"Manga Bomber" è sicuramente uno dei titoli di maggiore interesse nell'ampio panorama dei manga oggi
pubblicati in Italia. Probabilmente, proprio per questa ragione, dal numero 6 è passato dalla distribuzione alle
edicole alle sole librerie specializzate, con relativo incremento di prezzo!


cover vol.6
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Questo episodio -per nulla isolato (vedasi il caso di Gundam targato sempre Star Comics- dovrebbe portare gli
editori a delle serie riflessioni sulla scelta dei manga da pubblicare, sui metodi di promozione adottati e sui
reali gusti del pubblico italiano.
Una riflessione del tutto personale è che in Italia i manga che abbiano da dire qualche cosa di particolare,
o che cerchino di dirlo in maniera particolare, siano apprezzati solo da una ristretta cerchia di persone e che
la maggior parte del pubblico apprezzi solo pubblicazioni cosidette "commerciali".
Non che ci sia nulla di male in questo, ma allora è inutile continuare a chiedere alle case editrici di pubblicare
titoli di un certo spessore e accontentarci dell'ennesima ristampa di Ken il Guerriero.
Il manga in questione, narra le mirabolanti vicende di un eroico mangaka (mangaka=disegnatore
di manga) di nome Moyuru Honoo e del suo coraggioso staff, impegnati in ogni episodio ad affrontare un diverso e
pericoloso"cimento": un ritardo nella consegna delle tavole, le pressanti richieste di un redattore, la
passione dei fan che spesso traborda nella maniacalità, la mancanza di ispirazione, e chi più ne sa più ne metta.
Certo, questi potrebbero non essere considerati dei e veri e propri pericolosi"cimenti", ma solo da chi non lavora
nel mondo del fumetto giapponese!! Attraverso le pagine di "Manga Bomber" scopriamo infatti quanto possa essere dura
la via del mangaka, che oltre a disegnatore, spesso e volentieri, è anche sceneggiatore. Di quanto sia
difficile farsi venire un'idea, scriverne il soggetto e poi la sceneggiatura. Di quanto in Giappone sia importante la
figura del redattore, quasi sconosciuta in Europa, cioè una persona alle dipendenze della rivista su cui pubblica
l'autore che si impegna a fargli rispettare le scadenze e al contempo a fornirgli nuove idee e nuovi spunti per
la serie, arrivandolo addirittura a cosigliarlo su cosa sia meglio per il destino dei singoli personaggi. Il redattore
può essere quindi un amico, ma anche un perfido nemico, pronto ad usare ogni mezzo per spronare il "suo" mangaka.
Purtroppo poi alcuni autori hanno diverse serie da mandare avanti contemporaneamente, più varie illustrazioni da
completare, e quindi diversi redattori a cui rendere conto.
Tutta questa urgenza nel disegnare e di trovare nuove idee alle volte fa nascere nei mangaka l'idea di
scopiazzare o usare situazioni già sfruttate in altri episodi o in altre serie. Si potrebbe quasi intendere come
un'ammissione di colpevolezza dello stesso autore, un'ammissione che appare molto divertentente in una serie che
utilizza cliché a destra e manca, riuscendo peraltro a farsene beffe in ogni modo possibile.
Un discorso molto interessante che l'autore affronta a più riprese, e che potrebbe interessare molti lettori
occidentali, è la questione del tratto da adottare in un fumetto e di quanto il tratto realistico spesso non sia
per nulla necessario, se non deleterio, per una serie giapponese. Sicuramente questo fatto va a inserirsi in un discorso
di cultura, profondamente differente dalla nostra, il cui fondamento principale è che la sostanza è più
importante della forma. Chi non tiene presente questo concetto avrà sempre molte difficoltà ad approcciarsi al
fumetto giapponese.
L'autore affronta poi tutta una serie di altre situazioni, partendo da problematiche serie e reali ma sfociando
inevitabilmente nel non-sense. Insomma, l'opera è una vera e propria guida al mondo del fumetto giapponese
sotto ogni suo aspetto, scritta utilizzando un tono epico che rende la serie molto divertente e godibilissima. Già il
sottotitolo, pennino di fuoco, rimarca bene questo aspetto: quando il protagonista si mette a disegnare con fervore
il pennino non può che ardere, nutrito dalla sua passione. Ma tutti i personaggi sono sopra le righe, pienamente investiti
dal proprio ruolo, pronti a qualsiasi sacrificio per portare a compito il proprio compito, che, in genere, corrisponde
a disegnare qualche cosa.
Al contempo l'opera è una grande presa in giro di ogni genere e situazione trita e ritrita dai fumetti, e non solo,
e degli strani personaggi che ruotano intorno a questo pazzo modo: assistenti, il già citato redattore, i fan, e
sicuramente lo stesso mangaka,con le sue manie e le sue frustrazioni, e tutti i suoi colleghi. Viene da chiedersi
dove finisca l'invenzione e dove inizi la citazione di fatti personali accaduti allo stesso Kazuhiko Shimamoto.
Si tratta senza dubbio di un'opera interessante che un lettore di manga non dovrebbe farsi sfuggire,
sopratutto se vuole capire meglio il mondo dei fumetti giapponesi. Ma è consigliato anche a chi i fumetti giapponesi
non li ha mai capiti: sicuramente qui troverà un sacco di chiarimenti... o almeno un sacco di risate.
Rinnovo il personale rammarico per lo scarso successo che questa serie ha ottenuto in Italia ma viviamo pur sempre in un
libero mercato: ciò che vende, in edicola, ciò che non vende, in libreria. E pazienza se il libero mercato non sempre
collima con la qualità...


"E' davvero utile per un disegnatore di fumetti saper disegnare dal vero?" disegni di Kazuhiko Shimamoto
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"Scopiazzare o non scopiazzare?" disegni di Kazuhiko Shimamoto
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Manga Bomber di Kazuhiko Shimamoto
(Star Comics), 192pp b/n, Euro 3,10 / 4,20, albi brossurati, senso di lettura giapponese.
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