse solamente di incidenti di percorso, invece questa quarta prova conferma ciò che temevamo: Gino Vercelli proprio non riesce a dare il meglio di sè quando disegna per questa testata. La sua prova è, come del resto le precedenti, senza infamia e senza lode: tavole meramente funzionali che nulla concedono allo spettacolo, un tratto poco accattivante e impersonale. Solo a tratti riusciamo a intravedere il vero Vercelli: nell'intensità di un volto, nella dinamicità di una sequenza di azione, nell'incisività dei chiaroscuri notturni. Poco per un disegnatore che ci aveva abituato (su Zona X e su Martin Mystere) a ben altri esiti. Carine entrambe le cover: nella prima meglio la realizzazione del soggetto, viceversa nella seconda.
Una storia nel complesso piuttosto divertente, che si fa ricordare soprattutto perchè introduce un nuovo compagno di avventura. Il tutto con una qualità non memorabile, ma più che apprezzabile.
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