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" Minaccia dalle stelle"

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Ma perché capitano sempre a lui?
recensione di Vincenzo Oliva

Spie, controspie, scienziati ambigui, scienziati pazzi, sette ufologiche più o meno folli, esperimenti sicuramente folli, complotti veri, immaginari, immaginati, e al centro di tutto, ancora una volta lui: il professor Martin Jacques Mystère, noto anche come il BVZM...



TESTI
Sog. e Sce. Marco Deplano    

Gli ingredienti utilizzati da Marco Deplano per cucinare la storia doppia di questa "Minaccia dalle stelle" sono davvero tanti - anche di più di quelli brevemente elencati nell’introduzione - e tuttavia non sufficienti a farne una pietanza gustosa per il palato del lettore.

Due i motivi:

  • la carne messa al fuoco è davvero tanta, ma gli elementi sono quelli triti e ritriti, visti e rivisti che si possono trovare in ogni storia in cui si parli di complotti più o meno fantasiosi orditi da sezioni più o meno deviate di servizi segreti più o meno fantomatici e nella quale abbiano spazio anche le teorie più o meno strampalate di sette ufologiche più o meno folcloristiche e le ricerche più o meno futuribili di scienziati più o meno sani di mente (e qui tutto avviene in maniera confusa, come in un gran calderone);
  • al piatto manca il sale: il sale di una vena narrativa fresca e vivace che avrebbe potuto amalgamare gli stantii ingredienti rivitalizzandoli e permettendone un uso meno scolastico, alla ricerca di soluzioni meno ovvie e scontate.

    Alla storia non manca neppure la (apparentemente ineludibile...) figura di un generale da manuale: guerrafondaio, ottuso, militare fino al midollo ed all’esclusione del cervello, e - come ogni generale che si rispetti e che traffichi con i servizi segreti e con esperimenti su armamenti speciali - coinvolto in trame politiche oscurantiste.

    Deplano non ha saputo uscire dai binari riposanti dei cliché, limitandosi ad organizzare una storia dove questi si accavallano e si accumulano uno sull’altro senza arrivare veramente a mescolarsi, e soprattutto senza riuscire a far decollare davvero una storia già di per sé banale in potenza.

    Soffre anche di prolissità, questa storia. Alla rilettura - che solitamente è il momento della verità per le avventure di Martin Mystère, in quanto solo con la calma di una più meditata riflessione si possono apprezzarne veramente molte storie - si procede con fatica: alla verbosità abituale, infatti, non si associa la brillantezza dei dialoghi che d’abitudine rende fluido e narrativamente agile quell’eccesso di scrittura fino a farne un punto di forza privilegiato del personaggio.

    Il problema è il solito: si dovevano riempire le 188 tavole di una storia doppia con un’idea buona per molte pagine in meno, e così si è allungato il brodo.
    Il ritorno a storie di lunghezza più libera, sarebbe quanto mai apprezzabile.

    L’autore si riscatta in parte facendo risaltare sullo sfondo grigio dei tanti personaggi incolori messi in scena (Martin e Java compresi) la viva figura in rilievo del professor Phillip Forsyth, personaggio quanto mai ambiguo, tortuoso e complesso.
    Anche al termine della storia la sua personalità non ci viene svelata veramente (e forse neppure completamente): egli è il brutale assassino che non esita a far scannare i due agenti della C.I.A.? Oppure è il sensibile scienziato filantropo che ci viene presentato a pag.82, e che per decenni si è dedicato a trovare il mezzo per liberare dalla loro schiavitù coloro cui erano stati impiantati i brain-transmitters? O ancora, è forse il cinico scienziato interessato solo all’avanzamento della conoscenza e che approfitta di quelle stesse vittime per i propri studi? O non piuttosto l’uomo talmente schiacciato dal senso del dovere da trascinare la propria vita fino a quando non trova la soluzione al problema delle cavie umane degli esperimenti sul controllo mentale, per poi - finalmente - abbandonarsi al dolore per la morte di quella moglie così amata e suicidarsi?

    In realtà la difficile personalità del professor Forsyth scaturisce dalla conflittuale convivenza di così tanti - e contraddittori - elementi, come spesso avviene in ognuno di noi.

    Con la figura dello scienziato, seguito in vari momenti della sua vita, Deplano è riuscito a creare un elemento di interesse in una storia altrimenti davvero banale: non un "cattivo" eclatante, come Mr. Jinx, o fascinosamente misterioso ed evocativo come il vecchio folle e spiritato dell’avventura precedente (MM 212/213 "Countdown: meno uno"), ma un uomo normale, non completamente folle e non completamente sano, buono e cattivo... un uomo.



    DISEGNI
    Rodolfo Torti    

    Brillante la prova di Rodolfo Torti che sembra aver decisamente superato il momento poco felice coinciso con la storia MM 202/203
    "I guerrieri del Lupo" (anche quella per i testi di Marco Deplano) - storia certamente poco adatta a lui per quelle atmosfere cupe e drammatiche.

    Lo stile dell’artista romano è impervio, in bilico costante tra il successo e il fallimento (più o meno) completo. Il suo tratto caricaturale, quelle linee frastagliate, i volti sghembi e appena abbozzati, le anatomie a volte eluse (si veda il Jimmy Nagant della quinta vignetta di pag.9 del n.215), il contrasto violentissimo tra i bianchi e i neri, spazi pieni dal cui netto contrapporsi nascono tavole che hanno qualcosa di psichedelico (ad es. la sequenza alle pagg.42-44 nel n.214 o alle pagg.90-92 del n.215), sono tutti elementi - e altri ve ne sono - che rendono il disegno di Torti quanto mai vulnerabile al minimo errore o al minimo momento di stanchezza creativa.

    Non adatto ad ogni tipo di storia, Torti dà il meglio di sé in quelle dove prevale l’umorismo più sfrenato ed assurdo (positivamente inteso), e il suo tratto irrealistico può quindi risaltare e risulta il migliore per tradurre il testo al lettore e fornirgliene la lettura più accurata. O in storie come questa, che pur non essendo umoristica contiene in sé forti caratteristiche di irrealtà ed assurdità: l’incredibile galleria di personaggi macchiettistici (i tanti contattisti, i due agenti della C.I.A, il generale guerrafondaio) e l’impianto scenografico dei finti alieni sono fertile humus per la matita dell’artista che può sbizzarrirsi nel creare quei suoi volti deformati, stilizzazioni grottescamente caricaturali di una personalità più che descrizioni.

    E quei volti deformi, quegli occhi sgranati da cartone animato, quelle sopracciglia dalle impossibili circonvoluzioni, appaiono il risultato di una scelta ben precisa: lavorare non sulla realtà, ma su una sua rappresentazione distorta e beffarda. Anche molti sfondi - gommosi, abbozzati, morbidamente finti - sembrano presi di peso da un cartone animato, a rafforzare questa sensazione di immergersi in un fumetto che non vuole ritrarre il nostro mondo quotidiano, ma una sua versione distorta e un po’ folle. Cosa insolita per il fumetto bonelliano.

    Ecco allora che in una storia come questa, dove - pur nell’evidenza di una trama molto elementare e sostanzialmente piatta - il legame dell’universo di Martin Mystère con la quotidianità pare farsi molto labile, mediato com’è da tutto l’armamentario delle figure surreali inserite da Deplano, ecco allora, dicevo, che il tratto di Torti si esalta e quegli errori che qua e là pur si trovano, perdono di importanza fino a scomparire.

    Anche l’interpretazione del BVZM che Torti fornisce è ben riuscita.

    Nei momenti topici (o in quelli graficamente stimolanti), infatti, il lettore usufruisce di una lettura di estrema chiarezza dello stato d’animo del protagonista: nel n.214 si va dal Martin ironicamente disgustato (pag.55) a quello lievemente stupito della pagina seguente o quello che si risveglia bruscamente (pag.74), da quello irritato (pagg.84/85) a quello inquieto (pag.87); nel n.215 abbiamo il Martin contrariato di pag.54, quello stupito di pag.58, quello arrabbiato a pag.64 e amaro e deluso a pag.66, quello furibondo alle pagg. 76 e 78 e quello ancora furibondo e terrorizzato a pag.86.

    La speranza è di poter sempre vedere Torti disegnare così.



    GLOBALE
     

    Dopo la controversa ma innegabilmente geniale conclusione del "conto alla rovescia", Martin Mystère torna alla routine mensile con una storia priva di elementi di vero interesse. Da un certo tempo, per altro, la serie non pare godere di eccellente salute e storie come questa, puramente avventurose, non rilanciano certo il personaggio.
    Occorrerebbe piuttosto ritrovare la capacità di stimolare la curiosità intellettuale dei lettori: Martin Mystère è un fumetto atipico nel panorama del fumetto seriale, un fumetto che quanto più ha distillato e ridotto al minimo la componente più classica del fumetto seriale - l’elemento avventuroso - tanto più ha raggiunto risultati narrativamente validi.

    La strada è questa: restituire al personaggio la sua unicità, evitando di appiattirne le potenzialità.
     

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