Welcome to the jungle!

il mistero “Banana Fish”: amore e morte a New York
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Welcome to the jungle!
Banana Fish

Welcome to the jungle!

Un giorno ideale per i pescibanana

Già dal titolo Banana Fish di Akimi Yoshida si presenta come un manga insolito. Un giorno ideale per i pescibanana, racconto di J.D.Salinger, è il referente letterario citato nel titolo nonché punto di partenza ideale per una lettura dell’opera. Difatti, alcuni dei temi che ritroviamo nel manga corrispondono ai vari leitmotiv disseminati nella letteratura dell’autore statunitense. L’ombra di una guerra con i suoi prodotti disumanizzati, la violenza della quotidianità, la banalità delle relazioni affettive, l’elogio
...un lucido affresco di giungla metropolitana, tremendo e irresistibile insieme.
dell’infanzia quale ultimo baluardo di salvezza morale e un perenne sentore di morte costituiscono la materia prima con la quale Salinger, con cruda ironia, alimenta i suoi capolavori.

Questa citazione non rappresenta l’unico elemento che la Yoshida ha attinto dalla cultura popolare americana per trasporlo nella sua opera: la scelta di ambientare la storia nella città-prototipo dell’America degli anni Ottanta (sulla quale l’autrice si è scrupolosamente documentata), le band giovanili con il loro slang, la malavita e una trama da thriller-poliziesco catapultano la storia in un’ambientazione – all american - atipica per un fumetto giapponese di quegli anni (Banana Fish fa il suo esordio editoriale nel 1984).
Ma se il contesto socio-culturale è quello “basso” delle band giovanili, le tematiche affrontate nel manga sono trattate in modo prettamente orientale: temi “scomodi” come quelli dell’omosessualità e della pedofilia vengono resi con un’esplicita ma delicata naturalezza impensabile per l’America di quegli anni.

Un'azione concitata

(c) Planet Manga

Un'azione concitata<br><i>(c) Planet Manga</i>

Un incipit lungo 12 anni...

Vietnam, 1973: il soldato americano Griffin Callenreese, in preda ad un raptus omicida, spara all’impazzata ai suoi commilitoni prima di essere fermato dall'amico e compagno Max Lobo; ferito, le uniche parole che riuscirà a pronunciare saranno “Banana Fish”.
New York, 1985: Aslan Callenreese - in arte Ash Lynx -, fratello minore di Griffin
Lo splendido risultato è una storia complessa e avvincente, nella quale il pathos si sprigiona liberamente dalle tavole...
(ritornato dal Vietnam in uno stato semi vegetativo), è il leader carismatico di una band al servizio del malavitoso Dino Golzine. Incuriosito dal comportamento sospetto di due dei suoi uomini, pedinandoli scopre che questi erano stati incaricati dallo stesso Papa Dino dell’esecuzione del giornalista Steven Johnson, un reduce del Vietnam che stava conducendo un’indagine pubblica sul mistero “Banana Fish”. Prima di morire però, Johnson, imbattutosi in Ash, riesce a consegnare al ragazzo una fiala contenente una certa sostanza, sussurrandogli due parole: “Banana Fish”. Coincidenza questa che lascia interdetto Ash, essendo quelle le sole parole che Griffin, del quale Ash si prende ora cura, ripete continuamente.

Un simile incipit, con un’ellissi che copre un arco di dodici anni, mostra da subito le doti registiche della Yoshida. La presentazione dei personaggi e l’esposizione delle premesse narrative costituiscono le fondamenta e il motore dell’intera narrazione (Che cos’è “Banana Fish”? Perché i nomi di Griffin e Papa Dino sono accomunati da quelle due parole?); in particolare, i personaggi assumono la funzione di “attanti” caratterizzati dall’azione che portano a compimento, veri e propri vettori di desideri personali – ben definiti - che indirizzano le loro decisioni.
Il talento della Yoshida consiste inoltre nel saper coniugare questo aspetto con una perfetta introspezione psicologica, lasciando che i personaggi si rivelino sulla carta non solo dalle loro azioni, ma anche dai dialoghi, dai frequenti monologhi interiori, dagli sguardi tristi o accigliati, dai silenzi significativi.

Personaggi forti

La figura di Ash costituisce il vero nucleo centripeto dell’opera, verso il quale muovono tutti gli altri personaggi, sia adiuvanti che opponenti rispetto al protagonista; ma nonostante questo ruolo primario, altri sono i personaggi che si ritagliano un loro spazio - sempre approfondito dall’autrice - accanto a quello del protagonista. Personaggi come Max Lobo, ex agente ora caduto in disgrazia che, ossessionato dal mistero “Banana Fish”, cerca di fare luce sulle cause dell’improvvisa pazzia di Griffin; o come Schunichi Ibe e Eiji Okamura, un cameraman giapponese ed il suo giovane assistente, venuti nella Grande Mela per girare un servizio sulle band giovanili.
La scelta di due personaggi giapponesi non è casuale: serve alla Yoshida per immettere nella storia un punto di vista per molti aspetti estraneo alla cultura occidentale, abbozzando di volta in volta un confronto fra le due civiltà. Eiji soprattutto, risentendo immediatamente del fascino di Ash, si porrà come sua controparte complementare, simbolo di un’innocenza rimpianta dal giovane leader. L’attrazione tra i due sarà reciproca, passando dalla curiosità al rispetto, fino a sfociare in un sentimento sempre più forte.

Eiji e Ash
una tematica molto presente nei manga

(c) Planet Manga

Eiji e Ash<br>una tematica molto presente nei manga<br><i>(c) Planet Manga</i>

In giro per la rete

Panini Comics
sito ufficiale della casa editrice
Nove racconti
il volume che contiene il racconto di Salinger In Banana Fish, elementi come l’attenta caratterizzazione psicologica dei personaggi e la complessità delle relazioni interpersonali avvicinano il manga al genere shojo manga (“manga per ragazze”); nonostante ciò, la resa stilistica (il largo uso di linee cinetiche, il tratto pulito ma essenziale) e un’azione risolta spesso in uno scontro fisico, sono caratteristici dello stile shonen (“manga per ragazzi”), rendendo così riduttivo ogni tentativo di definizione. Ambiguità questa che dona fascino maggiore all’opera, e che viene a risolversi in una trama da action movie americano - sviluppata su inseguimenti, sparatorie e continui colpi di scena - talvolta sospesa in momenti di pura liricità, durante i quali i sentimenti emergono sulla scena.

L’artefice di tutto questo è Akimi Yoshida. E’ lei la prima a soffrire con i suoi personaggi, lasciando quasi che essi si raccontino da soli (anche grazie a dialoghi perfettamente sceneggiati). Lo splendido risultato è una storia complessa e avvincente, nella quale il pathos si sprigiona liberamente dalle tavole, nonché un lucido affresco di giungla metropolitana, tremendo e irresistibile insieme.
Notevole l’edizione italiana stampata interamente su carta gialla.
Banana Fish di Akimi Yoshida (serie conclusa) - Panini Comics (Planet Manga) - 11 x 16,8 cm, brossura, rilegato a filo con sovracoperta, stampato interamente su carta gialla (b/n) - 18 volumi + 1 volume speciale - 4,50 €