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" L'indio bianco"


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Vita grama per i missionari in Amazzonia: zanzare, niente tv, pochi fedeli, questue striminzite. Peggio ancora se qualcuno di loro va a cercare grane con gli indios, forse perché ha dimenticato le parole di Luca (16,13) e Matteo (6,24):

"Voi non potete servire Dio e Mammona"
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. Michele Masiero
Sce. Michele Masiero e Luigi Mignacco
   

Sarà l'impianto del soggetto, sarà lo stile della sceneggiatura, saranno le matite di Diso, ma questa doppia ci ha riportato alle atmosfere delle storie amazzoniche firmate Guido Nolitta. Circostanziando il riferimento, è interessante notare alcune similitudini con una vecchia avventura nolittiana: "Il dio vendicatore", n.121-123. Quella drammatica storia, centrata su una maschera rituale india, la Makakaraua, vedeva la presenza accanto a Mister No, come coprotagonisti, due missionari: il giovane Padre Sanchez e il più maturo padre Herrera. Il "clericale duo" torna in quest'avventura, con Padre Ignacio Gonzalo e Padre Albarn. Qui come allora, i missionari se la devono vedere con la furia degli indios, inferociti da un evento scatenante (allora il "Dio Vendicatore", qui l'omicidio di alcuni Nambicuara). E qui come allora, il più giovane dei due preti non è così innocentino come vorrebbe sembrare (anche se il Padre Sanchez del "Dio Vendicatore" era un semplice baro, mentre Padre Ignacio è di ben altra risma).

Questa doppia sembra mostrare la volontà di riportare pienamente il personaggio nei canoni nolittiani
   

Queste similitudini sono probabilmente casuali, ma la volontà di riportare il personaggio nei canoni nolittiani sembra, in quest'avventura, piuttosto evidente. Tutta la prima parte, nello specifico, è giocata quasi esclusivamente su lunghi dialoghi dal tono brillante e cameratesco: lo stile delle chiacchierate tra Mister No e i vari coprotagonisti (i due sacerdoti, il mercante Ze' Xaviero, la bella Luna, il padrone della aeropista Nelson Ribeiro, etc.) ricorda da vicino quello che Sergio Bonelli ci ha reso familiare ai tempi d'oro del personaggio. I lunghi, e tuttosommato ben scritti, mai noiosi, dialoghi, hanno il pregio di restituirci l'ambiente particolare in cui si muove il socievole Jerry Drake, e riescono a costruire una ridda di personaggi piuttosto azzeccati. Per contrasto, il più taciturno e scorbutico del cast, il nerboruto sanguemisto Ruiz, risulta ben delineato con i suoi silenzi.

La storia ha sicuramente alcuni pregi: agli elementi propri del "Dio Vendicatore" e di altre storie amazzoniche (scontro tra civiltà occidentale e indios, contrasto tra personaggi "inguenui" -i missionari- e spietati -Ruiz, i cercatori di diamanti) è innestato un tema tipico del western, quello del ragazzo/a scomparso e adottato dagli indiani (ricordiamo almeno "Sentieri selvaggi" di John Ford), quasi a ribadire l'essenza di western "atipico" del Mister No degli esordi. Alcuni momenti sono piuttosto inventivi e divertenti: lo scontro tra Mister No e il collerico Moraes (peccato che l'abbiano fatto fuori, era un personaggio interessante...), la fuga dei missionari dalla missione assediata, con tanto di improvvisato scudo (pag.14-17, n.281), l'entrata in scena del gruppo dei "diamandeiros".

Il colpo di scena finale è lambiccato e piuttosto gratuito
   

Il punto debole della storia è, a nostro avviso, quello che doveva costituirne il climax: il colpo di scena finale, con l'improvviso svelamento delle vere intenzioni di Padre Ignacio Gonzalo, è lambiccato e appare piuttosto gratuito. Solo nel disinvolto comportamento del missionario con i cercatori di diamanti era intuibile qualcosa. Ma riguardando l'albo, dal colpo di scena indietro, è davvero difficile cogliere gli elementi che preparano la sorpresa finale: perché Ruiz non tenta minimamente di spiegare le proprie intenzioni a Mister No? Perché Ignazio avrebbe dovuto rinunciare a un comodo posto all'arcivescovado di Caracas, se in lui c'era ancora tutta questa venalità? E perché mai avrebbe dovuto temere un rivale al proprio patrimonio se aveva scelto di vivere come missionario in mezzo alla giungla? Insomma, la sorpresa non ci è piaciuta.



DISEGNI
Roberto Diso    

(32k)
Una carrellata di primi piani by R.Diso (c) 1998 SBE
   
 
Il ritorno alla natura amazzonica sembra giovare a Roberto Diso. Il quale, dimenticata la meravigliosa e personalissima linea chiara con cui ci deliziava a metà anni '80, sembra essere incapace di disegnare nel modo migliore il volto di Jerry Drake. Eppure, la padronanza della figura umana è sempre perfetta, bellissimi sono i suoi scorci di foresta amazzonica (cfr. la onça di pag.44, n.280 o il rospo di pag.25, n.281), grande la padronanza dei punti di osservazione meno convenzionali.

La storia scorre fluida nella sue mani, e non annoia neppure quando le tavole sono un susseguirsi di statici dialoghi. Bastano piccole variazioni nel posizionamento della "macchina da presa" per animare le vignette. E con sapienza, i due sceneggiatori gli affidano una lunga serie di primi piani che si trasformano in una galleria di volti incisivi e affatto stereotipati, perfetti esempi di quel micromondo selvaggio in cui si muove Mister No, e cui rendiamo omaggio con il collage qui a lato.



GLOBALE
 

Non sono molte, a ben vedere, le speranze di avere storie sconvolgenti per innovazione in quel di Manaus, come ha ben provato a spiegare Vincenzo Oliva in un recente articolo.

Tuttavia, se gli sceneggiatori riescono a mettere in scena un cast di personaggi variegato e ben assortito, e ne rappresentano i legami con dialoghi frizzanti di stampo nolittiano, le storie possono ancora regalare una piacevole lettura.

Se la parte grafica, poi, non è in mano a un semplice mestierante della matita, ma a un maestro come Roberto Diso, si arriva su livelli più che buoni.
 

 


 
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