|
|
||
| ||||||
|
| pillole dal mondo del fumetto |
|
Agharta di Riccardo Panichi Dopo la lunga parentesi dedicata alle opere di Buronson/Ikegami, Point Break cambia pelle, abbandonando la sua veste più noir e pulp per immergersi nelle atmosfere del mondo di Agharta, opera con la quale sbarca in Italia Takahal Matsumoto, autore sino ad oggi praticamente sconosciuto. Pur offrendo alcuni spunti interessanti, questo primo volume convince poco. Si tratta dell'ennesima rielaborazione del tema post-apocalittico: in questo caso l'apocalissi non è chiaro se sia già accaduta o se sia prossima ventura; tuttavia, e in ciò consiste lo spunto di partenza, il nostro pianeta è immancabilmente flagellato dal problema della siccità e della ricerca dell'acqua (tema affrontato con una tale maniacalità da ricordare le ossessioni di Frank Herbert in Dune).
Niente di nuovo sotto il sole, in verità: al di là dei debiti evidenti (Rael ricorda moltissimo sia fisicamente che caratterialmente la Rei Ayanami di "Neon Genesis Evangelion") e di quelli meno evidenti (qualcosa di più di una semplice ispirazione ai lavori di Masamamune Shirow e Katsuhiro Otomo), la storia stenta a decollare anche a causa di un fastidioso senso generalizzato di deja vu. Poco aiuta poi, per ora, la caotica sceneggiatura di Matsumoto: eventi che sembrano susseguirsi senza nessi, dialoghi assai poco incisivi (ma qui potrebbe anche essere colpa dell'adattamento), ma soprattutto una disarmante freddezza: difficilissimo immedesimarsi nei protagonisti e conviverne le ansie e le paure. Il disegno è di rendimento altalenante, ma nel complesso sicuramente più che buono: alcune tavole sono veramente notevoli e il character design appare piuttosto azzeccato; di contro un segno interessante (nervoso, espressivo), ma forse ancora un po' qualitativamente discontinuo.
3/7
Agharta n.1 di Takahal Matsumoto
|
|