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" Il delitto è in onda"


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Un delitto spettacolare potrebbe essere l'inizio di una storia spettacolare, invece il tutto si riduce ad una banale storiella d'amore, rose e bossoli...

. . . e 'sta Nora, cosa vuole?
recensione di Martina Galea



TESTI
Sog. e Sce. G.Berardi e G.De Nardo    

L'idea è suggestiva: prendere la finzione dello spettacolo e romperne i codici dall'interno, spezzando l'illusione e rendendo troppo reale ciò che è una messa in scena. E' il primo paradosso del teatro: se si concretizza nella realtà l'illusione, questa crolla e blocca lo spettacolo. Berardi sfrutta proprio questa circostanza, e crea un giallo classico, degno di Rex Stout o Agatha Christie. Un giallo che in realtà è stato già scritto inumerevoli volte (leggete, ad esempio, Ultimo atto di Christopher Pike, pur trattandosi di un romanzo per ragazzi si rivelerà una lettura davvero intrigante), ma che si lascia leggere volentieri, anche se il tema non è poi così originale.

Berardi si diverte a creare mille possibili indiziati e altrettanti moventi, e lascia che Julia e Webb passino dall'uno all'altro senza sapere da che parte muoversi. Tuttavia quasi tutti i personaggi creati sono fiacchi, poco definiti, molto stereotipati: si passa dall'ex moglie alcolizzata, al figlio drogato, alla compagna affranta. Sembrano costruiti ad hoc per recitare la loro parte e poi uscire di scena: dopo aver letto il dialogo tra Julia e Georgie Bailey rimane un'impressione pastosa di finzione, di retorico, e questa sensazione permane in praticamente tutti i personaggi.

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Julia e Webb e la poesia...
disegno di Caracuzzo
- (c) 2001 SBE
   

Si salva Jon Steffen, che esce leggermente dagli schemi, e si rivela una figura disperata ma ancora dignitosa: Berardi lo tratteggia con poche battute, e tuttavia lo rende assolutamente credibile nella realtà quotidiana. Dove gli autori si sono decisamente persi è nel personaggio di Landon: passi che un adolescente si invaghisca di una brillante dottoressa, passi che le mandi rose e bigliettini, ma davvero è intollerabile che la madre non riconosca la voce del figlio (!!!) e soprattutto (con tutto il rispetto per i sedicenni) che conosca un poeta minore (con tutto il rispetto per Hikmet!) come questo! L'intera stuazione suona artificiosa, ancora una volta estremamente costruita: ma tra tutti i poeti, poi, il bravo Landon doveva azzeccare proprio uno molto amato da Julia?? Non poteva "semplicemente" scegliere Shakespeare???

Altra terrificante pecca di questa storia è il finale. Come ogni giallo che si rispetti, è proprio la conclusione che determina quella sensazione "di pelle" che fa dire al lettore: si, sono soddisfatto!. Se il lettore si sente defraudato, o ingannato, da un finale banale, troppo scontato, troppo impossibile, da un finale mancato o altro, quello che rimane è un pensiero scontento, che difficilmente farà riprendere in mano la storia.

Qui accade esattamente la stessa cosa: il mistero si dipana tra i vari moventi, e Berardi non fa nessuno sforzo per fornire al lettore un qualche indizio, anzi, lo lascia all'oscuro proprio della deduzione chiave, che permette a Julia di risolvere il tutto. Questo può essere ancora ancora accettabile, ma quello che delude è la scelta dell'assassino, Nora, un personaggio assolutamente minore.

Questo Non che preferisca le (orride) storie (ad esempio, del peggior Topolino!;-)) in cui il colpevole è il personaggio che compare piu' spesso, ma per rilevare come una storia costruita in modo discreto come questa meritava una fine migliore, di maggior spessore. Invece la sensazione finale è davvero pessima, a causa degli scivoloni su Landon e sul colpevole.

Forse questa sensazione è accentuata dal fatto che per tutto l'albo mi ha stuzzicato una curiosa idea: che Givens avesse architettato il tutto per morire in modo stupefacente, da divo, per suicidarsi in pompa magna. Per oltre 100 pagine l'idea non mi viene nè smentita nè confermata, in uno scorcio di vignetta pare concretizzarsi, per poi essere duramente accantonata per una qualsiasi Nora...davvero banale: poteva essere Nora, ma anche Steffen, perchè non il figlio?

"La sensazione finale è davvero pessima, a causa degli scivoloni su Landon e sul colpevole"    
Un finale così avrebbe conferito una maggiore dignità, un peso non indifferente alla storia, avrebbe donato al pubblico di Julia un personaggio interessante e controverso come Givens, su cui eventualmente riflettere...invece la nostra Nora resta una qualsiasi donna innamorata che agisce in modo sconsiderato. Già visto, non trovate?



DISEGNI
Giancarlo Caracuzzo    

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Morte in diretta
disegno di Caracuzzo
- (c) 2001 SBE

 

Il tratto di Caracuzzo è quello tipico dei vari albi di Julia, essenziale, realistico, costruito con tratteggi, chiaroscuri e linee abbastanza severe. Nel complesso, Caracuzzo realizza un buon lavoro, con dei visi che esprimono bene le varie emozioni, senza eccellere nè decadere.

Nota suggestiva è la vignetta in cui nell'obiettivo della cinepresa si scorge il viso, atteggiato in una smorfia di sorpreso dolore, di Givens, ormai morto.



GLOBALE
 

Complessivamente una storia che si legge volentieri, che incuriosisce il lettore, che risulta abbastanza gradedevole per quasi 100 pagine, e che poi delude, per colpa di scelte narrative discutibili e scontate. Un vero peccato, perchè poteva risultarne un albo da conservare e rileggere, invece, resta soltanto un albo da lasciare sullo scaffale per non interrompere la collezione.

 

 


 
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