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Ombre sullo sciabono recensione di Marco Zucchi Caccia spietata: caccia ad un uomo, caccia ad un sistema, caccia ad un serial killer. Che non è un uomo, ma per una tribù indigena è micidiale: il morbillo.
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Torna Patricia, non come protagonista, ma come voce che introduce l'avventura di questo mese di Mister No. E lo fa nel modo più classico: c'è chi dice che in Amazzonia tutto è bello e lei dice, guardate, conosco uno che ci è andato a vivere, e forse non è proprio così. Il bello di questa storia è che si apre e si chiude con all'incirca le stesse immagini (un reportage sulla vita di una tribù amazzonica, filo conduttore di tutta la narrazione) ed al suo interno abbiamo tracce di colore locale, tra le più sporche, ovvero la vita nelle bettole che cercano di avere parvenza di bar, ma soprattutto una caccia all'uomo che ci accompagna per circa 60 delle tavole dell'albo.
Scorre bene, con degli interrogativi per cui forse il lettore ha già delle risposte, ma di cui non è certo, con tocchi di romanticismo (il ritorno alla natura), con aspetti rituali e folcloristi ben miscelati (l'attenzione al rivedere la stella dopo il passaggio della nube, pag.70; l'attesa dell'ultima stella che si spegne per decretare la perdita di una persona cara, pag.87), che sono ben miscelati e rendono la lettura piacevole dalla prima all'ultima tavola.
I disegni di Orestes Suarez sono sempre più affidabili e rendono al meglio l'atmosfera
e gli stati d'animo suggeriti dalla sceneggiatura.
Bella storia, dove Mignacco affronta un argomento scottante e più volte sottolineato
da ricerche e studi: i danni portati sull'ecosistema amazzonico (ma questo vale anche per
altre zone del mondo) dall'arrivo dei bianchi.
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