Il sonno della fantasia genera mostri... noiosi

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Recensione di  |   | martinmystere/

Il sonno della fantasia genera mostri... noiosi
Martin Myst�re 288 "Grendel!"

Scheda IT-MM-288

E' ancora una volta con la tristezza dettata da un profondo amore che ci troviamo a criticare quanto pubblicato in un albo di Martin Myst�re; da parecchio tempo le storie del personaggio sono troppo spesso affette da "recagnismo", inteso come un registro stilistico in cui quasi sempre incappa l'autore della presente avventura. Da esso tuttavia non � immune neppure Castelli, che di recente mostra (anche lui, purtroppo) segni evidenti di apatia e di disamore verso il suo personaggio, che lo portano, ad esempio, ad appiattirsi su storie come "Il tesoro di Capitan Kidd".
... un soggetto prolisso, involuto all'estremo, che pesca a piene mani nel passato della serie preoccupandosi di banalizzare ogni ricordo piacevole eventualmente lasciato da avventure passate.
Cosa si intenda per "recagnismo" � presto detto, e due splendidi esempi - dello stesso Recagno - sono rappresentati dal recente Almanacco e da questo albo, nei quali abbiamo uno spunto che potrebbe risultare in una storia buona e interessante ma che viene fatto a pezzi nel modo pi� completo possibile.
In "Grendel!" si inizia sviluppandolo in un soggetto prolisso, involuto all'estremo, che pesca a piene mani nel passato della serie preoccupandosi di banalizzare ogni ricordo piacevole eventualmente lasciato da avventure passate.
Si prosegue portando in scena un sacco di personaggi che si agitano per motivi oscuri, oppure chiarissimi ma conclamatamente privi di senso.
Si fa intendere che tutto questo sia una "razionalizzazione" e non una drammatica mancanza di idee infestata dalla convinzione che ai lettori debba essere spiegato - nel modo pi� banalizzante e noioso possibile - anche ci� su cui, da anni e anni, non sentivano alcun bisogno di avere spiegazioni.
Su tale ben molato lavoro si innesta una sceneggiatura goffa, che allunga il brodo all'inverosimile e che si perde in siparietti inutili che non riescono a essere neppure il pallido riflesso dello stile brillante di un tempo.
N� si trascura di cogliere l'occasione per spedire via dall'azione Java, del quale, a quanto pare, si sa sempre meno cosa fare (sia detto per inciso, non si sa cosa fare, di Java, perch� si � ormai incapaci di imbastire una trama che coinvolga il concetto di fantasia a livello profondo), per altro senza peritarsi di saturare pagine e pagine di parole noiose e inconcludenti.
Ciliegina sulla torta, i dialoghi improbabili che costellano l'albo, seppur senza giungere al livello di inverosimiglianza grottesca del monologo iniziale di Galileo nel recente almanacco (l'uso delle didascalie non � ancora un reato e se ne potrebbe fare uso proficuo a volte invece di far parlare o pensare i personaggi rivolti ai lettori invece che tra di loro o dentro di s�). Dialoghi che culminano per�, a loro volta in modo grottesco: nella "presa in giro" bonaria del tipo di dialoghi utilizzati vent'anni fa.
Il tutto dopo aver sfoggiato una scelta di parole ed una costruzione delle frasi che sarebbero stati bene sulla bocca dei supereroi stanleeani quarantacinque anni fa, ma che qualsiasi sceneggiatore, dopo Lee, avrebbe un certo timore a utilizzare visto che la fatata leggerezza del "Sorridente" (o del BVZA ispirato) � merce piuttosto rara.

Altra caratteristica poco confortante � nel trovare i "migliori personaggi" e le "migliori storie" da ripescare. Del Loki e della Morgana dell'ultima storia che li ha visti protagonisti, onestamente, non si sentiva la mancanza: � per questo che si sceglie di ricatapultarli sulla scena con questa vicenda, che getta il seme per almeno una dozzina di albi futuri? Probabilmente tutti altrettanto prolissi, confusi e involuti, e che naturalmente rappresenteranno una stampella ideale per la cronica mancanza di idee, consentendo di friggere all'infinito la stessa aria?
E, last but not least la domanda che sorge spontanea: quanto si ha intenzione di far durare la "telenovela" del triangolo Monique-Sergej-Christine? La direzione stilistica presa dalla vicenda non lascia presagire nulla di buono, vista la scarsissima tensione drammatica (alla quale si � preferito, appunto, un tono alla "Chiquito e Paquito") data ad una vicenda che, data l'importanza che ha per un personaggio fondamentale per la serie come Orloff, a ben altri sviluppi narrativi potrebbe invece aspirare.

Non va meglio sul versante grafico: per carit�, gli Esposito Bros garantiscono una qualit� elevata in termini assoluti, ma appaiono sempre meno in sintonia con il personaggio e il suo universo narrativo, ed eccoli a rappresentare Morgana in tutto lo sfolgorare del suo look da lap-dancer, cos� come ad ammannirci un Martin Myst�re pronto a fare la controfigura di Steve Rogers.

Ci sarebbe di che invocare il coup de gr�ce...

Chi scrive ha amato in modo speciale Martin Myst�re sin dal primo albo, e lo ama ancora profondamente, con la stessa intensit�, continuandone a leggere da anni storie francamente troppo al di sotto di ci� che, non la memoria, ma il raffronto nei fatti evidenzia rispetto agli albi di venti, quindici, o anche solo cinque, sei anni fa. E' per questo affetto che lo lega al personaggio che chi scrive ritiene che in una fase tanto calante le critiche siano dovute, perch�, tanto per usare una brillante banalit�, il medico pietoso fa la piaga purulenta, e ogni complimento gli appare se non ipocrita, di certo privo di un grande discernimento.

Martin Myst�re n.288 - Grendel! Dicembre 2006 - Testi di Recagno; Disegni di Esposito Bros. - Sergio Bonelli editore - 16 x 21 cm, brossurato, B/N, 154 pagine - 4,40 � - bimestrale

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