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E così il BVZM ha trovato un'altra tribù perduta...
Siamo Allegheni (2), altissimi indiani. . .*
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* (sulla musica de "I Watussi", naturalmente ;-)) che forse sarebbe stato meglio lasciare dov'era, tanto insulso e inutile si rivela il suo ritrovamento nell'economia della storia. Non si sentiva certo la necessità della saggezza spicciola sbrodolata dal capo degli Allegheni nel corso delle dodici tavole in cui i Giganti sono in scena. Inutili, quindi, quasi quanto la presenza dei piu "coatti" e inetti Uomini in Nero che si siano mai aggirati nei pressi del Detective dell'Impossibile. Per quanto intenso sia stato l'impegno profuso da chi scrive, non siamo proprio riusciti a trovare un valido motivo per la presenza degli UiN in questa storia. Non si riesce a capire chi li abbia mandati lì, nè perchè. E sono talmente indiscreti, rozzi ed imbranati da finire tutti uccisi, in fin dei conti inutilmente. Almeno hanno fatto una fine coerente... Martin è saccente e pedante quanto basta, Java è ironico e paziente come da clichè e Diana torna a mostrare il carattere "da Minnie" con il quale l'avevamo conosciuta circa vent'anni fa. Purtroppo con questo si esauriscono gli aspetti positivi di questo albo.
L'altro grave handicap di questa storia è rappresentato da quello che dovrebbe essere il cuore pulsante di qualsiasi fumetto: il disegno. Come evidenziato nella scheda, sin dalla copertina di Alessandrini (mai così "impreciso") si ha l'impressione di un lavoro che, pur perseguendo il realismo, pecca di eccessiva imprecisione. L'illuminazione di alcune scene è "illogica" e le scene d'azione sono decisamente troppo statiche e poco movimentate per risultare convincenti.
Prosegue, purtroppo, la fase down per le storie di Martin Mystère, confermando l'inversione dei rapporti qualitativi. Storie come questa, un tempo, erano l'eccezione e non la regola...
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