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| pillole dal mondo del fumetto |
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Criminali in amore di Giuseppe Pica Finalmente. Finalmente appare in Italia l'opera di quell'incredibile artista che risponde al nome di Ho Che Anderson, canadese coloured dalla lingua affilata e pungente, dal pennino inquieto, che spazia e si contorce e cita Munõz e Chaykin, Sienkiewicz e McKean; che non si preoccupa dell'apparenza ma della sostanza, e parla, e (ci) racconta di vite emarginate, sofferenti, infelici, contraddittorie di afroamericani, che descrive razzismi ed inquietudini, che parla di sesso, di tanto sesso, magari anche senza amore; e di politica.
Sfugge un po' il perché un autore con una personalità artistica così squisitamente (e autenticamente) forte non sia stato pubblicato fino ad ora nel Belpaese, specie dando un'occhiata all'immensa mole di immondizia che affolla edicole e librerie nostrane; ma no, ripensandoci, basta leggere i suoi fumetti, per capirlo: troppo "forti", troppo impietosi, veri, reali, perché un qualsiasi editore potesse sentirsi di rischiare e di scommettere. Eh già. Meglio l'ennesimo avventuriero di turno, meglio un altro super eroe senza macchie e paure che combatte per salvare il mondo, o se stesso, o chi accidenti gli capiti in quel momento sotto gli occhi... Doveva pensarci una "semplice" associazione culturale, la Cut UP, ad impacchettare (male, ahinoi) questo bel regalo e a spedirlo nelle librerie all'attenzione di ogni appassionate che creda fermamente nel fumetto come autentica e legittima forma d'arte, seppure con una confezione tutt'altro che consona, con traduzioni fortemente opinabili e con errori di lettering e di composizione (specie nelle prime due storie, notiamo l'inspiegabile assenza di alcune parole... Magari, un controllo sulle bozze del prodotto finito eviterebbero questo tipo di complicazioni, no?). Le storie raccolte in volume (che almeno ha il pregio di costare davvero poco) sono vecchie di una decina d'anni, e pubblicate originariamente a destra e manca, eppure confermano (e conservano) tutta la forza creativa con cui sono state "partorite", trasmettendo sensazioni e sentimenti e stati d'animo che quel periodo (evidentemente) trasmetteva all'autore. Sono storie autenticamente "reali", contorte (perché così è la realtà), piene di parole e di (non) fatti... Piene di vita. Ognuna, a suo modo, è uno spaccato di un'esistenza che non è MAI facile, che dà problemi e richiede uno sforzo davvero sovraumano, a volte, per decidere di continuare... E i personaggi di Anderson lo sanno, e vanno avanti, o si arrendono, e vivono e muoiono e fanno sesso e si innamorano. A tutti loro manca qualcosa, un pezzo d'anima, forse, o di felicità o di sicurezza o di chissà cos'altro. E questo - forse - ce li rende più vicini di quanto non ci piaccia pensare.
5/7
Criminali in amore di Ho Che Anderson
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