Alpenrose

un tuffo negli anni Settanta con Michiyo Akaishi
Recensione di E.Romanello |   | manga/

Alpenrose
 

La Star Comics prova a riproporre i rimpianti shojo manga anni Settanta, purtroppo non particolarmente baciati dalla fortuna in tempi recenti, presentando non uno dei titoli più famosi in assoluto, ma un'opera che ha avuto nel nostro Paese una vita travagliata nella sua trasposizione animata: Alpenrose, di Michiyo Akaishi.

In perfetto stile shojo classico, Alpenrose ci trasporta in un mondo passato e avvolto da una cortina di romanticismo, per raccontarci la storia dell'orfanella Jeudi e dal giovane Lundi...

L'anime, prodotto negli anni Ottanta con la supervisione ai disegni di Akemi Takada e trasmesso per un'unica volta nell'estate del 1986 in tv nel nostro Paese, fu letteralmente massacrato di tagli, perché dalla trama furono eliminati tutti i riferimenti all'epoca storica in cui si svolge la vicenda, l'avvento del nazismo e l'avvio della Seconda guerra mondiale, sullo sfondo (la storia non ha la stessa importanza in Alpenrose che in Lady Oscar, ad esempio) ma comunque importante per comprendere l'evolversi della storia e le peripezie dell'eroina e dei suoi cari. Yamato Video ha presentato poi un paio d'anni fa la versione integrale in dvd, e ora si può leggere anche il manga, a cui l'anime è stato, a differenza di altri casi shojo, primo fra tutti Georgie, molto fedele.

In perfetto stile shojo classico, Alpenrose ci trasporta in un mondo passato e avvolto da una cortina di romanticismo, per raccontarci la storia dell'orfanella Jeudi, trovata dal giovane Lundi ancora bambina e priva della memoria a due passi dalla sua casa in Svizzera, cresciuta con lui per poi scoprire di essere perseguitata da un malvagio conte ossessionato da lei o forse da qualcuno legato a lei: Jeudi dovrà partire per scoprire la verità sulle sue origini. Una storia per la quale bisogna forse a tratti praticare una certa sospensione dell'incredulità, ma che non è priva di emozioni e avventure, tra inseguimenti, fughe, ritrovamenti e agnizioni.

Lo stile del disegno riecheggia le opere di Yumiko Igarashi, Candy Candy in testa, di cui Jeudi sembra una riedizione, e porta con sé tutti gli stilemi anni Settanta, dai biondi capelli al vento agli occhioni stellati, dalla figura del bishonen, il bel ragazzo, agli ambienti sontuosi da fiaba senza tempo, con in più una minima attenzione per gli aspetti più gotici e cupi, dai castelli ai dirupi e con una attenzione essenziale ma presente data agli aspetti iconografici del nazismo.

Riflessioni
disegni di Michiyo Akaishi

(c) 2008 Panini Comics

Riflessioni<br>disegni di Michiyo Akaishi<br><i>(c) 2008 Panini Comics</i>

La cosa forse più interessante è come viene trattato il tema del bishonen: è da notare che il bello un po' effemminato e un po' dannato non è Lundi, l'innamorato della protagonista (sorta di Arthur di Georgie molto più addomesticato), ma la palma di questa figura amatissima dall'immaginario shojo va divisa tra due personaggi: il musicista Leonhard Aschenbach e il temibile e perfido conte di Goncourt (Gourmand nella versione animata), che anticipa l'importanza del binomio bello e dannato in manga poi più recenti, a cominciare da Sailor Moon, con tutte poi le sue implicazioni di ambiguità anche sessuale e tragicità presente: a loro modo, sia Leonhard che Goncourt sono figure comunque romantiche e tormentate.

La storia di Alpenrose si dipanerà per otto numeri a cadenza mensile, tra amori contrastati, fughe, cattivi, grandi eroismi, perfidie, passioni, famiglie perdute e ritrovate, fino allo scioglimento finale, come nella migliore tradizione del feuilleton romantico.

Alpenrose, 2 vv. di Michiyo Akaishi - Star Comics, 192 pagg, mensile, 4,20 euro