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Il fascino della vicenda sta proprio nella scelta dei personaggi: leggermente troppo calati nella parte, quasi stereotipati, però incastonati nella storia in modo perfetto. Geoff Perry non compare mai da vivo, ma grazie all'abilità di Berardi, pare quasi di conoscerlo; mano a mano che la vicenda si intrica sempre di più, Perry rimane comunque il collante della situazione, e permette al lettore di seguire il filo logico degli avvenimenti.
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La vittima, Geoff Perry
disegni di Mario Jannì - (c) 2002 SBE
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L'altro Perry è invece quasi insignificante, poco promettente come assassino. Il lettore lo incontra e lo abbandona subito, non crede affatto in lui: banale padre di famiglia, fratello lontano, rimane in disparte fino alla sequenza finale, fatta apposta per conquistare il lettore. Ottima la scelta della fisionomia di Albert Perry, perfetta nel rendere così minuscolo e nel contempo così centrale questa figura.
L'elemento femminile della vicenda, Sharon, sembra la solita pin-up tutto corpo e niente cervello, abile a mentire. Sembra, infatti, ma non lo è. Si tratta dell'ennesimo personaggio ottimamente bilanciato tra apparenza e sostanza: solo alla fine, quando Albert rivela la sua natura, anche lei si svela come donna onesta e fedele, con un rapido scambio di ruoli tra villains.
Gli altri personaggi sono comprimari, ma anch'essi ben gestiti, sempre sul filo del vero e del falso. L'intera storia si sviluppa intorno ad una serie di mezze verità, e solo il colpevole conosce tutti i dettagli. Infatti, a differenza di altri albi, stavolta Berardi non inserisce nessun flash troppo dettagliato sull'assassino, e fornisce a Julia e al lettore le stesse armi per arrivare alla soluzione.
In realtà gli autori barano solo una volta, quando non ci dicono cos'ha scoperto Julia attraverso l'aiuto di Leo Baxter. Ma ormai siamo alla fine, la verità viene svelata nelle poche restanti pagine, e il lettore ha già tutti gli strumenti necessari: la soluzione esce dalla bocca di Julia, ma stavolta potrebbe essere anche un qualsiasi Sherlock-lettore a risolvere il caso.
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"Berardi (...) fornisce a Julia e al lettore le stesse armi per arrivare alla soluzione."
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L'altra, gradevolissima chicca che quest'albo regala, più sul piano umano che su quello investigativo, è la dichiarazione di Webb a Julia. Stavolta la nostra brava ragazza dorme, ma è nell'aria un avvicendamento positivo: speriamo che quanto prima Webb ci riprovi e Julia sia sveglia! ;-)
  

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Mario Jannì
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Jannì realizza un lavoro gradevole, interpretando nella maniera migliore i caratteri dei vari personaggi, compresi quelli secondari. Forse uno stile non particolarmente accattivante, ma con una attenta regia degli sguardi, attraverso la quale è possibile rendere veramente variegata la gamma delle espressioni, dal dolore di Sharon alla rabbia di Albert, dalla soddisfazione di Daliah al dispiacere di Webb.

Sharon Britts disegni di Jannì (c) 2002 SBE
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Albert Perry disegni di Jannì (c) 2002 SBE
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Daliah Khramer disegni di Jannì (c) 2002 SBE
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Alan Webb disegni di Jannì (c) 2002 SBE
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Una storia che si merita la piena sufficienza, dal plot adeguatamente intricato così da permettere al lettore di giocare al detective e stimolare la lettura, coadiuvata da dei disegni narrativi e coinvolgenti. Ancora una buona prova per Berardi e De Nardo.
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