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" Progetto Atlantide"

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recensione di Filippo Cardini



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Partiamo da una considerazione semplice semplice: Jonathan Steele è completamente diverso dal resto della produzione Bonelli. Non tanto per la tematica di base, che doveva miscelare insieme fantascienza e fantasy, quanto piuttosto per lo sviluppo curioso che ha seguito.

C'è un filo rosso che lega tutti (o quasi) gli episodi, una continuty narrativa che procede senza interruzioni. Gli episodi riempitivi sono pochissimi (e questo è uno di quelli), e Memola si sforza, di mese in mese, di costruire intorno a Jonathan, non un mondo, ma una personalità. Lasciamo perdere la saga di Rickman, che ha ingombrato la vita di questo fumetto per circa tre anni, e lasciamo perdere tutte le vicende collaterali: alla fine, al centro di tutto, rimane solo lui, Jonathan, e, paradossalmente, le sue vicende personali, da uomo e non da eroe indistruttibile.

Ad esempio, quanto costa mettere da parte due personaggi importanti come Myriam e Jasmine che avevano assunto nel cuore dei lettori un ruolo veramente centrale? La situazione iniziale era potenzialmente buona per un tempo lunghissimo, potevamo avere ancora adesso i tre protagonisti in giro per il mondo a sventare minaccie magiche e a giocare ancora al "chi piace a Jonathan? Myriam o Jasmine?".

Jonathan Steele è un fumetto atipico, la creazione di una continuity in casa Bonelli è sempre cosa strana, e ancora più strana è una continuity così radicale (anche se Memola garantisce che Myriam e Jasmine torneranno, è innegabile che, ora come ora, sono uscite dalla serie, ed è successo adesso, dopo tre anni, non subito, come poteva succedere a due personaggi inutili e poco amati dal pubblico). Piccolo pensiero cinico: se l'obiettivo dietro tutto questo (cioè dietro il cambiamento di registro narrativo) è contenere la crisi delle vendite, allora grazie crisi delle vendite, perchè di tutto sentivamo il bisogno meno che di una nuova serie a fumetti che ripete per anni gli stesi identici stereotipi narrativi (alla Dylan Dog, per intenderci). Un personaggio che cresce, cambia, soffre e soffre e soffre come Memola sta facendo soffrire Jonathan negli ultimi tempi non è altro che una boccata d'acqua fresca in quello che rischia di diventare uno stagnante acquitrinio.

Il problema semmai è altrove: la nettissima impressione è che albi come questo siano espedienti per arrivare al mese prossimo, complicatissimi episodi riempitivi che niente aggiungono all'universo narrativo, ma anzi impoveriscono la psicologia dei personaggi; un pò come succedeva nei peggiori episodi di Nathan Never, solo che qui, invece di incomprensibili aggeggi tecnologici, abbiamo incomprensibili strumenti magici.

Anche il nuovo terzetto che si è venuto a creare (con Max e Isabel al posto di Jasmine e Myriam) sembra piuttosto raffazzonato: non tanto per il buon Max, che affianca Jonathan in nome della vecchia amicizia (e anche perchè i lettori invocavano a gran voce il suo ingresso nel cast come personaggio fisso), quanto per la new entry Isabel Fierro. Perchè costei si è unita a loro? Che senso ha inserire un personaggio del genere nella serie, quando si vede che è un inserimento palesemente forzato? In sostanza, nel nuovo team manca la spontaneità che univa Jonathan alle ragazze, e anche quel gioco del detto-non-detto che era alla base della loro unione.

La storia è allo stesso tempo semplice e complicatissima: semplice perchè si tratta di un soggetto ormai rivisto in tutte le salse: un commando deve assaltare una piattaforma petrolifera, per sgominare un criminoso piano. Ora, a parte il fatto che nessuna ovvietà ci viene risparmiata, (tradimento del compagno di cui ci si fida, sacrificio valoroso del compagno di cui non ci si fida, fuga precipitosa del cattivo che naturalmente si salva, spari, esplosioni, torture e colpi di scena banalissimi), sta di fatto che, ancora, non riusciamo a capire che cosa stessero organizzando i cattivi e perchè i capi di Jonathan (già, ma chi sono? Cosa vogliono? Boh!) cerchino di fermarli. Voglio dire: in un mondo come quello di JS, ci si meraviglia per degli uomini con le branchie, quando Max, il migliore amico di Jonathan, è una tigre parlante che può rendersi invisibile?

Infine: la storia finisce in maniera piuttosto fumosa, ma con la garanzia che opportune spiegazioni verranno date nel seguito, tra dieci mesi. Non è un pò troppo tempo?



DISEGNI
Gino Vercelli    

Personalmente apprezzo moltissimo Sergio Giardo, ma questa non ci sembra proprio una delle sue prove migliori.

Un esempio per tutti: il corriere che Jonathan uccide all'inizio e il capo della stazione Seaquest, o sono due tizi differenti che si somigliano tantissimo, oppure sono la stessa persona disegnata in modo molto diverso! Propendo per la prima ipotesi, ma non si può mai dire.



GLOBALE
 

In conclusione: un albo al di sotto delle aspettative, non sgradevole ma dimenticabile.

Ad ogni modo, lo accantoniamo aspettando che Memola riesca ad indirizzare la serie verso direzioni più gradevoli, compito che, con le sue induscusse qualità, non dovrebbe riuscirgli difficile!
 

 


 
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