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" Strano ma vero!"

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Lo Shoggoth

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Un ritorno alle origini per Martin, un presente pieno di certezze per Diana e nuovi interrogativi per i lettori. Il prezzo da pagare? Questa storia!

Il minestrone dello zio Alfredo
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Alfredo Castelli    

Intervistato quest'anno a Torino Comics, Giancarlo Alessandrini, rispondendo ai lettori che chiedevano un Martin Mystère meno pantofolaio, aveva dichiarato che la storia che stava ultimando rappresentava un'inversione di tendenza, per certi versi un ritorno alle origini, in cui il BVZM avrebbe abbandonato ciabatte e giornale per tornare ad indossare il mitico giubbotto dei primi numeri.

Con queste referenze, il nuovo lavoro della coppia di autori mystèriani per antonomasia era avvolto da un'aura di curiosità, amplificata anche dalle accattivanti preview, che mostravano un Martin intento a ripercorrere quelle strade della Tessaglia che avevano rappresentato l'inizio di una saga bicentenaria.

"Più che una storia un minestrone, cucinato più o meno sapientemente dallo zio Alfredo"
   
Diciamolo subito: più che un nuovo inizio, questa storia ci è sembrata un immenso minestrone cucinato più o meno sapientemente dal buon Castelli. Gli ingredienti sono di qualità variabile: c'è qualche grammo di avventura a cui prende parte in prima persona Martin, due o tre quintali di situazioni alla Indiana Jones (che però sono interpretate da Lawrence d'Arabia), una spruzzata di rivelazioni rosa, un pizzico di alieni e, immancabile, il dado di nuovi interrogativi a cui rispondere, così si allunga il brodo per un'altro paio di numeri. ;-)

(28k)
Una cara, vecchia conoscenza :-)
Disegno di Giancarlo Alessandrini (c) 2000 SBE
   
Scherzi a parte, sembra quasi che non si stia parlando della stessa storia a cui si riferiva il disegnatore marchigiano. Il tanto discusso ritorno all'avventura di Martin è veramente inrintracciabile. Fatichiamo quasi a decidere se la cosa più pericolosa che fa nel corso della storia sia il viaggio clandestino verso Antirion o il volo New York-Atene!
Tutto il materiale eroistico è infatti delegato al personaggio di Lawrence d'Arabia, nel complesso ben caratterizzato, con il quale il lettore fatica però ad indentificarsi, finendo per seguirne le gesta senza partecipazione.
Incredibilmente persino la parte di ricerca e deduzione, che ultimamente compensava abbondantemente la mancanza di situazioni avventurose, è qui ai minimi storici. Martin non fa altro che recarsi in Grecia e di lì seguire le indicazioni del portiere dell'albergo e di Padre Yorgo.

L'impressione è quella di una storia dove Martin subisce passivamente gli eventi; tutte le vecchie conoscenze che incontra hanno qualcosa da raccontargli, i frammenti di un racconto che si sviluppa praticamente per intero in un lungo flashback. L'intento iniziale era probabilmente triplice. Si voleva innanzitutto mettere un po' d'ordine in alcune vicende lasciate in sospeso (e a questo fine si sta preparando anche un sequel, che dovrebbe riprendere altri misteri rimasti insoluti); successivamente si è usufruito dell'occasione vagamente celebrativa per dare un annuncio che da un po' era nell'aria, ovvero il matrimonio di Diana e Martin (che viene, guarda a caso, poco dopo quello dello zio Alfredo) collocabile nel periodo estivo (inizialmente questa storia doveva essere pubblicata nello speciale di quest'anno), l'idea era probabilmente quella di aprire la strada all'imminente gigante settembrino, introducendo gli alieni e le loro pietre di luce in una sorta di ripasso generale - utilissimo, posso dire dopo aver letto il succitato Mystèrone!.

"La chicca è l'ormai certo matrimonio tra Martin e Diana"
   
In terzo luogo, visto che la data d'uscita era più o meno Il risultato è una trama risibile raccontata però con discreto mestiere. Effettivamente il rischio di appesantire la lettura a causa dei frequenti flashbacks è stato scongiurato abilmente, un po' grazie ad una narrazione non cronologica, un po' per l'indiscutibile spettacolarità di alcune sequenze, speciè quelle ambientate nella città di Hegra.
Altro merito della storia è quello di non privilegiare gli aspetti "iniziatici", bensì di garantire una buona leggibilità (cosa non riuscita invece nel Gigante!) anche per quei lettori che non sono cresciuti a pane e Atlantide.



DISEGNI
Giancarlo Alessandrini    

Ogni prova di Giancarlo Alessandrini viene attesa col fiato sospeso. La curiosità di scorgere nuove soluzioni grafiche tra le tavole del disegnatore marchigiano è sempre immensa e raramente viene delusa. Per questa storia Alessandrini ha potuto attingere a piene mani dal suo bagaglio artistico. C'è un po' di fantasy, tanti primi piani e molti altri elementi già ampiamente collaudati precedentemente. Inutile dire che il suo lavoro rasenta come al solito la perfezione. Al di là della oramai classica interpretazione del Martin "con gli occhi chiusi" e della consueta abilità nel far scaturire emozioni e stati d'animo anche da visi molto sintetici, il papà grafico di Martin dà il suo meglio nella lunga sequenza dell'avventura araba di Lawrence. Molte tavole sono infatti di grande impatto, mentre altre sono eccellenti per dinamismo e spessore emotivo.
Unico neo: non tutte le vignette sono realizzate con la stessa cura; in alcuni casi la sensazione è che la fretta abbia costretto Alesandrini ad accellerare eccessivamente i tempi.



GLOBALE
 

Delle due cover di Alessandrini la prima è da buttare, mentre la seconda è un vero gioiellino, un'amabile presa in giro dello stile miniaturistico, tema della storia di Beretta che comincia a metà albo.

Nel complesso una storia dimenticabile, il cui solo pregio è quello di fornire qualche indiscrezione sulla vita privata di Martin e di introdurre nuove situazioni da sviluppare ulteriormente in seguito.

Per quanto riguarda la questione pantofole, chi scrive non è un sostenitore del ritorno alle scazzottate in giro per il mondo. Non è vero che Martin sia per forza imbolsito se costretto ad una vita più regolare. Certo le difficoltà per chi realizza le storie aumentano, ma non mancano nuove leve, che fino ad oggi hanno saputo muovere le acque non necessariamente in una direzione più eroistica. Mi viene in mente lo splendido cinquantenne di Morales, che lascia il campo al più in forze Java o si ritaglia una storia intimista di grandissimo spessore. Insomma, la strade da percorrere sono tante, bisogna solo avere il coraggio di batterle fino in fondo.
 

 


 
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