Vola, Amelia, vola!
quando al lettore � concesso puntare in alto
Recensione di O.Tamburis | | martinmystere/
Scheda IT-MM-289
- Ultimo viaggio di Amelia Earhart, L'
valutazione 74%
Nessuna Earhart, icona e leggenda dell�aviazione al femminile. Solo Amelia.
Nessuna presenza �narrativamente ineludibile� (nel senso che purtroppo sembra non se ne possa proprio fare a meno!) di Diana e Java. Solo le due persone pi� care a Martin che vengono da lui allontanate, al fine di �renderlo tanto rapido e determinato in condizioni eccezionali, quanto � lento e indeciso in quelle normali� (parafrasando le parole del maestro Guan Lo a pag. 78).
Nessun eroismo �da copertina� (il riferimento va alla cover di Alessandrini, la quale dal canto suo deve come sempre svolgere il suo compito presentando una sorta di sintesi delle tematiche affrontate nell�albo).
Solo le vicissitudini di uomo come tanti, che pure si contraddistingue per il suo curriculum ormai pi� che ventennale di imprese fuori dell�ordinario, il quale semplicemente si rimbocca le maniche e parte � prima per comprendere, e poi per risolvere � un potenziale pericolo, costretto da verosimili motivazioni personali piuttosto che da esaltazioni finto�patriottiche o similia.
Un eroe a l� Hitchcock, nel senso pi� sano e vero del termine.
Nessun avversario extradimensionale o creatura aliena apparentemente invincibile. Solo il resoconto di turpitudini innominabili compiute da esseri umani quali noi stessi siamo.
Solo la memoria di un ricettacolo di orrori che � e questo � ci� che � pi� agghiacciante � la mente umana � effettivamente in grado di concepire ed attuare, incarnando il pi� estremo controsenso nell' uso delle tecnologie pi� avanzate solo al fine di gettare all�aria quella lentissima marcia che nei libri di storia passa come �il progresso delle civilt��.
Eppure nella lingua latina il prefisso pro� del verbo progredior aveva un accezione ben diversa. Ma forse � il caso di convincersi che fossero solo sfumature, sofismi grammaticali.
Nessuna tirata gratuita su paranoie e cospirazioni di matrice militare. Solo l�arido scorcio di una delle tante facce dell�arrivismo politico, perpetrato a scapito dell�esistenza di migliaia di individui che probabilmente non hanno mai varcato i confini della piccola regione che li ha visti nascere, e che pertanto non sembrano neanche valere lo sforzo, da parte di chi pu� manovrare occultamente nazioni e destini, di provare a concepirne l�esistenza.
Nessun BVZM, in queste pagine...
Nessuna di queste cose.
Nonostante ci�, siamo di fronte ad una storia come si deve del Detective dell�Impossibile, capace di rispettare il mix collaudato di elementi caratteristici del personaggio e del suo mondo, ivi compresa quella capacit� di sciorinare un�esauriente base di documentazione che mai come in questo caso � lungi dallo sfociare nella pedanteria. Anzi, l�abilit� con la quale Morales delinea le due sequenze pi� �divulgative�, all�inizio ed alla fine della storia, fa s� che questi documentari (perch� di veri e propri documentari si tratta, e di buona fattura, per di pi�) inducano il lettore quantomeno a cercare di saperne ancora qualcosa, anche al di l� della pur sempre ottima rubrica di approfondimento curata da Castelli.
E, cosa ancora pi� importante, una storia che sa finalmente gestire al meglio l�aumentato numero di pagine. Un soggetto robusto, capace di amalgamare realt� storica ed attendibile fantapolitica, e che quindi non abbisogna di demandare sforzi improbi in sede di sceneggiatura per garantire un minimo di coerenza e congruit� alla trama. Al contrario, ritmo e verve si mantengono costanti, privi di quelle lungaggini che gi� pi� volte questa nuova impostazione editoriale ci ha costretto a sopportare, assieme a finali piuttosto raffazzonati e/o insipidi.
�Per quella faccia, ci vuole quel naso�, recitava una antico detto popolare, evidentemente ignaro del futuro avvento delle mirabolanti performances della chirurgia plastica.
Un detto che per� qui, riferendoci ai disegni, va ripreso integralmente. Non � un semplicistico giudizio a posteriori, quello di ritenere il tratto di Grimaldi come il pi� adatto per le atmosfere immaginate da Morales. � un sodalizio, il loro, che va avanti da troppo tempo per non aver dato origine ad una sorta di osmosi. Sui volti di Martin, ma soprattutto di Amelia, si legge la fragilit� dell�essere umano, o meglio, dell�essere uomini.
Il disagio che prorompe tra le lacerazioni della carne e la paura di rimanere soli, nelle vittime del lebbrosario in Manciuria, trova analoga espressione nelle rughe del dissidio interiore di chi militare, da all�altra parte dell�oceano, � stato chiamato a scegliere tra coscienza e dovere. � un tratto particolareggiato ad insieme semplice, che non indugia troppo nel perfezionismo anatomico, ma si lascia condurre da ci� che la plasticit� dei sentimenti e la dinamica dei contesti richiedono; che anzi sussurrano, perch� emozioni e circostanze non avvengono, n� divengono, quanto, pi� semplicemente, sono.
E la storia scorre, in un (anche qui osmotico) rapporto di rispetto della dignit� del lettore, verso un finale �reale�, e pertanto (come sembra sia inevitabile scrivere in casi come questo) amaro quanto ineluttabilmente plausibile.
Martin Myst�re n.289 - L'ultimo viaggio di Amelia Earhart Febbraio 2007 - Testi di Morales; Disegni di Grimaldi. - Sergio Bonelli editore - 16 x 21 cm, brossurato, B/N, 154 pagine - 4,40 � - bimestrale
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