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Siamo ormai al n.112, ovvero il settimo del nuovo corso (esclusi i due avvincenti albi di transizione, LW104, che introducono il nuovo mondo di Legs) e ancora rimangono delle enormi lacune in quanto promesso da Stefano Vietti in quei due albi: il passato di Legs è ancora avvolto nel mistero, i poteri di Janet rimangono un deus ex machina altalenante, il rapporto tra le due donne è vago e inspiegato... insomma, siamo ancora a quanto ottimamente descritto dal collega Gallaurese nella sua recente recensione.
| "...un albo nella media, senza infamia e senza lode..." |
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Quest'albo, quindi, appartiene ancora al mucchio amorfo di storie di transizione, semplici riempitivi in attesa (si spera) dei chiarimenti previsti per quest'estate (Stefano Vietti è al lavoro, insieme a Davide Perconti, su una storia ad alta continuity - vedi l'intervista per maggiori informazioni). Il compito di Stefano Piani, essenzialmente, è sempre immutato: creare storie godibili, di mestiere, che si lascino leggere e accompagnino il lettore mese dopo mese. Niente di eclatante o di strettamente inserito nella continuty, ma comunque albi piacevoli.
Proprio per questi motivi "Al termine della notte" compie il suo dovere egregiamente: Piani confeziona una storia completa, che ha un inizio d'impatto, uno svolgimento ricco d'azione e una fine compiuta, e che ha anche il pregio di far riapparire, anche se per un breve attimo, la telepate Shandra vista in azione sia su Legs Weaver sia su Nathan Never.
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Un'atipica tavola di Piernicola Gallo
(c) 2005 SBE
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Certo, ci sono passaggi decisamente poco chiari e a tratti forzati (come il fatto che Legs disponga di attrezzature così sofisticate, oppure che non ci sia un briciolo di spiegazione su chi ci sia dietro la base segreta), e anche una leggerezza (vedi le incongruenze nella scheda) che denota come la testata sia abbandonata a se stessa, tuttavia nel complesso l'albo ha un buon ritmo, dialoghi snelli ed efficaci e regala anche un paio di scene ad alta tensione (la lotta tra Madoc e l'orso e il flashback sul passato di Skiller).
I disegni di Piernicola Gallo tendono a far discutere i lettori e possono piacere o meno, a causa dell'eccessiva essenzialità dei tratti, specie nelle anatomie e nelle espressioni. Tuttavia, questa prova merita la sufficienza proprio grazie a quelle due ottime scene descritte prima, ricche di pathos ed estremamente efficaci.
Complessivamente, quindi, un albo nella media, senza infamia e senza lode, sempre in attesa di tempi migliori.
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