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Te curaro io! recensione di Marco Zucchi Mister No alle prese con professori spariti, misteriose organizzazioni, piante medicinali vecchie e nuove...
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Marzorati, confeziona una buona storia per Mister No, portandolo all'interno del Perù, nel territorio Javaro, alla ricerca di un professore scomparso.
Ovviamente non c'è solo la recerche al centro della vicenda, anzi è un punto di partenza. Insieme a questo c'è poi l'invidia tra colleghi che si occupano della ricerca scientifica, invidia che come generalmente accade, e come la storia ci insegna, mette in primo piano il successo personale rispetto allo scopo umanitario del lavoro.
E questo ci viene chiaramente dimostrato nelle ultime tavola della storia, quando il meticcio che ha salvato tra l'altro Mister No
spiega al professore Maldonado, l'unico apparentemente buono della categoria, almeno tra quelli coinvolti, come partendo da una
semplice corteccia ha realizzato il composto che ha permesso di salvare il nostro eroe.
I disegni di Suarez si adattano perfettamente, come già in altre occasioni, all'ambientazione della storia. Le scenografie sono perfette, il senso di dominio della foresta è costante e ben presente in ogni occasione. Da un punto di vista della caratterizzazione delle persone, ancora una volta centra l'obiettivo: rende in maniera chiara, anche se con il suo tratto sporco, i visi delle persone, i loro stati d'animo, le loro ansie, i loro pensieri. La fredda determinazione degli indios, sia nella scena iniziale che in quella finale, sono palpabili ed escono dalle pagine dell'albo.
Ancora una volta sulla testata viene affrontato una argomento di importanza
sociale, lo sfruttamento da parte delle aziende farmaceutiche delle proprietà curative delle piante medicinali.
Ed ancora una volta l'argomento è affrontato senza mai parlare direttamente del cattivo, ma il significato è ben chiaro.
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