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Chi è l'unica persona che può indagare su una donna misteriosamente risvegliatasi da un letargo durato quattordici anni?
Ma Sherlock Holmes, naturalmente...
La bella addormentata nella. . . Loggia
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Recagno sembra averci preso gusto: riprendendo in mano le redini della vicenda sulla Loggia Nera, troviamo di nuovo personaggi e luoghi a noi familiari, dando finalmente una conclusione alla trilogia iniziata con "La Cosa che attende nella nebbia" e proseguita con "L'Ombra che Sfidò Sherlock Holmes". Come da copione, Sherlock Holmes torna alla ribalta, ma questa volta la vita in pericolo è proprio la sua e questa idea fornisce a Recagno la possibilità di riunire finalmente, dopo tanti anni, i due inseparabili amici, Sherlock, appunto, e il fido dottor Watson.
E come folgorato da Il segno dei quattro, Recagno inserisce l'elemento India, una terra che all'epoca di Conan Doyle ispirava avventure misteriose e mistiche e che continua ad essere una fonte inesauribile di nemici per il grande investigatore.
L'unico neo della storia potrebbe essere attribuito ad un finale un po' troppo affrettato, caratteristica questa che si ritrova spesso negli albi del Detective dell'Impossibile: forse un uso più sapiente delle vignette, magari più grandi soprattutto nel momento della fine di Hudson, avrebbe attenuato questa fugace impressione. Vi rimandiamo alla scheda della storia per tutte le citazioni nascoste.
Come già nel primo capitolo della trilogia, la coppia Colombi/Dante Spada ci regala l'ennesima opera da incorniciare: che dire di più rispetto alle recensioni dei numeri precedenti?
L'omaggiato Colombi esaudisce il desiderio di ogni fedele lettore dei romanzi di Conan Doyle, ispirando l'immaginazione col suo disegno così ben tratteggiato da ricordare le stampe ottocentesche. Mai disegnatore è stato più adatto per riportare a nuovo successo Sherlock Holmes nelle ambientazioni dei primi del '900. Al suo fianco, un Dante Spada all'altezza dei numeri precedenti: peccato che mentre se uno dei due ha il compito di tracciare la storia principale, l'altro sia relegato a raccontare i fatti marginali, sminuendo così l'importanza di un ottimo lavoro. Nonostante questo, Dante Spada mantiene alto il suo livello artistico, divertendo e divertendosi anche nel realizzare le varie citazioni all'arrivo di Watson alla base di Altrove. Non ce la siamo sentita di dare un voto pieno a questa storia per due motivi: uno, ne abbiamo già parlato, sarebbe la troppa fretta con cui talvolta vengono chiuse queste storie, come se l'autore perdesse troppo tempo a spiegare le premesse e si rendesse conto troppo tardi che le pagine stanno finendo; l'altro, forse stona un po' con quello che abbiamo detto finora, si concretizza nel fatto che sfuma quell'aria di novità che l'intermezzo con Mark Twain ci aveva regalato ne "L'uomo che raccontava storie". Di nuovo infatti, vengono ripresi temi già affrontati in numeri precedenti.
Vedere anche la scheda della storia
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