Il manga internazionale dei francesi


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Recensione

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Intervista a Guillame Dorison

Manga fatto da europei: � la fine del fumetto franco-belga, un sacrificio alla moda o ancora la sua necessaria evoluzione per non morire?

Sicuramente non sar� la fine del fumetto europeo, nessun manga potr� cancellare le vendite di Asterix o Titeuf, in Francia pi� di una serie tocca i 100.000 esemplari e anche se il manga supera il 30% della fetta di mercato, questo non vuol dire che ne costituisce il 100%! Invece cio� che � certo � che il fumetto europeo ha perso molto, e non raccoglie pi� le grazie di un grosso settore di lettori, diciamo i 16-25 anni; se si eccettuano i giovani fan di Titeuf e un titolo come Lanfeust, gli adolescenti non leggono ormai altro che manga. Per queste ragioni credo: il prezzo � inferiore, il formato pi� pratico, la periodicit� di pubblicazione pi� serrata, e soprattutto le storie raccontate si indirizzano e toccano questo tipo di lettori.

Illustrazione tratta da "Holy Wars"

(c) Les Humano�des Associ�s 2006

Illustrazione tratta da "Holy Wars"<br><i>(c) Les Humanoïdes Associés 2006</i>
Shogun si indirizzer� a questo lettorato adolescente, per approfittare di un solco libero?

Non si tratta di una semplice operazione di marketing per cui ci lanceremo su qualcosa che funziona. In Francia c�� tutta una generazione di autori cresciuti a cartoni animati e fumetti giapponesi, che avevano voglia di fare questo tipo di fumetto ma finora si sono visti rifiutare la pubblicazione, non c�era spazio per cio� che volevano fare, o era 46 pagine cartonato colore o niente. Ora, non c�� scritto da nessuna parte che se si � un buon autore non si ha il diritto di fare storie lunghissime in piccolo formato in bianco e nero, solo perch� non si � giapponesi. Non ha senso.

Per quanto riguarda l�et� del nostro target, non miriamo ai 12-14 ma un po� pi� su, anche se certe storie saranno leggibili anche da loro. Le prime saranno decisamente noir e dure, malgrado la classificazione shonen ci attendiamo ad un pubblico piuttosto adulto.

Svincolarsi dalle pretese dei giapponesi � economicamente pi� conveniente per la casa editrice?

All�inizio no. Costa molto pi� caro produrre un fumetto che pagare una licenza, prende pi� tempo e comporta pi� rischi. Come ho detto prima, non � un colpo marketing perch� creiamo un nuovo genere, paghiamo gli autori, dobbiamo assicurare un seguito editoriale, e tutto cio� costa soldi e fatica. Ma per me il lavoro di un editore non puo� limitarsi a prendere un libro e tradurlo, ho voglia di creare assieme ad artisti che hanno voglia di creare.

Parli di giovani esordienti che cercano vie per esprimersi, ma ritroviamo nomi prestigiosi come St�phane Betbeder e Alex Nicolavitch (proprio sulle storie disegnate da Crosa e Rossetto)...

Accanto a valide nuove firme in effetti ci saranno autori pi� adulti, gi� noti per serie diciamo classiche (come Robert Paquet che fa Michel Vaillant), che sperimentano un nuovo formato e un nuovo modo di raccontare per concedersi un piccolo piacere. Lo trovo un indizio molto positivo, fino a qualche tempo fa gli autori di franco-belga a colori erano impermeabili al manga.

Oggi ci contattano per fare manga autori cinesi, spagnoli, belgi, inglesi, italiani appunto... il 60% sono non francesi, ma siccome sono molto buoni non puo� farmi che piacere.

Una tavola tratta da "Lost Scion"

(c) Les Humano�des Associ�s 2006

Una tavola tratta da "Lost Scion"<br><i>(c) Les Humanoïdes Associés 2006</i>
Uno dei titoli-faro della collezione Shogun sar� Sanctuary, un successo di Xavier Dorison e Christophe Bec. Gli avete fatto gli occhi a mandorla, tolto in colore e l�avete riservito?

Assolutamente no, si tratta di una versione completamente riscritta. St�phane Betbeder adatta la trama, ma cambia punto di vista, introduce nuove scene, inventa nuovi eroi, direi piuttosto che si tratta di una reinterpretazione.

Far� paura ai giapponesi questa voglia di indipendenza?

Assolutamente no, siamo ben lontani dall�abbandonare l�acquisto di licenze su quel mercato, e non credo che � date le cifre di vendita dei manga in Francia � i giapponesi vedano gli editori europei come una minaccia.

Dati i ritmi di uscita della rivista, assisteremo allo sviluppo di studi di mangaka privati di sonno e circondati da mille assistenti schiavizzati?

Per il momento gli autori tengono serenamente i tempi... chiss�, magari fra un anno saranno stanchi, ma per adesso tutto bene. Siamo a ritmi serrati, � vero, ma si tratta di 30 pagine al mese, laddove i giapponesi ne fanno il triplo, non c�� ancora da preoccuparsi.

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